
Il progetto, di sostegno alla produzione teatrale lombarda, è realizzato dall’Agis, e promosso e sostenuto dall’assessorato all’Istruzione, formazione e cultura della Regione Lombardia, e da tre anni non era più stato programmato.
La nuova edizione di Next ha presentato per tre giorni assaggi di mezz’ora dei progetti produttivi di 40 fra teatri e compagnie lombardi, dando così occasione, ai molti operatori venuti da tutta l’Italia e non solo, di assistere ad un’anteprima assoluta del meglio della produzione regionale del prossimo anno.
L’iniziativa ha previsto anche tre momenti di approfondimento, la presentazione del sito cercaculturaweb.it, esperienza di scambio culturale tra le scuole di teatro europee, un approfondimento sulle esperienze di teatro ragazzi in Europa e una riunione plenaria del tavolo della danza.
Ma “Next” è stata soprattutto una ghiotta occasione per vedere da vicino la ricchezza e la varietà del teatro lombardo, declinato in tutte le sue diversissime direzioni, dalla prosa più classica alla performance più estrema sino alla danza.
Ne è venuto fuori un panorama del teatro lombardo denso di progettualità, che avevamo già evidenziato parlando di Luoghi Comuni, il festival delle residenze svoltosi a Bergamo nel marzo scorso.
Anche dopo Next la sensazione è di aver percepito, pur in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, accanto alla caparbietà produttiva di molte realtà da anni operanti sul territorio, anche e soprattutto una grande voglia di mettersi in scena e di sperimentare linguaggi da parte di molti nuovi protagonisti.
La cosa è evidente anche negli spettacoli di teatro di ricerca, dove abbiamo potuto notare la presenza di gruppi ben strutturati in perenne viaggio di nuove dimensioni come BabyGang, llinx officine artistiche, o Animanera, compagnie che vogliono indagare i fenomeni sociali del nostro tempo e le identità perdute delle nuove generazioni.
Le nuove generazioni di teatranti le abbiamo viste entusiasticamente in scena anche in progetti di strutture già consolidate come il C.T. B., che le mette in contatto con la tragedia greca attraverso la guida del duo Bucci-Sgrosso o come Pandemonium con Giufà, dove in scena sono ragazzi extracomunitari, o con Quelli di Grock, che inventano a modo loro il Goldoni de “La trilogia della villeggiatura” con il meglio dei loro allievi.
Nella tre giorni milanese abbiamo vissuto la bellissima situazione, come del resto accade anche negli altri Paesi, di essere partecipi di un mondo teatrale che ha abolito finalmente tutti gli steccati. Accorciando le distanze tra il maestro Scaparro, che presentava per il Carcano “La coscienza di Zeno” con Giuseppe Pambieri, e Annig Raimondi di Pacta dei teatri, che ci introduceva nel mondo tutto anglosassone del grande Eliot di “Cocktail Party”. In mezzo ci stavano benissimo sia il “Sinceramente bugiardi” di Alan Ayckbourn di Antonio Syxty, allestito per il Teatro Litta, sia la performance ancora gioiosamente criptica delle Moire.
Il teatro ragazzi ci ha convinto soprattutto quando è uscito dai soliti schemi (ma l’Elfo li ha invasi con la sua godibilissima versione di Alice, disegnata da Ferdinando Bruni), come quando gli Eccentrici Dadarò si sono dedicati ad Alda Merini o Teatro Invito si è cimentato con le imprese sfortunate di Bonatti.
Il versante comico ha avuto diversi sprazzi divertenti con Luna e Gnac, che si e ci sollazza presentandoci in quanti diversi modi si può narrare, cambiando il punto di vista; ma anche con Gioco Fiaba che smonta Sherlock Holmes, e con la Filarmonica Clown che se la prende nientemeno che con Thomas Bernard.
Infine non poteva mancare Shakesperare, anche qui ovviamente strapazzato in modo assai divertente sia dal Franco Parenti che dal Teatro della Coperativa, che come nel suo stile imprime una graffiante contemporaneità.
Ma il momento più entusiasmante dei tre giorni è stato senza dubbio quando Eugenio Monti Colla ha presentato il suo progetto sull’Attila verdiano.
Senza paraventi di sorta le innumerevoli finzioni presenti si sono d’incanto dissolte e la marionette guidate a vista di Ezio, Odabella e del Re degli Unni ci sono sembrati veramente in carne ed ossa, miracolo di un’arte senza tempo.
Insomma, il teatro lombardo è assolutamente vivo e speriamo che la Regione Lombardia, che così poco investe in cultura rispetto ad altre regioni, se ne accorga non solo organizzando Next ma rifinanziando festival e rassegne, molte dei quali rischiano di sparire.
