Prosegue al Teatro alla Scala la Tetralogia di Wagner con Die Walküre, in scena ancora oggi, il 20 e il 23 febbraio
Ve lo avevamo promesso che, dopo avervi raccontato a novembre, dal Teatro alla Scala di Milano, “L’Oro del Reno”, il prologo della tetralogia di Richard Wagner “L’anello del Nibelungo” (Der Ring des Nibelungen), il celeberrimo ciclo di quattro drammi musicali del compositore tedesco, avremmo continuato a raccontarvi le tre giornate che ne costituiscono il centro nevralgico: “LaValchiria”, “Sigfrido” e “Il Crepuscolo degli Dei”.
“La Valchiria” (Die Walküre) fu rappresentata per la prima volta il 26 giugno 1870 a Monaco per volontà di re Ludwig II di Baviera, mentre all’interno dell’intera tetralogia fu presentata per la prima volta il 14 agosto 1876 al Teatro di Bayreuth.
Vi ricorderete che il nano Alberich, dopo essersi impossessato dell’oro del Reno, forgia con esso un terribile anello, che rende chiunque lo possieda padrone del mondo. Wotan, padre degli dèi, se ne impossessa a sua volta, e lo cede a due giganti, Fasolt e Fafner, per pagare la costruzione del Valhalla, la dimora degli Dei: Fafner, per sete di potere, uccide Fasolt, prende l’anello per sé e lo nasconde in una caverna.
Nel finale del prologo, gli Dei prendono possesso della loro dimora, e l’oro non viene restituito alle figlie del Reno, che lo reclamano.
Nell’antefatto di questa prima giornata, Wotan, per contrastare la possibilità che Alberich possa tornare in possesso dell’anello, prigioniero del patto che ha stretto con Fafner, assume le spoglie del viandante Wälse mescolandosi agli uomini, generando la stirpe dei Velsunghi (chiamati anche Wälsi o Wälsídi), a cui appartengono i figli mortali Siegmund e Sieglinde. Attraverso di loro, egli spera di rigettare l’anello nel Reno e riportare l’amore nel mondo. Siegmund non conosce chi sia suo padre, mentre Sieglinde, rapita ancora bambina, è costretta a sposarsi con Hunding, il capo di una stirpe nemica.
Tutto il primo atto si svolge nella capanna di Hunding, dove durante una tempesta giunge un viandante stremato, accudito dalla moglie Sieglinde. Scopriremo che il viandante non è altro che suo fratello. Tra i due nasce una forte simpatia, che si tramuterà presto in amore. Lui è in fuga senza armi e vorrebbe andarsene, tuttavia la donna insiste affinché egli resti fino all’arrivo del marito.
Hunding offre ospitalità al forestiero e lo invita a raccontare cosa gli sia accaduto. Siegmund inizia a narrare la sua furiosa lotta con il clan dei Neidinge, che aveva dato alle fiamme la sua dimora, ucciso la madre e rapito la sorella gemella.
E’ a questo punto che Hunding gli rivela di far parte dello stesso clan a lui nemico, sfidandolo a duello per il giorno dopo. Sieglinde, addormentato il marito con un sonnifero, rivela al giovane che il padre Wälse, il giorno delle sue nozze forzate con Hunding, aveva infisso una spada magica, Notung, in un albero della foresta, un frassino: una spada destinata all’eroe che avrebbe salvato la ragazza.
I due, avendone già avuto il sentore, si riconoscono l’un l’altra: all’improvviso la brace si ravviva come per incanto e una lingua di fuoco colpisce un tronco d’albero, rivelando l’elsa di una spada. E’ allora che Siegmund l’afferra e la estrae con forza dal tronco di frassino.
I due fratelli, felici, si abbandonano al loro amore in una notte di primavera, mentre Wotan, il padre degli Dei, sceglie la sua Valchiria favorita, Brunnhilde, perché protegga Siegmund nel duello contro Hunding.
Arriva però Fricka, moglie di Wotan e dea del matrimonio: a lei Hunding si è rivolto per avere protezione nello scontro, e così vendicare l’oltraggio subìto e castigare gli incestuosi.
La dea inoltre accusa il marito del tradimento che lo aveva portato a generare Siegmund. Wotan, alla fine, rinuncia a proteggere Siegmund e richiama a sé Brunnhilde per ritirare l’ordine impartitole.
