
Focalizza sul comico, ingrediente principe della regia, “La Lezione” che Valerio Binasco riprende da Eugène Ionesco, per il suo debutto al Teatro della Tosse di Genova.
Le scene di Emanuele Conte riproducono con fedeltà il salotto decadente del professore, con la tappezzeria consumata dal tempo e i segni dei quadri sui muri. Da un lato s’intravede il bagno, mentre dall’altro una porta ci separa dalla cucina. Sulla destra è riprodotto il pianerottolo esterno all’abitazione da cui farà il suo ingresso l’allieva.
Anche il protagonista, interpretato con grande intensità da Enrico Campanati, è costretto in un consunto abito d’altri tempi, una sorta di Abramo Lincoln barbuto, gobbo e barboneggiante. Al suo fianco, al posto della mansueta servitrice, troviamo una sorta di guardia del corpo maschile, interpretata da Franco Ravera, saggia ma impotente nell’arginare i crescenti deliri del padrone di casa.
Binasco si sofferma di più sul disegno del personaggio della studentessa, Elena Gigliotti, sfruttando comicamente un accento calabrese che non riesce difficile alla giovane attrice di Catanzaro.
I tre interpreti garantiscono allo spettacolo un’intrinseca e spontanea comicità, che solo sporadicamente giunge al tragico. Del resto “La Lezione” costringe ad un blocco emotivo pressoché immutato, con improvvisi lampi di schizofrenia collettiva che Binasco riesce a riprodurre con puntualità, affidando totalmente la bacchetta del direttore d’orchestra a Campanati, un professore mattatore, alter ego scenico del regista che dà ritmo e forma ad una vicenda apparentemente banale: un vecchio insegnante riceve a domicilio una giovane per aiutarla a superare un concorso di lavoro. Al suo fianco il servitore assiste inerme e preoccupato all’aumento spasmodico dei vaneggi di onnipotenza e rabbia che il docente non riesce a trattenere durante la lezione, e che finiscono per colpire la donna fino a ferirla mortalmente con un coltello invisibile.
Da questo maschilismo assurdo e totalizzante, che riduce la ragazza a simbolo di una femminilità superficiale, succube e incapace di reagire, Valerio Binasco si distacca parzialmente infondendo al personaggio femminile una coscienza inattesa e permettendole addirittura un abbozzo di fuga, bloccato in un primo tentativo dal timore di ferire il professore e in un secondo dal servitore, che con le cattive la inviterà a risedersi.
“Vorrei che i personaggi sembrassero persone strette nella morsa di relazioni assurde, piuttosto che assurde marionette strette nella morse della plausibilità – scrive Binasco nelle note di regia – Voglio che sia prima di tutto una storia umana. Piena di stranezze affascinanti, di suspance e di comicità. Voglio crederci, a tutto quell’assurdo”.
La sua rilettura è pulita, l’assurdo vive nel testo quasi immacolato di Ionesco, senza interventi drammaturgici significativi, spazzata sia del recitato che dai movimenti. La musica a tratti enfatizza eccessivamente alcuni momenti, smorzandone la forza e riducendo l’intensità delle parole.
La Lezione
di Eugène Ionesco
regia: Valerio Binasco
con: Enrico Campanati, Elena Gigliotti e Franco Ravera
costumi: Bruno Cereseto e Daniela De Blasio
scene: Emanuele Conte
luci: Matteo Selis
produzione: Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse
durata: 1h 16′
applausi del pubblico: 2′ 57”
Visto a Genova, Teatro della Tosse, il 3 aprile 2015
Prima nazionale
