Cuneo si riempie di Mirabilia intrecciando arte e pubblico

Meraviglia! di Ondadurto Teatro
Meraviglia! di Ondadurto Teatro

Un fine settimana ricco di proposte, musica e colori: da Ondadurto Teatro ad Abbondanza/Bertoni, insieme alle tante compagnie arrivate dall’estero  

I primi tre giorni di Mirabilia The Festival a Cuneo confermano la natura profonda dell’evento: un crocevia in grado di abbattere i confini tra linguaggi artistici e spazio urbano, ponendo al centro il coinvolgimento attivo del pubblico e l’idea che la realtà stessa possa essere trasformata attraverso l’immaginazione.

L’inaugurazione, sotto la Tettoia Virginio, è iniziata con la presentazione dei cinque progetti firmati UT-Play, frutto della partnership con l’Università degli Studi di Torino. Un’indagine sui nuovi linguaggi in cui tecnologia, multimedialità, teatro e danza si intrecciano: tra questi spicca una suggestiva installazione in cui è stato ricreato un vero e proprio salottino d’epoca anni ’60 e ’70 – con poltrona, televisore vintage e giradischi per vinili – che invita lo spettatore a sedersi e riscoprire il tempo dell’ascolto, in controtendenza con la frenesia contemporanea in cui anche la musica viene consumata velocemente.

Dopo i saluti istituzionali della rete del festival e la presentazione di sostenitori e partner – tra cui la collaborazione con il Sistema Accoglienza Integrazione, promotore dell’iniziativa del biglietto sospeso – la scena è passata allo spettacolo d’apertura, “Meraviglia!” di Ondadurto Teatro, che ritrova il suo respiro di teatro urbano dopo essersi dedicata per anni a progetti più contenuti. Prima a cielo aperto e poi sotto la Tettoia Virginio, lo spettacolo vede una bambina emergere dalla spazzatura e salvarsi spontaneamente grazie alla propria fantasia: un gesto poetico che dimostra come lo sguardo dell’infanzia sappia scorgere l’oro anche tra gli scarti, assegnando nuove storie agli oggetti dimenticati. Condotta da figure magiche in un secondo spazio popolato da creature oniriche e metamorfosi tra regno animale e vegetale, la protagonista attraversa un universo visivo potente, in cui risuonano delicate suggestioni che fanno pensare al mondo di Miyazaki.
Tra le scene più memorabili spicca la splendida coreografia corale dedicata alla sensazione del caldo insopportabile, arricchita da costumi d’impatto strabiliante, e dalla comparsa di un’incantevole e imponente lumaca che trasporta la sua casetta fiabesca sul dorso.
Il ritorno alla realtà rievoca ombre buie e paure, ma l’arrivo di un’improvvisa e torrenziale pioggia – reale acqua piovana raccolta in Val Maira nel segno dell’ecosostenibilità che caratterizza il festival – impone di proteggersi, mentre lo sguardo alle stelle e il volo su una piccola astronave riaffermano la speranza.
Più che un’anestesia o una fuga dai problemi, la fantasia si rivela qui strumento indispensabile per intervenire e agire sulla realtà. La voce narrante fuori campo guida una riflessione urgente sull’attuale sofferenza della terra, con la preziosa presenza in scena dei tanti giovani volontari del festival nelle loro magliette arancioni.

A seguire, “Multiperspectivas #3”, della spagnola Paula Quintas Cía, mostra la natura più partecipativa del festival: tra danza contemporanea, effetti visivi, loop station e un’ingegnosa macchina scenica formata da cavi autoreggenti per funamboli, il pubblico è invitato a muoversi, toccare le strutture e danzare con la performer. Un’esperienza che ricorda come ogni spettacolo dal vivo sia unico, ma che in questo caso, più di tutti, rende la creazione assolutamente irripetibile. Un lavoro legato a “Meraviglia!” dal filo conduttore dell’itineranza, incarnando appieno il senso del verso di Antonio Machado che guida l’edizione di quest’anno, “Caminante, no hay camino, se hace camino al andar”: Mirabilia sceglie di non essere una struttura statica, ma un gesto politico ed estetico in continuo movimento, dove l’atto di attraversare la città diventa un processo attivo di ascolto e costruzione di comunità.

Entrando nel vivo, tra i numerosi appuntamenti che hanno animato la seconda giornata, due produzioni in particolare richiamano la nostra attenzione per la profonda intimità e l’altissima qualità artistica, dimostrando come la grande tecnica possa farsi veicolo di indagine interiore.

Toca Toc
Toca Toc

In “Toca Toc”, il duo barcellonese PakiPaya travolge gli spettatori con un virtuosismo totale fra acrobazia, trapezio, clownerie, danza, teatro e canto. Attraverso un’impeccabile padronanza tecnica, un ritmo incalzante scandito da un continuo gioco di porte da cui entrare e uscire, e divertenti gag clownesche con la carriola, gli artisti mettono in scena il tormento e la poesia della vita di coppia, sintetizzato dal ritornello “due persone si incontrano, si vedono, si piacciono, si baciano, si abbracciano e poi si allontanano”.
Tra un gioco di avvicinamenti e allontanamenti, emerge anche la delicata metafora della pianta da annaffiare: il promemoria di come ogni relazione, per sopravvivere e fiorire, richieda cure costanti, ricordandoci la necessità di farci un po’ giardinieri di noi stessi, in uno spettacolo capace di coinvolgere adulti e bambini su più livelli di lettura.

