Il Giardino delle Esperidi 2026: spettacoli, concerti e cammini sul Monte di Brianza

Ph: Alvise Crovato
Ph: Alvise Crovato

La XXII edizione, dal 27 giugno fino al 5 luglio, attraversa il giorno e la notte con proposte inusuali sempre in dialogo col paesaggio

Cosa succede quando un festival smette di abitare un luogo e comincia a farlo esistere di nuovo?
E’ da qui che bisogna partire per capire Il Giardino delle Esperidi. Ventiduesima edizione, dal 27 giugno al 5 luglio 2026. Un giorno e sette notti di live performance tra boschi e sentieri del Monte di Brianza, del Parco del Monte Barro e del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone. Comuni di Colle Brianza, Olgiate Molgora, Ello, Olginate, Galbiate. Un organismo territoriale diventato tale dopo anni di lavoro su quello che oggi chiameremmo welfare territoriale e rigenerazione a base culturale.

Il festival nasce dentro Campsirago Residenza, spazio di produzione e ospitalità artistica che si trova, letteralmente, su un monte. C’è il paesaggio, il bosco, i sentieri, le cascine, chiese e una domanda che il festival pare si porti appresso da vent’anni: si può usare tutto questo non come scenografia, ma come drammaturgia?
Sembra di sì.

Il direttore artistico Michele Losi ci racconta una mutazione che pare il cuore vero di questa XXII edizione. All’inizio, dice, c’erano più soldi: “I finanziamenti oliavano i rapporti, rendevano più morbido il dialogo con le amministrazioni e con la politica locale”, insomma con quel quadrivio di interessi che ogni progetto culturale deve attraversare per sopravvivere.
Oggi i soldi sono meno, eppure il festival non si è impoverito. Si è spostato: da una ricchezza fatta di euro a una fatta di fiducia. Un tesoro di relazioni, lo chiama lui. Comuni che non vanno più convinti da zero. Parchi che considerano Campsirago parte del paesaggio, non ospite temporaneo. Tristemente l’unica vera forma di accumulo che la cultura indipendente possa permettersi, ma allo stesso tempo una buona prassi e una metodologia che in molti stanno coltivando.

Il territorio, insiste Losi, non è un fondale bello davanti al quale collocare gli spettacoli. È materia. “Un monte con una memoria lunga, stratificazioni di sacro che attraversano secoli” e un’eredità che Losi ci racconta come sedimentazione. Qui si aggiunge la performance, che quando arriva in questi luoghi vi deposita qualcosa. Il bosco, il sentiero, la radura non sono più neutri dopo che qualcuno ci ha camminato, atteso, ascoltato. La performance lascia un segno. E il luogo, a sua volta, modifica la performance.

Quest’anno il festival lavora sul rapporto tra luce e buio, giorno e notte: “Ci caliamo nelle tenebre, andiamo incontro alla notte. I boschi hanno occhi. Ci osservano” scrive Losi nel testo di presentazione. Ecate, dea dei crocicchi, della gioventù e della vecchiaia, della morte e della rinascita, è la figura tutelare dell’edizione. Come nelle scorse edizioni si tratta di costruire esperienze che attraversino il tempo reale della giornata, dall’alba al tramonto e viceversa.

I due eventi speciali incarnano questo spirito con la forza di un progetto decennale.
“La Notte di Ecate” (dalle ore 21 del 30 giugno alle 5.45 del 1° luglio) è il grande rituale notturno che attraversa Campsirago Residenza e i boschi del Monte di Brianza. Si comincia con una cena performativa collettiva, si entra in tre stazioni simultanee (Amleto in gioco e gli arcani, Sauna, Cammino alla Luna), poi a mezzanotte arriva “Langelo”, azione site specific di danza ed esposizione performativa di e con Alessandra Cristiani, con la sola luce naturale e le cicale come colonna sonora. Alle cinque del mattino Stefano Cuzzocrea porta in scena “Senza P”, teatro di figura con marionette portée. Infine la colazione.