Wotan si confida con la figlia Brunnhilde, pronto a far uccidere il figlio Siegmund. A nulla valgono le proteste della Valchiria: risoluto a mantenere il giuramento fatto a sua moglie, Wotan si allontana disperato, non prima di averla richiamata all’ordine: come Valchiria ha il compito di portare il morto, ucciso in duello al Valhalla
Intanto Siegmund e Sieglinde sono fuggiti dalla casa di Hunding. Arriva Brunnhilde, che deve portare Siegmund al Valhalla, ma Sieglinde le grida di non poter sopravvivere senza di lui, pertanto il fratello si rifiuta di abbandonarla. Commossa dall’amore dei due giovani, Brunnhilde decide di contravvenire agli ordini di Wotan e donare la vittoria a Siegmund.
Durante il duello, che sembra propizio al ragazzo, d’improvviso appare Wotan, che spezza con la sua lancia la spada del figlio e lascia che Hunding lo colpisca a morte. Brunnhilde fugge atterrita, portando Sieglinde con sé. Ma anche lo sprezzante vincitore verrà ucciso poco dopo dal re degli Dei.
Il terzo atto inizia con il momento più celebre di tutta la Tetralogia, la cavalcata delle valchirie “Walkürenritt”, che lanciano il loro celebre grido di guerra “Hojotoho!”, dandosi convegno sui loro cavalli alati, che consigliano alla sorella la fuga nella foresta orientale, dove il potere di Wotan non ha alcun effetto.
Il finale dell’opera è uno dei momenti più alti di tutta la musica operistica: Wotan raggiunge Brunnhilde e, pur commosso, deve condannarla, avendo disobbedito ai suoi ordini: il padre la condanna a cadere in un sonno perenne, da cui potrebbe essere svegliata non da un mortale qualsiasi, ma solo da un eroe superiore a lui nella forza. Pertanto accompagna il suo corpo sulla cima del monte, circondando il sepolcro da un mare di fiamme: “Chi teme la punta della mia lancia, mai attraversi il fuoco!”. Ed è qua che la musica del finale preannuncia l’arrivo di Sigfrido, figlio di Siegmund e Sieglinde, il futuro eroe che tenterà di liberare il mondo dal male.
E’ un’opera grandiosa “La Valchiria”, in cui si intrecciano temi musicali e simbolici diversi, dal destino che incombe su uomini e dei, un mondo dove è necessario anche effettuare scelte dolorose, a sacrificio e redenzione, con Brunnhilde che sa di dover essere punita ma cede davanti all’amore dei due fratelli, un amore proibito, quello incestuoso tra Siegmund e Sieglinde; e ancora l’affetto paterno diviso tra dovere e affezione.
E poi la musica di Wagner, che se nel prologo si era trattenuta, qui si apre ed esplode in tutta la sua carica di bellezza armonica, illuminando i sentimenti, e accompagnando con la sua potenza gli avvenimenti soprannaturali, rendendoli umani.
David McVicar, che avevamo già conosciuto per la regia precedente del prologo, in generale non ne cambia lo stile. Anche qua la vicenda è immersa in un luogo mitico imprecisato, perso nel tempo (le scene sono dello stesso McVicar e di Hannah Postlethwaite).
Anche in “Valchiria” vi è un emblema che ricorre all’inizio di ogni atto: un anello che avvolge un occhio tagliato da un colpo di spada. Fondamentale, ancora, l’uso di mimi e servi di scena. Nel primo atto a dominare la scena è il frassino rinsecchito, dove è infissa Notung, che come una scultura di Giuseppe Penone si intreccia con altri, formando una specie di umile e selvaggia dimora. Ai lati, ben presenti, due muraglioni, mentre sul retro incombe una sorta di grata-prigione che si apre al tema della primavera, illuminando la scena, quasi sempre buia (le luci sono di David Finn) con l’apparizione di due lune sul fondale.
Qui Hunding è vestito da cacciatore, come i suoi compagni (costumi di Emma Kingsbury), con pelli e maschere.