Dalla Catalogna al Cile, “La Artista” della compagnia Los Nadies Circo offre uno spettacolo senza parole di sorprendente carica magnetica. Due danzatrici e circensi di altissimo livello integrano il palo, due semplici sedie e la danza per mettere in scena la febbrile ossessione dell’opera d’arte: l’artista cerca di ritrarre un cavallo in un disegno frenetico, tra pittura e colori lanciati con rabbia su tele e carta, arrivando a immedesimarsi totalmente nella figura fino a respirare, muoversi e trasformarsi come la sua stessa creazione. Un’atmosfera resa ancor più suggestiva dal sapiente uso delle luci, dalla macchina del fumo e da una colonna sonora ipnotica.
Due produzioni internazionali che affascinano il pubblico coniugando il rigore del gesto atletico a una spiccata sensibilità poetica.

La Artista
La Artista

Nel corso della terza mattinata, mentre artisti e programmatori si sono incontrati per condividere progettualità, scambiarsi idee e creare nuove reti, al pubblico è stata offerta la possibilità di muoversi tra installazioni performative di notevole densità.
Tra le proposte più interessanti “Beuys Beuys Beuys” (progetto UT-Play nato da una tesi di laurea e ispirato all’opera del grande maestro Joseph Beuys), racchiusa in un cubo nero realizzato con teli neri e tubi innocenti. L’opera riproduce uno spazio inquietante: un materasso sporco di terra, un vestito logoro appeso che gocciola, un vecchio televisore a tubo catodico dai segnali disturbati. In questo scenario, un performer sdraiato a terra si attorciglia progressivamente nelle spire di una corda calata dall’alto, mentre una danzatrice manipola terra e acqua spalmandosela sul viso.
La contaminazione tra linguaggi prosegue con “La danza in 1 minuto” dell’associazione COORPI, contest ormai storico a Mirabilia basato su brevi filmati che fondono in sessanta secondi l’arte del video e della danza.
A dilatare questa riflessione è poi il progetto “La danza continua sul ritmo del tempo”, a cura del gruppo VIE, articolato come una sequenza dinamica di tableaux vivants: le performer compongono posture che richiamano le fotografie d’epoca di Bella Hutter e rimandano alla solennità plastica di quadri rinascimentali, creando un ponte diretto tra arte figurativa, danza e fotografia.
A completare il percorso indoor è la suggestiva e poetica installazione ideata da Amalia Franco, dove una struttura meccanica in legno solleva e lascia cadere burattini snodati, le cui pose nell’impatto con il suolo restituiscono la grazia involontaria della danza.

Nel pomeriggio torna ad essere protagonista il teatro di strada.
“Fidati di me” dell’artista cileno Mistral combina clownerie, giocoleria e palo cinese, assegnando al pubblico un ruolo fondamentale: otto spettatori “volontari” sorreggono fisicamente la struttura, trasformandosi da semplici osservatori a custodi dell’incolumità del performer.
In piazza, il Trio Trioche propone “Opera Guitta”, rivisitazione grottesca di alcune celebri arie liriche che, pur mostrando perizia vocale e musicale, appare a tratti debole e frammentaria nella tenuta drammaturgica.
A chiudere gli appuntamenti all’aperto la parata poetico-sensoriale “Fleur” della compagnia Teatro dei Buffoni, un’elegante azione itinerante che trasforma la via principale di Cuneo in un fantasioso palcoscenico in movimento.

Se il primo giorno di Mirabilia The Festival ha messo al centro l’itineranza e l’intenzione dichiarata di rendere il pubblico parte attiva e integrante del processo creativo, e il secondo ha esplorato le complessità e la cura necessarie nelle relazioni con l’altro e con l’arte, la terza giornata trova il suo nucleo nella parola “fiducia”. Dal palo cinese sorretto dalle braccia degli spettatori fino alla parata collettiva del teatro urbano, il festival suggerisce che l’unico modo per attraversare la complessità del presente sia riporre un’autentica fiducia nell’altro.

Di natura diversa le sensazioni, emozioni e riflessioni evocate in serata alla Cour du Festival da “Figliasanta” della Compagnia Abbondanza/Bertoni. In questo caso a essere indagato è il rapporto viscerale che s’instaura tra madre e figlia quando anche quei ruoli si invertono.
Ludovica M. Poerio, accompagnata in scena dalla voce e dai commenti sonori techno-folklorici, arricchiti da una loop station, di Sergio Beercock (co-autore dello spettacolo insieme a Poerio), interpreta magistralmente il tormento interiore e fisico di una donna che attraversa i ruoli di madre e figlia nel tentativo di emanciparsi da un ciclo generativo che la costringe alla ripetizione.
Lo stile frenetico, ripetitivo, ansiogeno e preciso del movimento richiama alla memoria quello di “Femina”, altra eccellente produzione della compagnia.
Un festival intenso che, dopo Cuneo, proseguirà poi a Dogliani e Carrù.

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