Kilowatt Festival 2026: il nuovo respiro del mondo fra teatro e danza

Claudia Marsicano in Rigetto (ph: Luca Del Pia)
Claudia Marsicano in Rigetto (ph: Luca Del Pia)

Ospiti a Sansepolcro, tra gli altri, Fettarappa e Guerrieri, Les Moustaches, Evoè!Teatro, Dino Lopardo ma anche tanta danza e due convegni sulle professioni dello spettacolo dal vivo

Passare, come ogni anno, alcuni giorni a Sansepolcro, attraversando le molteplici e differenti visioni della scena che ogni volta ci offre il Festival Kilowatt, diretto da Luca Ricci e Lucia Franchi, è sempre un’occasione importante per approfondire le direzioni verso cui si muove il teatro contemporaneo.

Anche per questa sua 24^ edizione, denominata “Nuovo respiro del mondo”, i nostri quattro giorni al festival sono stati colmi di esperienze e stimoli. A cominciare dal primo giorno, con l’incontro di due giovani artisti di cui seguiamo il percorso sin dagli inizi. 

Niccolò Fettarappa, con il suo inseparabile compagno di scena Lorenzo Guerrieri, in “Scemi del villaggio” illumina con la sua ironica impronta la propria città, Roma, evidenziandone gli stereotipati stilemi.
“Le città sono un inferno, ma in campagna manco morto. I mezzi non passano, allora resto a casa. Ma a casa mi sfrattano e sono di nuovo per strada. Daspo, zone rosse, aiuole e carriarmati: tutto aspira al malessere pubblico”. Anche in questo spettacolo si conferma la graffiante e irridente poetica che nutre da sempre i lavori dell’autore romano, con una critica sociale irrorata da uno sguardo surreale e satirico. Lo spettacolo sarà il 19 agosto al Be Popular Festival di Vicenza.
Mentre Alberto Fumagalli di Les Moustaches, ne “La fame” (di cui avevamo parlato da poco), è in scena con Chiara Liotta. Il testo dello spettacolo, opportunamente sfoltito e rimaneggiato in modo più coerente, riesce a rinvigorire tutte le emozioni poetiche che ci avevano già accompagnato nella prima visione di questa parabola nera dell’uomo (Sagrestano) che fece tutto per amore. 

Interessante, nel secondo giorno di Kilowatt, la curiosa messa in scena di “Flyover Country” di Evoè!Teatro: curiosa perché lo spettacolo, in modo fervido di suggestioni, rimanda a “Hillbilly Elegy” (tradotto in Italia da Garzanti come “Elegia americana”), libro di memorie firmato da J. D. Vance (strenuo sostenitore di Donald Trump tanto da esserne oggi vicepresidente), che dava voce a quella classe operaia di bianchi degli Stati Uniti più profondi che un tempo riempiva le chiese, coltivava le terre o faceva funzionare le industrie, un proletariato oggi frustrato che, nelle ultime elezioni presidenziali, ha potentemente influito sulla vittoria di Trump.
Il testo viene qui riscritto per la scena da Riccardo Tabilio, con la regia di Silvio Peroni, per consegnarci un lucido sguardo sui territori dimenticati della Rust Belt americana, soprannominata dagli abitanti delle metropoli atlantiche e californiane “flyover states”: posti dove non andare.
Nello spettacolo, Gabriele Matté, Emanuele Cerra e Federica Di Cesare danno vita credibilmente a una coralità di personaggi per evocare una storia ispirata a fatti realmente accaduti: gli attentati alle infrastrutture elettriche, compiuti da movimenti accelerazionisti di estrema destra.
E’ dunque assai interessante vedere come un politico così discusso come Vance racconti il suo sguardo su un’America specifica: bianca, marginale, armata e colma di rabbia.

Tacet (ph: Luca Del Pia)
Tacet (ph: Luca Del Pia)

La performance forse più intrigante vista a Sansepolcro è stata “Tacet”, non per niente vincitrice del 58° Premio Riccione per il Teatro e del bando della Biennale College Teatro – Drammaturgia under 40, vera e propria partitura teatrale di corpi e parole, ideata da Jacopo Giacomoni e diretta da Silvia Costa, artista che apprezziamo da diverso tempo come performer di raffinata e forte presenza.
Lo spettacolo – eseguito da sei performer – esplora, in modo intellettualmente sapiente e inusitato, il rito laico del minuto di silenzio, e lo fa attraverso citazioni e rimandi. Viene così creato una sorta di museo visivo del tutto particolare dedicato al silenzio, diviso in quattro movimenti ritmati da metronomi e da simbologie legate al tempo, che ci rimandano tra l’altro, in modo gustoso, all’esecuzione della famosa opera di John Cage “Empty Words” (Parte III) del 2 dicembre 1977 al Lirico di Milano. Opera che fu capace di rompere, ancora una volta, tutti i codici della rappresentazione musicale, un po’ come la “Sagra della Primavera” di Stravinsky.

