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NAO Performing Festival 2025: a Milano lo stato di salute dell’atto performativo

Teresa Priano (ph: Luca Del Pia)

Teresa Priano (ph: Luca Del Pia)

Alla Fabbrica del Vapore una vetrina sulla ricerca performativa

Quattro serate, un hub in fermento e una vetrina spalancata sul futuro. La nuova edizione del NAO Performing Festival ha acceso gli spazi della Fabbrica del Vapore, portando in scena l’energia delle giovani realtà creative. Tra restituzioni progettuali e opere centrali, l’evento non è stato solo un momento conclusivo, ma una radiografia in tempo reale dell’atto performativo contemporaneo, confermandosi un appuntamento in netta crescita nel panorama milanese.

Sotto lo sguardo attento della direzione artistica di Claudio Paci e Carmine Dipace, il festival ha sapientemente alternato studi in divenire e performance mature. Una scelta che è andata oltre il semplice atto dell’esibizione, stimolando una dialettica continua tra spettatori e scena: grazie ai momenti di dialogo a fine spettacolo, si è respirato un clima di confronto, apertura e vivacità palpabile.

Tra danza e parola: lo studio di Teresa Priano
La nostra prima serata si apre con “Le formiche camminano in fila in cerca di cibo (studio)”, un lavoro ibrido tra danza e parola di e con Teresa Priano. La drammaturgia gioca qui un ruolo fondamentale: agli spettatori viene fornito il testo della performance, che in scena arriva filtrato da un attento lavoro di ricerca acustica curato da Raffaele Ricciardi.
Uno spazio pressoché vuoto, a parte una striscia di prato che evoca un mondo infantile.
Priano presenta uno studio ancora acerbo ma estremamente intimo, in cui la ricerca si fonda sulla traduzione del testo in movimento, alla ricerca di una semiotica personale per raccontare il delicato passaggio dall’infanzia all’età adulta.
Sebbene il lavoro sulla grammatica del segno e l’incontro tra voce dal vivo e registrata siano ancora da perfezionare, resta una restituzione personale e delicata.

Aganis (ph: Luca Del Pia)

L’abisso sonoro: “Aganis” di Chiara Cicconello
A seguire, la prima serata ha ospitato un progetto già strutturato e dall’identità definita: “Aganis”, di Chiara Cicconello, prodotto con il sostegno di MIC e SIAE. L’opera trae linfa dalle esperienze personali dell’autrice nelle grotte e dalle leggende delle Prealpi Venete, configurandosi come una performance sonora quadrifonica che si avvale del buio come vero e proprio strumento narrativo.
Il disegno illuminotecnico di Elisa Bortolussi e Rachele Cominella costruisce sapientemente pieni e vuoti, sacrificando la fruizione visiva a favore di un elemento narrativo immersivo e psicotico. La ricerca vocale, vicina alla litania, restituisce la solitudine dell’eco e dell’abisso, impreziosita dalle voci della Cicconello e di Margherita D’Adamo, che attraversano lo spazio in estrema vicinanza con lo spettatore. Il lavoro di sound design di Franco Conte permette all’opera di evocare profondità e tensione emotiva, instaurando una multistabilità percettiva che attrae ed entusiasma.

Atteone (ph: Luca Del Pia)

Mito e iper-rappresentazione: “Atteone” di Michele Ifigenia Colturi
La sera successiva ricalca la medesima struttura, aprendosi con il prologo di “Atteone” di Michele Ifigenia Colturi. Nonostante sia la prima tappa di un processo di creazione triennale appena iniziato, il lavoro emerge per la sua densità concettuale e per una forte integrazione tra elementi visivi e narrazione fisica.
Sullo sfondo, la presenza di disegni e fumetti non funge da semplice decorazione, ma evoca la complessità della narrazione mitica attraverso un’estetica dell’iper-rappresentazione, supportata anche da cespugli posticci sul proscenio esteticamente imbarazzanti. Qui, la volontà dell’autore emerge con forza nel far coesistere la parola dal vivo, la voce registrata e il segno grafico in un’unica visione.
In un prologo ancora acerbo, i movimenti coreografici appaiono comunque fluidi e calcolati, suggerendo una ricerca in cui nulla è lasciato al caso e il corpo si fa strumento di un racconto visivo stratificato.

