Boicottare il festival di Belgrado è, per la compagnia guidata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, una forma di resistenza che ribadisce le loro posizioni politiche
I Motus scelgono di non partecipare alla 59^ edizione del Festival internazionale del Teatro di Belgrado (BITEF), in Serbia, di cui avrebbero dovuto essere ospiti a settembre con “Frankenstein Diptych”.
“Non possiamo presentare il nostro lavoro su un palcoscenico che è diventato emblematico di un conflitto più ampio sulle politiche culturali e sui valori democratici: il dittico su Frankenstein, metafora della creazione e della ribellione contro il proprio creatore, assume oggi un significato particolare, trasformando il palcoscenico in un gesto di resistenza, dove la potenza della parola scenica è contrapposta all’indifferenza del potere”.
La compagnia romagnola ha appena festeggiato i 35 anni di attività a Roma, al festival Semprepiùfuori, con una doppia replica di “Deamon”, performance che anticipa “Frankenstein (a History of Hate)”, progetto ispirato al capolavoro di Mary Shelley. Lo spettacolo attraversa il momento in cui l’amore si spezza e lascia spazio all’odio, seguendo la trasformazione di Frankenstein in un essere che cerca il proprio posto nel mondo, con tutte le sue ferite ma anche la possibilità di osservarle senza distogliere lo sguardo.
Tematiche che non possono non riflettersi sul nostro presente, e in particolare sulla crisi istituzionale che ha travolto il BITEF nella scorsa edizione, culminata con l’esclusione dal programma de “Il processo Pelicot” di Milo Rau, coprodotto dal Festival di Avignone. La colpa di Rau? Aver espresso un’opinione “scomoda” e non gradita al governo. Il regista svizzero, nel discorso di apertura del BITEF dell’anno precedente, aveva infatti contestato i piani di sfruttamento del litio in un’area naturale protetta in Serbia, legandola a una questione più ampia di giustizia politica, ambientale e democratica, criticando così il modo in cui gli interessi economici e il potere pubblico possono sacrificare territori e comunità anziché tutelare i beni comuni.
Il consiglio del BITEF aveva motivato la scelta dell’esclusione di Rau con il fatto che fosse “persona non gradita” in Serbia, mentre la direzione artistica aveva apertamente parlato di interferenze politiche e censura.
Il rifiuto del programma che includeva Rau ha così portato alla caduta di una parte della direzione artistica del festival, e al congelamento della presentazione ufficiale del cartellone 2025, trasformando l’evento in un dibattito pubblico su censura e autonomia culturale, con la condanna e la preoccupazione (espresse dal Festival d’Avignon insieme ad altre organizzazioni internazionali) per l’attacco alla libertà artistica. Una situazione che aveva portato poi alla coraggiosa decisione di creare un’edizione parallela del festival, auto-organizzata, chiamata Ne:Bitef, una versione non ufficiale pensata per ribadire lo spirito del festival e realizzata a dicembre 2025 come momento di resistenza culturale.
Il grande tema è proprio quello della censura: libertà artistica e pluralismo culturale sembrano attualmente minacciate in Serbia, ma non solo. Da qui la scelta di Motus: “Questa decisione giunge dopo un difficile periodo di riflessione interna, perché per una compagnia indipendente come Motus rinunciare a delle date significa negare delle giornate di lavoro alle 10 persone coinvolte nel progetto, fra interpreti, tecnic* e tour manager… Non lo diciamo per vittimismo o finto eroismo ma perché anche in Italia la precarietà dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo è giunta a un livello intollerabile e cominciano ad avvertirsi censure rispetto a programmazioni e scelte artistiche da parte del governo di ultra destra”.
Le battaglie partono anche dalla coerenza. E, di questi tempi, ce n’è sempre più bisogno: “Partecipare al BITEF potrebbe essere frainteso come un atto di legittimazione di un contesto in cui la libertà artistica è compromessa e il dissenso civico viene represso – proseguono i Motus – Ci alleiamo con le altre realtà artistiche che hanno deciso per quest’anno di non essere presenti, nonostante la gentilezza e la disponibilità dello staff del festival”. Nella speranza che le prossime edizioni tornino a garantire la piena libertà di espressione e il rispetto del pensiero critico.
