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La vittoria a metà del Teatro Aurora di Marghera: questione di soldi o di volontà politica?

Antonino Varvarà

Antonino Varvarà
Antonino Varvarà

Il Teatro Antico di Taormina rischia la stagione: non ci sono soldi per pulire i bagni.
Il Teatro Lirico di Cagliari non paga gli stipendi: non ci sono soldi.
Il Maggio Fiorentino è costretto a sacrificare MaggioDanza: non ci sono soldi.

Dalla Sardegna al Veneto, dai più piccoli (con spettacoli annullati a causa di finanziamenti non arrivati) ai più grandi, il discorso è sempre lo stesso: la “coperta è troppo corta”, tirano tirano ma non ce la fanno a mettere al riparo né il teatro né la danza; e la classica “scelta dolorosa” s’ha da fare: tagliare!
Ma vien da chiedersi: è più questione di soldi o di volontà politica?

Antonino Varvarà, direttore artistico della compagnia veneta Questa Nave, che dal 2005 gestisce il Teatro Aurora di Marghera (siamo in provincia di Venezia), si è ritrovato all’improvviso a vivere la stessa sorte.

Lo scorso giugno a Venezia scoppia lo scandolo Mose, cade la giunta del sindaco Giorgio Orsoni; il commissario straordinario di Venezia Vittorio Zappalorto scopre un abissale buco di bilancio e corre ai ripari, tagliando a destra e a manca. Tra questi tagli c’è pure l’azzeramento del contributo che Questa Nave riceveva da dieci anni.

“Anche noi abbiamo un 11 settembre – ci racconta Varvarà – Con una lettera il Comune di Venezia, lo scorso 11 settembre, ci invitava a uscire dal Teatro Aurora, non garantendo più il contributo e di conseguenza l’affitto alla parrocchia, proprietaria dell’immobile. Padre Roberto a questo punto si è ripreso il teatro, decidendo di rimetterlo a disposizione di chi, pagando il prezzo richiesto, lo poteva affittare”.

Ripercorrendone la storia, occcorre dire che la prima stagione di teatro contemporaneo nel territorio veneziano si dovette proprio a Questa Nave: era il 1997 e la prima edizione della rassegna ebbe luogo non all’Aurora ma nel piccolo teatrino di via Pasini, sempre a Marghera, dove oggi la compagnia tiene corsi di teatro.
“Abbiamo iniziato con soli 50 spettatori – ricorda Varvarà – Il secondo anno sono raddoppiati e così via… Abbiamo avuto il tutto esaurito con Ascanio Celestini, che ha fatto il suo debutto proprio in via Pasini, e poi Emma Dante: la prima replica veneta di “mPalermu” è stata qui da noi; e negli anni Giuliana Musso, “Gomorra”, unica data regionale la nostra… Anche Paolini fece qui la prima edizione di “Vajont”; abbiamo poi ospitato il progetto della Non Scuola del Teatro delle Albe, Teatrino Clandestino, Dario Manfredini, Jurij Ferrini, Carozzeria Orfeo e tanti tanti altri. Abbiamo seminato molto io e Francesca D’Este, co-fondatrice e che con me ha sempre gestito tutto, e siamo riusciti a creare un pubblico”.

Un pubblico fatto di margherini, un pubblico affezionato che è sceso in strada per reclamare quella che ormai è la “loro” stagione di teatro contemporaneo.
“Sì, è stato il pubblico a chiedere che potessimo continuare. La comunità margherina, in maniera molto commovente, è insorta proprio davanti al teatro; spettatori, amici, persone care e alcuni politici hanno fatto pressione sulla Regione. È intervenuto così il consigliere regionale dell’Italia dei Valori Gennaro Marotta, che ha preso a cuore la nostra situazione e si è prodigato per fare un emendamento in bilancio in chiusura dell’anno, di 40 mila euro”.

L’emendamento è poi stato approvato e questi 40 mila euro sono rientrati come “Progetto Aurora”, il che significa che i soldi verranno dati a Questa Nave per affittare il teatro, realizzare la stagione, realizzare la rassegna di teatro per bambini, mettere lo spazio a disposizioni delle giovani compagnie, fare eventuali prove della compagnia stessa, per un totale di una ventina di giornate in tutto.

“Siamo usciti dalla porta e rientrati dalla finestra… da affittuari. Siamo insomma tornati esattamente alla situazione che vivevamo dieci anni fa, quando il Comune pagava alla parrocchia trenta giornate e ce ne dava sette o otto, a seconda delle nostre esigenze, e noi le utilizzavamo per fare la nostra stagione di teatro. Oggi il progetto di teatro contemporaneo e animazione di questa comunità rallenta il suo corso ma non si ferma”.

Uno spirito battagliero che non demorde ma che, in questa battaglia, ha subito inevitabili perdite: “Purtroppo abbiamo dovuto licenziare Marianna [Sassano, ndr], che si occupava dell’ufficio stampa, e Sabrina [Basso, ndr], che si occupava dell’organizzazione e della parte amministrativa, e ridimensionato il rapporto con i tecnici. Ora le pratiche organizzative e amministrative le curo io… I soldi non sono ancora arrivati ma il contributo almeno è stato stanziato”.

La stagione, anche se con fatica, è quindi partita, e ospiterà in tutto cinque compagnie: Manimotò, Collettivo Internoenki, Vico Quarto Mazzini, Giuliana Musso e Scena Verticale. Per toccare cinque diversi temi: l’alienazione, il dramma delle trivellazioni petrolifere in Basilicata, la politica come situazione grottesca, la storia delle levatrici del nord-est e il rapporto uomo-donna; cinque tematiche più o meno sociali trattate tutte con un po’ di ironia.

“Questo è stato un bel test per saggiare quanto abbiamo seminato in questi anni – conclude Varvarà – Vedere una comunità che insorge e fa pressioni presso un ente pubblico per difendere ciò che abbiamo costruito! non un collega, un organizzatore o l’amico, ma la gente comune… vuol dire che qualcosa qui è nato”.
E per il futuro? “Non si sa nulla. Dobbiamo vivere alla giornata e non possiamo progettare… le radici si staccano”.

Ripartiamo allora dalla domanda iniziale: tutto quanto accaduto da cosa dipende?
“È solo una volontà politica, non è questione di soldi ma di priorità politiche. Per noi si tratta di un progetto culturale che non può interrompersi improvvisamente. E il vicepresidente della Regione, Marino Zorzato, ha fatto suo questo emendamento. Non era mai successo…”.

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