Da Sofocle a Calvino attraverso Sant’Agostino, Shakespeare, Voltaire, Dostoevskij e Morante, un attore, una giornalista e un teologo affronato l’antinomia destino/scelta
Libertà come autodeterminazione. Libertà, soprattutto, come visione d’insieme, al di là delle contingenze, del fluire del tempo e del dolore. E ancora, libertà come consapevolezza, creatività e reponsabilità.
È un bel progetto “Libertà rampanti”, presentato in Salento da Mario Perrotta, attore, drammaturgo e regista, con Vito Mancuso (docente di Storia delle dottrine teologiche) e Sara Chiappori, giornalista e critica teatrale di «Repubblica». Un percorso articolato, in un’Europa che pare abdicare ai valori dell’Illuminismo.
Tre voci per riflettere sull’eterna antinomia tra destino e scelta, determinismo e autodeterminazione. La lettura scenica del tre volte premio Ubu Perrotta, con brani tratti da “Edipo Re” (Sofocle), “Le confessioni” (Agostino d’Ippona), “Amleto” (Shakespeare), “Candido” (Voltaire), “I fratelli Karamazov” (Dostoevskij), “Il mondo salvato dai ragazzini” (Elsa Morante) e “Il barone rampante” (Italo Calvino); le riflessioni di Mancuso, tra letteratura e filosofia, capaci di attraversare le inquietudini di un Occidente in crisi; il raccordo di Sara Chiappori, che scandisce le rotte della conversazione. Il sottofondo musicale crea una cornice che valorizza l’interpretazione polimorfa di Perrotta.
«Sono cresciuto con il presupposto che la libertà di ogni individuo finisca dove inizia quella degli altri. Adesso si sta imponendo una visione individualista: sono libero in quanto faccio quello che mi pare». Perrotta evidenzia la liquidità dei nostri valori contemporanei, il relativismo che sconfina nell’edonismo e pone questioni soprattutto dopo l’insorgere della pandemia, tra lockdown, obbligo del greenpass e dei vaccini, che in troppi hanno vissuto come complotto e minaccia. La guerra in Ucraina e i recenti disordini in Israele interrogano a loro volta sulla libertà del più forte, che spesso degenera in sopraffazione omicida.
“Libertà rampanti” è un progetto di tre serate agostane nel cuore millenario del Salento. Prime due tappe nella splendida cornice di Santa Maria di Cerrate, patrimonio Fai. L’abbazia, fondata nell’XI secolo, fu prima cenobio bizantino con scriptorium, poi frantoio oleario. Terza e ultima tappa davanti al Duomo di Brindisi, cattedrale a pianta romanica, e facciata che ricorda San Nicola di Bari.
Filosofia e arte, dunque, come antidoti al populismo e alla volgarità. Edipo è il punto di partenza. Vittima di una maledizione di Apollo, egli commette crimini efferati. Getta discredito sulla comunità. La nostra coscienza è urtata dal suo destino insondabile, inestricabilmente legato al male. Edipo, il più intelligente degli uomini, oscilla tra un fato più grande di lui e una libertà le cui angustie sono indipendenti dalla sua volontà. Egli ci rappresenta, perché in tutti noi la libertà si esprime a scintille in spazi angusti, subordinati come siamo a eventi e condizionamenti d’ogni sorta.
Sant’Agostino pone i fondamenti della scelta come complessità, partendo dalla memoria come coscienza. Ci invita a scavare dentro di noi, per non riporre libertà e felicità nel mondo esteriore. È il rifugio nell’interiorità (in interiore homine habitat veritas). È attraverso la conoscenza di sé e l’acquisizione del senso del limite che si avvia il percorso di liberazione. Quando comprendiamo la nostra inadeguatezza, intuiamo il trascendente come qualcosa più importante di noi.
Amleto ristagna nella ponderazione. Figura topica della letteratura universale, tende a non agire, e incarna il presupposto che la libertà è sterile senza una mente capace di filtri. Amleto conosce la morte e il peccato. Egli è il prototipo dell’uomo moderno che non rinuncia a interrogarsi e paga il prezzo del proprio tormento. Proprio perché problematica, la libertà di Amleto è presupposto di una visione creativa.
Candido ci pone di fronte al dilemma del libero arbitrio e dei crimini che possono derivarne. Discute l’assioma di Leibniz che il nostro sia il migliore dei mondi possibili. Noi siamo pezzi del mondo, e partecipiamo del suo senso. Soffriamo poiché sentiamo. Parafrasando Wittgenstein, «pregare è pensare al senso del mondo». Noi siamo liberi di “consentire al mondo”, di accogliere come risorsa il dolore che esso comporta, in conformità a qualcosa di più grande di noi, che non possiamo che riconoscere, indipendentemente dal fatto che lo definiamo Dio, utopia o immaginazione.
Il brano del Grande Inquisitore dei “Fratelli Karamazov” di Dostoevskij inchioda l’uomo nell’immobilismo tra le domande alte che lo porterebbero ad autodeterminarsi, e quelle basse, che lo inducono a una piatta acquiescenza. L’uomo, che potrebbe distinguersi dalla massa, preferisce essere gregge. Si rassegna a un potere che non ama la libertà. Il Grande Inquisitore è un invito all’eresia. La libertà può essere scelta tra l’uomo interiore (spirituale ed elevato), e l’uomo esteriore, icona spenta di una libertà che è incapace di sostenere.
Come Sant’Agostino, anche Elsa Morante ci invita alla ricerca, in modo non difforme da quanto asserito dal filosofo tedesco Karl Jaspers, che Mancuso cita: «Vengo non so da dove; sono non so chi; muoio non so quando; vado non so dove; mi stupisco di essere lieto».
È dunque nella ricerca – secondo Perrotta, Mancuso e Chiappori – la chiave della libertà dell’uomo, che può scegliere di aderirvi, ma si qualifica come persona solo nella misura in cui si prodiga verso la conoscenza ed esplora l’ignoto, coscio che tale ricerca può anche non portare esiti.
In conclusione Cosimo, protagonista del “Barone rampante” di Italo Calvino, avoca a sé la libertà di salire dall’albero per non scenderne più. Ci piace questa prospettiva: guardare le cose dall’alto senza mettersi su un piedistallo. In rapporto armonioso con la natura. Partecipando all’agone politico diversamente. Uscendo dal dogmatismo di un io libertino e liberticida, per abbracciare liberamente la societas come interesse d’insieme, e ridisegnare il futuro davanti a noi. Con la massima apertura alla rivelazione continua della vita. «Perché siamo pezzi di materia pensante» (Mancuso).
LIBERTÀ RAMPANTI. DA SOFOCLE A CALVINO: INDAGINE A TRE VOCI SULLA LIBERTÀ
un progetto di Mario Perrotta con Sara Chiappori e Vito Mancuso
Una prima nazionale prodotta da Permàr con il sostegno di Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese (POC PUGLIA 2007/2013 – Azione di sviluppo delle attività culturali e di spettacolo – Investiamo nel vostro futuro) in collaborazione con le amministrazioni comunali di Lecce, all’interno del cartellone estivo LecceInScena, e Brindisi
Durata: 1h 50′
Visto a Lecce, Abbazia S. Maria di Cerrate, il 5 agosto 2022
Prima nazionale