Nel secondo atto, al posto dei muraglioni ci sono dei menhir e un mappamondo-terra incatenato. L’atmosfera fiabescamente fantasy è caratterizzata da animali antropomorfi (due corvi e un cavallo), gli uomini cavallo sono il centro figurativo di questo atto, mimi sormontati da un sostegno di metallo a forma di testa di cavallo e ai piedi protesi elastiche che in verità ci ricordano soprattutto quelle degli atleti paralimpici.
Anche Fricka ha i suoi animali/uomini, e infatti frusta e tiene per le briglie due arieti antropomorfi.
Alla fine il grande mappamondo che faceva bella mostra di sé verrà sciolto dalle sue catene e portato via dai servi di scena: è il segno che Wotan deve accettare la morte del figlio e il tradimento di Brünnhilde.
Molto frettoloso il duello tra Hunding e Siegmund, e in definitiva deludente anche la cavalcata delle Valchirie, che agiscono su una grande faccia di pietra raffigurante la madre Erda con annessi uomini-cavallo. Molto meglio quando la scena è spoglia, illuminata dalla luce, con Brunnhilde che vuole accompagnare Siegmund a morire, o anche nel bellissimo duetto con il padre, caratterizzato dalla luna che si divide in due, esattamente come la faccia di pietra di Erda, rivelando una sorta di mano marmorea, concepita come un tenero ventre che riaccoglie la figlia.
Servi di scena e lo stesso Wotan rivestono Brünnhilde di elmo e corazza, e l’adagiano con tenerezza nel sepolcro.
I video e le proiezioni di Katy Tucker ci immettono tra le fiamme che avvolgeranno la diletta figlia del padre, illuminandone la corazza.
Nulla da eccepire sul comparto vocale. Michael Volle è ancora autorevole nel tratteggiare un Wotan autoritario ma capace di nobili accenti paterni con la figlia (Camilla Nylund, una Brünnhilde molto brava, soprattutto nei momenti più patetici) che ha contravvenuto ai suoi ordini; i due amanti incestuosi, Siegmund e Sieglinde, il tenore Klaus Florian Vogt e il soprano Elza van den Heever, si muovono con circospezione prima e con tenerezza e passione in seguito, in modo musicalmente e attorialmente congruo. Günther Groissböck è invece lo strafottente e arrogante Hunding, mentre Okka von der Damerau è la bravissima Fricka, di cui avevamo già fatto conoscenza nel prologo.
Ben affiatate le otto Valchirie, impegnate in modo confacente nella loro famosa cavalcata.
La direzione è, nella nostra data, affidata finalmente ad una donna, Simone Young, che tra l’altro ha già superato la tremenda prova di dirigere tutta la Tetralogia nel tempio wagneriano di Bayreuth nell’estate 2023, e dove tornerà anche per l’estate 2025. Young conduce con autorevolezza l’orchestra scaligera, donandoci tutte le sfumature di questo capolavoro assoluto, in scena ancora il 15, 20 e 23 febbraio.
E ora noi aspettiamo il Sigfrido.
Die Walküre (Der Ring des Nibelungen)
Richard Wagner
Prima giornata, in tre atti
Libretto di Richard Wagner
Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova Produzione Teatro alla Scala
Direttrice (5, 9 e 12 feb.) SIMONE YOUNG
Direttore (15, 20 e 23 feb.) ALEXANDER SODDY
Regia DAVID MCVICAR
Scene DAVID MCVICAR & HANNAH POSTLETHWAITE
Costumi EMMA KINGSBURY
Luci DAVID FINN
Video e proiezioni KATY TUCKER
Coreografia GARETH MOLE
Maestro arti marziali/prestazioni circensi DAVID GREEVES
Cast:
Siegmund Klaus Florian Vogt
Hunding Günther Groissböck
Wotan Michael Volle
Sieglinde Elza van den Heever
Fricka Okka von der Damerau
Brünnhilde Camilla Nylund
Gerhilde Caroline Wenborne
Helmvige Kathleen O’Mara
Ortlinde Olga Bezsmertna
Waltraute Stephanie Houtzeel
Rossweisse Eva Vogel
Siegrune Virginie Verrez
Grimgerde Eglė Wyss
Schwertleite Freya Apffelstaedt
durata: 4h 42′ circa inclusi intervalli
Visto a Milano, Teatro alla Scala, il 9 febbraio 2025
