Le Memorie del Sottosuolo dei Marcido. Tra esaltazione e disperazione

Paolo Oricco (photo: Marcido)
Paolo Oricco (photo: Marcido)

Nemmeno questa volta l’attore è stato lasciato solo. Non sarebbero i Marcido.
Paolo Oricco, straordinario protagonista delle “Memorie del Sottosuolo” (a novembre a Teatro Stabile di Torino in prima nazionale) avrebbe dovuto, negli intenti iniziali, dar vita al monologo senza alcun tipo di “accompagnamento”.
Quando il lavoro, però, ha iniziato a prendere vita e l’interprete “ha infuso completo sé medesimo nel progetto, resistendo all’ustione che da lì promanava” come scrive il regista Marco Isidori nella presentazione dello spettacolo, Oricco ha “protestato”. Non poteva sopportare l’idea di essere realmente solo in scena e così, alla fine, non è stato.

Daniela Dal Cin, scenografa e anima fondante della compagnia (neofinalista al premio Ivo Chiesa) gli è venuta naturalmente in soccorso. Durante le prime prove del testo, in pieno lockdown, aveva abbozzato uno strano animale che, col procedere degli incontri, si è gradualmente trasformato in quell’enorme Trionfo della Morte che completa e accoglie, in tutta la sua straordinaria attualità, l’esaltazione e la disperazione del protagonista. Si tratta di una pala dipinta che supera i cinque metri di lunghezza, ispirata all’omonimo affresco palermitano del Quattrocento.
Lo scheletro a cavallo che incombe sulla folla è qui sostituito da un gallinaccio, ugualmente inscheletrito e armato di falce.

La massa sulla quale domina per proporzioni e misura è un agglomerato di umana contemporaneità colorata, sopraffatta dallo smartphone, dalle cuffie e da tutti quei dispositivi hitech che concorrono a separare il singolo dagli altri.
Impossibile guardare l’attore senza cogliere l’ingombrante e necessaria presenza di questo sipario che si staglia, aggettante, sul fondo del palcoscenico. E’ una guida preziosa “nell’umano travaglio” dentro al quale la riscrittura di Dostoevskij operata da Isidori ci fa sprofondare senza pietà.


Come spesso accade nei lavori dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, la componente drammaturgica è profondamente legata alla regia (certamente) ma anche al recitato, ai gesti e perfino alla scenografia.
Quella nostalgia di gruppo di cui Oricco soffriva inizialmente, si è trasformata in un abbraccio collettivo da parte di tutta la compagnia anche se, in realtà, di fronte al pubblico c’è soltanto lui. Dietro si sentono i compagni che, all’inizio, inclinano l’enorme affresco con i più classici rumori di scena e coretti di versi già visti in altre produzioni, dentro c’è il copione, un vestito su misura di alta sartoria sapientemente realizzato adattando un capolavoro, davanti c’è lo spettatore che condivide il rito.

Si avverte il lungo maturare che il gruppo intero, protagonista e regista su tutti, ha operato sul celebre autore russo. Lo si percepisce in uno sforzo interpretativo davvero notevole in termini di energia impiegata e di esito finale.
Per i Marcido la voce è l’attore, il cuore palpitante della ricerca teatrale, il motore dal quale il vortice prende vita, scientificamente.
La traduzione segue la trasposizione per arrivare al trattamento. E’ quest’ultima la “tappa” più tangibile che lo spettacolo mette in mostra. Il trattamento si concretizza in una danza recitata (a cui l’attore dà vita con millimetrica precisione) che diventa magia alla quale è difficile sottrarvisi, soprattutto quando a prenderci per mano, è una sorta di Joker in black costantemente a cavallo tra ironia e dolore.

In scena a Milano, al Teatro dell’Elfo, dal 14 al 19 dicembre.

Memorie del Sottosuolo
Da Fedor Dostoevskij
Adattamento drammaturgico e regia Marco Isidori
Con Paolo Oricco
Assistente alla regia Ottavia Dalla Porta
tecniche Sabina Abate
Luci Fabio Bonfanti e Paolo Scaglia
Scenario Trionfo della Morte di Daniela Dal Cin
Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa 2021

Durata 1h 10′
Applausi del pubblico: 3′ 21”

Visto a Torino, Teatro Gobetti, il 17 novembre 2021

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