A Sansepolcro abbiamo poi avuto anche l’occasione di imbatterci nell’ultima creazione di un altro artista molto interessante, Dino Lopardo, non più in scena come nel precedente significativo “Affogo” ma interpretato da Angela Ciaburri e da Claudia Marsicano, attrice da noi particolarmente amata.
“Rigetto” pone al centro ancora la fame, attraverso la presenza di due sorelle, la milanese Clara, affetta da una bulimia esorbitante, e la napoletana Anna, sconfitta dalla vita e perciò sempre incattivita e affamata da un desiderio di comprensione in un mondo ostile, estraneo al suo desiderio di bellezza.
In una scena dominata da un vecchio, saccente, frigorifero parlante, lo spettacolo riesce in modo anche volutamente respingente a riconsegnarci uno spaccato sociale di forte rilevanza, che spesso ci vive accanto e di cui non riusciamo ad accorgerci minimamente.

Le visioni più squisitamente teatrali sono terminate con lo studio dei padroni di casa, Luca Ricci e Lucia Franchi (CapoTrave), che con “Bandiera” continuano la loro ricerca verso un teatro ancorato alla tradizione, qui irrorato da surreale ironia, sui meccanismi del potere, mettendo al centro il sequestro molto particolare della moglie di un politico possidente e della sua governante lettone.

Molte, nei quattro giorni, anche le occasioni offerte dalla danza, sia dislocata nella piazza di Sansepolcro, col tradizionale incontro delle 18 con performance urbane di diversificata estrazione, sia nei chiostri e nei teatri della città. Due di quest’ultime ci hanno colpito particolarmente: “Sex. exe”, travolgente terzetto del coreografo argentino Pablo Ezequiel Rizzo, e il distopico “Your tactile Identity”.
Nel primo, Alessandra Cozzi, Elena Della Manna e Benedetta Gaggioli offrono il loro corpo nudo alla luce cangiante che, per tutto il tempo della performance, tende a giocare con loro, donando vita e infondendo suggestioni che rimandano a visioni artistiche antiche e contemporanee.
Altrettanto affascinante anche “Your tactile Identity”, un progetto coreografico nato dall’incontro di tre compagnie, YoY Performing Arts, Ivona, Michele Ifigenia/Tyche, che sulla drammaturgia di Riccardo Vanetta ricrea nella nebbia di una distrutta umanità una nuova possibilità di contaminazione tra i corpi dei cinque performer in scena.
L’occhio dello spettatore è attratto da una danza di sempre diversa fattura, in cui i gesti e le posture si frantumano in visioni di sorprendente essenza, potentemente evocatrici.

Delos (ph: Luca Del Pia)
Delos (ph: Luca Del Pia)

Fuori da queste categorie di linguaggio, ci è parso interessante “Delos, birthplace of light” di Christina Catzimichailidou, sorta di cantata scenica scritta da Antonis Perdikaris, in cui l’autrice si muove sulla voce e i suoni dell’arpa e delle composizioni di Naya Myserti, riuscendo a trasferirci sull’isola sacra del titolo, anche attraverso la luce che si dissolve sulla scena, suggerendo molteplici suggestioni allo spettatore.

Tra installazioni ed esperienze totalizzanti infine anche due convegni importanti ospitati al festival: “Desperate Freelance” e “Della luce, del corpo e dello spazio”. Nel primo un focus quanto mai necessario sulle professioni ibride presenti nel comparto culturale e artistico, ben sintetizzato dallo slogan “Fare tutto, essere niente?”; mentre il secondo, a cura di Gianni Staropoli e Michelangelo Bella, che ha coinvolto diversi artisti ed operatori, è spaziato sulle pratiche dedicate alla luce nelle arti performative contemporanee, indagando il loro fondamentale apporto con il corpo e lo spazio per la creazione di visioni e linguaggi, come testimoniato peraltro in molte delle opere presenti in un festival dallo sguardo vario, vivace e interessante come Kilowatt.

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