Le Baccanti di Laura Sicignano. Il femminile eversivo della tragedia classica

Baccanti (photo: Antonio Parrinello)||
Baccanti (photo: Antonio Parrinello)||

Si chiude la direzione della Sicignano allo Stabile di Catania, sostituita da Luca De Fusco

Una musica disturbante, carica di pathos, uno spazio dai toni cupi, ampio e fatiscente, fra grandi porte e nicchie, entro il quale si consuma un rito senza tempo, tra distruzione e rinascita.
Un Dioniso androgino, spigoloso e sensuale, issato sopra un pulpito, si presenta sulla scena dando voce e ritmo a tutta la sua tragedia, che si chiarisce nello scontro tra divino e umano.

È una rilettura che indaga e rileva la complessa e straordinaria contemporaneità dell’opera di Euripide, “Baccanti”, per la regia di Laura Sicignano, che ne cura la traduzione e l’adattamento insieme ad Alessandra Vannucci, per una produzione del Teatro Stabile di Catania.
La messa in scena è giocata sulla misura della parola, poetica e lineare, resa immediata e densa da una riscrittura che, pur preservando l’impostazione generale della tragedia, la ripropone sfrondata e condensata in un atto unico, attraverso una lingua densa e fulminea che si fonde alle sonorità, ora vibranti ed energiche, ora armoniose e struggenti, a comporre la musica realizzata ed eseguita dal vivo da Edmondo Romano, che accompagna, esalta, crea dissonanze e straniamento alla narrazione.

Luogo della tragedia è un museo infestato da presenze malefiche, uno spazio scenico (di Guido Fiorato che cura anche i costumi, caratterizzati dai toni del bianco e del nero) insieme claustrofobico e ampio, dove grandi finestre creano ambienti in cui i personaggi si nascondono per poi emergere sinuosi, funesti, energici, ben illuminato dalle luci di Gaetano La Mela.
In questo spazio geometrico e razionale ma minacciato da muffe e infiltrazioni, talvolta anche tavolozza per i video curati da Luca Serra, inquietudini e desideri sono violentemente repressi, e qui si consuma la tragedia del diverso che non viene riconosciuto, del mutamento che non riesce ad essere colto e accolto, ma scacciato senza possibilità di ascolto, dell’irrazionale che irrompe nella rigidità del pensiero, fra irriverente e tragico.

Un costante dualismo anima la messa in scena, palesato dagli scontri – verbali più che fisici – fra il Dio Dioniso, dalla natura eversiva, ribelle e irriverente nelle movenze di Manuela Ventura, e Penteo, elegante nel suo completo grigio, rigido e strenuo difensore delle regole, portato sulla scena da Aldo Ottobrino, quasi unici veri protagonisti della rappresentazione, che lascia più sullo sfondo le altre figure che la abitano.

Secondo il dettato euripideo Dioniso è giunto a Tebe per istituire il suo culto e attestare così la sua origine divina, poiché figlio di Semele e di Zeus. È tutta qui la tragedia di un Dio non riconosciuto, non creduto in primis dal cugino Penteo che, diventato re di Tebe dopo che suo nonno Cadmo (Franco Mirabella) gli ha lasciato in eredità il trono, fa di tutto per liberarsi dell’usurpatore.

A caratterizzare i personaggi sulla scena sono metamorfosi e travestimento: quelli delle Baccanti – Egle Doria, Lydia Giordano, Silvia Napoletano –, un piccolo esercito di principesse guerriere che danzano libere (a curare i movimenti Ilaria Romano) simili agli animali del bosco dove si rifugiano, con un fare lascivo e sensuale, per poi obbedire ciecamente al loro Dio.
Nulla può il vecchio Cadmo, accompagnato dal saggio Tiresia (Antonio Alveario), quasi rassegnati nell’attendere la tragedia che di lì a poco si consumerà: si muovono insieme, come due stralunati clochard con abiti eccentrici, verso il monte Citerone per osservare pure loro lo spettacolo delle Baccanti. Gesta potenti e animalesche per il loro Dio, raccontate a Penteo dalla figura di un messaggero energico interpretato da Silvio Laviano.
Il finale, tragico, senza possibilità di salvezza per Penteo, si compie e prende forma dalle parole e dai gesti di Agave (Alessandra Fazzino), sua madre e sua assassina.

Con questo progetto artistico Sicignano ha inteso proseguire e ribadire il senso di un percorso di ricerca iniziato nel 2019 con Antigone, e dedicato al tema femminile come elemento di eversione nella tragedia classica; sempre il femminile è stato protagonista anche di “Donne in guerra”, che ha aperto la stagione dello Stabile.
Con “Baccanti” – che dopo il debutto al Vittorio Emanuele di Messina e le repliche allo Stabile di Catania a gennaio, ha iniziato una tournée in tutta Italia – Laura Sicignano ha invece salutato il teatro che l’ha vista alla guida dal 2018, sostituita da Luca De Fusco. Lo Stabile di Catania perde così una direttrice che si è impegnata innanzitutto in un oculato processo di ripianamento dell’ingente mole debitoria, e che ha unito progetti legati al contemporaneo, un lavoro di scavo e confronto con le realtà del territorio e di dialogo con la città, imbastendo – anche durante la pandemia – una proposta artistica variegata e di alto livello, implementata da mostre, eventi performativi, rassegne anche in nuovi spazi, come raccontato da Krapp’s Last Post in una recente intervista.

Baccanti
di Euripide
regia di Laura Sicignano
riduzione e adattamento di Laura Sicignano e Alessandra Vannucci
con Manuela Ventura, Egle Doria, Lydia Giordano, Silvia Napoletano, Alessandra Fazzino, Antonio Alveario, Franco Mirabella, Aldo Ottobrino, Silvio Laviano
Musiche originali eseguite dal vivo da Edmondo Romano
Scene e costumi Guido Fiorato
Movimenti di scena Ilenia Romano
Luci Gaetano La Mela
Video e suono Luca Serra
Regista assistente: Nicola Alberto Orofino
Produzione Teatro Stabile di Catania

durata: 1 h 20’
applausi del pubblico: 1’ 30’’

Visto a Messina, Teatro Vittorio Emanuele, il 7 gennaio 2022

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