Il lutto si addice ad Elettra: travolti dalla tragedia di O’Neill

Linda Gennari e Marco Foschi (ph: Federico Pitto)
Linda Gennari e Marco Foschi (ph: Federico Pitto)

Davide Livermore firma la regia dell’opera del drammaturgo statunitense. In scena anche Elisabetta Pozzi, trent’anni fa nello stesso spettacolo con Ronconi

E’ in atto da qualche tempo, con la loro frequente riproposta, una rivalutazione dei capolavori novecenteschi del teatro americano, da “La gatta sul tetto che scotta” a “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tenesse Williams sino al “Lungo viaggio verso la notte” di Eugene O’ Neill.

Anche Davide Livermore, per il Teatro Nazionale di Genova, ha voluto essere della partita, ponendosi nell’opera titanica di mettere in scena “Il lutto si addice ad Elettra” (1931), trasposto anche nel cinema da Dudley Nichols nel 1947, uno dei più famosi di quel fecondo periodo; ma non possiamo dimenticare il famoso allestimento di Luca Ronconi del 1997 e quello radiofonico del 1956, con la regia di Giolio Pacuvio, i cui echi gli spettatori ascoltano all’inizio dello spettacolo. Opera titanica, abbiamo detto, perché questo testo, di lunga durata, è diviso in tre parti – come i tre drammi dell”Orestea” – di ardua messa in scena (Ritorno, L’agguato e L’incubo) e in ben tredici atti.

L’opera è un affascinante viaggio nel riverbero della tragedia greca, che unisce insieme il dramma borghese innervato dal pensiero freudiano della psicanalisi, che in qualche modo si sostituisce al fato.
Protagonista della storia è la famiglia del generale nordista Ezra Mannon, nuovo Agamennone, che torna a casa dalla guerra di secessione scoprendo che la moglie Christine lo ha tradito con il capitano Brant.
Anche la figlia Lavinia scopre la relazione e, dopo l’uccisione del padre da parte dei due amanti, consumata dalla vendetta spinge suo fratello Orin a uccidere Brant, mentre Christine si suicida.

Già dalla trama si evince il rapporto stretto tra i personaggi di O’ Neill e quelli della tragedia, dove sotto altri nomi si nascondono Clitemnestra, Egisto, Elettra e suo fratello Oreste.
Il terzo atto si spinge ancora più in là, con i sensi di colpa di Orin, che imputa alla sorella le stesse responsabilità della madre, impedendole di vivere una nuova vita.
Dopo il suicidio del fratello, Lavinia sarà costretta così, suo malgrado, ad addentrarsi in un lutto perenne.

O’ Neill, come si evince anche solo dalla trama, rivisita il mito che attraversa l’Orestiade eschilea, mettendo al centro la figura di Elettra, e ambientando questa moderna tragedia in una famiglia benestante di stampo tradizionale.
La sua analisi dei personaggi avviene attraverso la lente della psicoanalisi freudiana, ai tempi da poco posta in essere, utilizzando una lente di ingrandimento sul rapporto madre figlio/a.
In questo modo viene esplorato il tema della colpa, vero tarlo che inchioda tutti i personaggi principali, che si affidano alla vendetta, portandoli a ripetere all’infinito gli stessi errori e condannandoli all’infelicità perenne.

Livermore, nel suo allestimento davvero molto accurato e minuzioso, decide di affidarsi in modo profondo alle parole, che acquistano un originale spessore contemporaneo nella nuova traduzione e adattamento di Margherita Rubino. E le immette in un contesto in cui tutto è posto a valorizzarle, ad iniziare dalla scenografia di stampo hitchcockiano, in bianco e nero, dello stesso Livermore, che si perde metaforicamente nei meandri dell’animo umano, con uno specchio in cui i personaggi si possono riflettere.

Ci sono poi le luci di Aldo Mantovani, che assecondano ora la realtà, ora i pensieri nascosti, mentre i costumi di Gianluca Falaschi si adattano ad atmosfere che trascendono il tempo, concentrandosi soprattutto sugli abiti di Christine e di Lavinia, facce diverse della stessa medaglia.
Davvero notevole l’accompagnamento sonoro di Daniele D’Angelo, che segue ogni emozione che percorre il palco, dividendo anche i 13 quadri come in un noir crudele e disperato, con le musiche capaci di evocare Maderna e Ghedini.

Elisabetta Pozzi e Aldo Ottobrino (ph: Federico Pitto)
Elisabetta Pozzi e Aldo Ottobrino (ph: Federico Pitto)

Al pregevole risultato di riproporre in scena un testo in qualche modo perduto nel tempo, ma che comunque può ancora parlarci dei meandri nascosti e tossici della famiglia, considerata spesso a torto il centro benefico della società, concorrono in modo encomiabile tutti gli attori, a cominciare da Paolo Pierobon nei panni di Ezra Mannon, che ahimè ci lascia troppo presto, ucciso dalla moglie, una sempre efficacissima Elisabetta Pozzi (che a sua volta interpretò Lavinia nell’edizione di Ronconi). Linda Gennari, nel ruolo di Lavinia, ha il compito cangiante di attraversare tutta l’opera, e lo fa con accorta misura anche nei momenti di più cupa disperazione, accompagnata dal tormentato Orin di Marco Foschi e da Aldo Ottobrino (Brant), personaggio schiacciato dal seme della vendetta. Infine i giovani e già efficaci Davide Niccolini e Carolina Rapillo, che dal di fuori giudicano e narrano, concludendo il cast di questo spettacolo che ha la grande capacità di riconsegnarci, con proprietà di accenti contemporanei, un altro testo di quel fortunato periodo del teatro americano della prima metà del secolo scorso.

La tournée partirà nel 2026 da Palermo (Teatro Biondo), dal 7 all’11 gennaio, poi Napoli (Teatro Mercadante), dal 14 al 18 gennaio; Torino (Teatro Carignano), dal 21 al 25 gennaio; Brescia (Teatro Sociale), dal 27 gennaio al 1° febbraio; Trieste (Teatro Rossetti), dal 5 all’8 febbraio; Treviso (Teatro Del Monaco), dal 12 al 15 febbraio.

Il lutto si addice ad Elettra
di Eugene O’Neill
Regia e Scene Davide Livermore
Interpreti Paolo Pierobon (Ezra Mannon); Elisabetta Pozzi (Christine Mannon); Linda Gennari (Lavinia Mannon); Marco Foschi (Orin Mannon); Aldo Ottobrino (Adam Brant); Carolina Rapillo (Hazel Niles); Davide Niccolini (Peter Niles)
Costumi  Gianluca Falaschi
Musiche Daniele D’Angelo
Luci Aldo Mantovani
Progettazione trucco e parrucco Bruna Calvaresi con Barbara Petrolati
Regista assistente Mercedes Martini
Produzione Teatro Nazionale di Genova

Visto a Genova, Teatro Ivo Chiesa, il 21 ottobre 2025
Prima nazionale

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1 Comment

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  1. says: diana

    grande teatro quello di o neill il luttosi addice ad elettra,,……e con la POZZI Elisabet lIndaGENNARI e MARCO Foschi ecclettico convincente e coinvolgente bravissimo come tutti spettacolo da vedere