Langelo (ph: Piero Tauro)
Langelo (ph: Piero Tauro)

“Errando per antiche vie. Cap. 2. Il Buddha silente del Monte di Brianza” (il 5 luglio dalle 5.45 alle 21.30) è il secondo attraversamento rituale del festival, dall’alba al tramonto, da Mondonico a San Michele al Monte Barro. Un cammino in tre parti e sedici ore, guidato da Michele Losi e dal monaco zen giapponese Seigaku, con sette momenti performativi e musicali distribuiti lungo il percorso. Si parte con “Bastoni di terra” alle prime luci, si cammina fino all’altare dell’età del ferro, si pratica lo zen nel bosco, si ascolta “Suoni d’acqua” (installazione sonora a Campsirago), si sale verso la Madonna dell’Alpe dove Sofia Bolognini porta “Selvatica”, si attraversa Figina per “Falena” di Elisa Sbaragli (danza nella chiesa), si sale ancora fino alla Chiesetta di San Rocco e Biagio a Mozzana per un concerto di Giuseppe di Bella, ci si ferma a Villa Bertarelli per “Il terzo occhio”, pratiche zen con Seigaku, e infine si arriva alla Chiesa di San Michele al Monte Barro per “Nessuno è cielo senza luce” di Luca Maria Baldini. Il festival finisce lì, in cima, alla sera, e si può partecipare all’intero percorso o scegliere solo alcune tappe.

Seigaku e Michele Losi (ph: Alvise Crovato)
Seigaku e Michele Losi (ph: Alvise Crovato)

Il resto del programma non è meno denso.
Domenica 27 giugno comincia con “Verso il parco”, incontro a cura di Campsirago Residenza con i presidenti dei Parchi, i sindaci del territorio e il CAI Calco: una delle poche occasioni in cui la politica del territorio si siede apertamente accanto alla cultura. Segue “Sogni al campo”, anteprima nazionale di Pluraldanza/AZIONIfuoriPOSTO: una processione di corpi in cammino che attraversa e riabita il paesaggio rurale con danza, suono e tecnologia. In serata “UNOUNO. La cantata dell’eroe” di Nasca Teatri di Terra (di e con Ippolito Chiarello), storia di una partenza forzata e di un’identità da ricostruire. A chiudere la notte “Il cacciatore di streghe” di Manifatture Teatrali Milanesi, live dj set con performance: un rito contemporaneo che parla di desiderio, controllo, corpo, bruciature.
Il 28 giugno, a Ello, arriva “A[1]BIT” di Spacca/Sanpapié, spettacolo itinerante con cuffie in cui il pubblico entra nel disegno coreografico; segue il concerto dell’Uranik Project di Diletta Longhi, che mescola jazz, soul, hip-hop e improvvisazione.

Nel corso del festival sono percorribili anche due esperienze di land art digitale permanente: “Il sentiero delle acque” (da Mondonico a Campsirago, fruibile via smartphone) e “Il sentiero di Giano” (da Campsirago all’eremo del San Genesio, via QR code), a cura di Campsirago Residenza con musiche di Luca Maria Baldini e testi di Sofia Bolognini.

Il 2 luglio, a Villa Sirtori di Olginate, “Un’altra Medea” di Margine Operativo, con la Medea di Christa Wolf come donna detentrice di un sapere antico che scopre il crimine su cui si fonda il potere; e “La congiura dei nessuno” di Sergio Beercock e Giovanni Alfieri, ispirato al Ciclope di Euripide in un futuro distopico post-AI.
Il 3 luglio, a Campsirago, “My age #estratti” di Qui e Ora Residenza Teatrale con regia di Silvia Gribaudi (spettacolo in sauna, che torna anche il 4), pratiche zen con Seigaku, “Mumble Mumble” di Giulio Santolini e Lorenza Guerrini, “Gramsci Antonio detto Nino” di Ura Teatro (lettere dal carcere di Gramsci, di e con Fabrizio Saccomanno), e il Jazz Café: format ispirato ai jazz kissa giapponesi, ascolto meditativo di vinili portati anche dal pubblico.
Il 4 luglio ancora “My age in sauna”, l’incontro “Dal monte sacro al Sacro Monte” (con Seigaku, il DAMS di Bologna e Michele Losi), “Passato Remoto” di Oscar De Summa (monologo tra autobiografia e memorie arcaiche), “Se domani” di TIR Danza con Elisa Sbaragli e Alice Raffaelli, e il concerto “Canto verticale” di Giuseppe Di Bella.

Se domani (ph: Giulia Lenzi)
Se domani (ph: Giulia Lenzi)

Seguiremo il festival dai diversi luoghi e dalle diverse serate. Questo articolo è solo la mappa. Il territorio va camminato.

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