Sex.exe (ph: Luca Del Pia)

Dal pixel alla carne: “Sex.exe” di Pablo Ezequiel Rizzo
A concludere la seconda serata è “Sex.exe” di Pablo Ezequiel Rizzo, un’indagine sulla rappresentazione del corpo e sugli stereotipi che fonde arte visiva e coreografia.
Partendo da un’iconografia bidimensionale, la performance sfida uno spazio virtuale scolpito dal buio e bagnato da proiezioni mappate.
Le tre performer (Alessandra Cozzi, Federica D’Aversa, Eleonora Gambini) appaiono inizialmente intrappolate in movimenti costretti, “sporcate” dallo sfarfallio di vecchi monitor e da una neve digitale che ne frammenta l’identità. Tuttavia, il percorso evolve verso una riappropriazione della tridimensionalità: l’epilogo è di profondo impatto, con i corpi che, finalmente liberati e pesanti, trovano la loro risoluzione nel contatto e nell’intimità. In questa transizione si legge una chiara eco della filosofia di Byung-Chul Hansulla sulla scomparsa dell’Eros: la ribellione della carne contro il “liscio” del digitale, dove il respiro ritrova fiato nell’unione e nella dolcezza del tocco.

Il NAO Performing Festival – in quest’edizione poco partecipata, ma decisamente inclusiva per l’unione di realtà molto diverse in un unico contesto, senza distinzioni o frammentazioni – restituisce a Milano una centralità nella ricerca performativa. Grazie ai dibattiti post-spettacolo, che alimentano una dimensione comunitaria e collettiva, l’evento si conferma un osservatorio privilegiato su una ricerca che, pur evolvendosi talvolta in tecnicismi ed estetiche visuali, non smette di interrogarsi profondamente sulla relazione tra corpo e presente.

Le formiche camminano in fila in cerca di cibo (studio)
ideazione, danza e testi Teresa Priano
sound design Raffaele Ricciard

Durata: 30’

 

 

Aganis
progetto di Chiara Cecconello
con Chiara Cecconello, Margherita D’Adamo
sound design e live-electronics Franco Conte
light design e cura tecnica Elisa Bortolussi, Rachele Cominella
outfit Isabella Marsella
con il supporto di Live Arts Cultures, Argo16, SPORE Residenze di Ricerca Dislocate, C3
con il sostegno di MIC e SIAE
nell’ambito del programma Per Chi Crea
Durata: 50’

 

 

Atteone, prologo
Ideazione e coreografia Michele Ifigenia Colturi
Interpretazione Enzina Cappelli
Musica Tarek Bouguerra
Dramaturg Riccardo Vanetta
Scenografia Alice Vanini
2D/3D Artist Andrea Rebecca Marchini
Produzione AiEP (MI)
Coproduzione Hangartfest (PU)
Con il sostegno di ResiDance – azione del Network Anticorpi XL, Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Tyche
ph. foto Vladimir Bertozzi

Durata: 20’

 

 

Sex.Exe
Autore e coreografo Pablo Ezequiel Rizzo
Dramaturg Eliana Rotella
Musiche originali Adriano Fedele “Oscar Uaild”
Interpreti Alessandra Cozzi, Federica D’aversa, Eleonora Gambini
Prodotto da Ariella Vidach AiEP
Sostenuto da AnticorpiXL, Teatro Valli di Reggio Emilia, Teatro Akropolis di Genova e Teatro Pubblico Pugliese

Durata: 60’

 

 

Visti a Milano, Fabbrica del Vapore, il 18 e 19 dicembre 2025

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