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Notte Matilde: una scena marchigiana troppo eterogenea

Pleura - Sineglossa
Pleura - Sineglossa
Pleura – Sineglossa (photo: sineglossa.eu)
Lascia molti interrogativi aperti la Notte Matilde, microfestival della piattaforma regionale della nuova scena marchigiana, andata in scena sabato sera ad Ancona nell’ambito della rassegna OFF/side teatro del presente. Una serata all’insegna dell’eterogeneità e di interrogativi a cui è difficile dare risposte nell’immediato, perchè riguardano questioni aperte nel fare teatrale, legate a schemi interpretativi che forniscono metodi di lettura consolidati.
L’osservazione del pubblico e delle sue reazioni a ciò che avviene sulla scena apre la strada al dubbio se questi schemi siano attuali, legati al presente e alla modalità di approccio contemporanea, divisi come sempre siamo tra una purezza di intenti da una parte e la concessione alla finitezza della nostra condizione umana dall’altra.


Il contesto in cui si muove la serata è quello di Matilde, piattaforma regionale per la nuova scena marchigiana voluta e sostenuta dall’assessorato alla Cultura della Regione Marche e dall’Amat. Attualmente la piattaforma comprende 16 compagnie, il cui lavoro spazia nei più diversi generi dello spettacolo dal vivo, e indubbiamente la serata ne è uno specchio evidente.

L’apertura è affidata alla compagnia Sineglossa, che riporta in scena uno dei suoi primi lavori, “Pleura”. Inserita nel filone teatrale che fa dell’immagine e della sua minuziosa cura estetica il veicolo di comunicazione, già in questo spettacolo mostra un fare maturo e ampiamente strutturato nella ricerca drammaturgica, così come nella messa in scena curatissima, altamente artigianale; un’emozionalità sempre presente lega e avvince lo sguardo, sfuggendo alla freddezza e alla distanza che spesso la ricerca estetica esasperata contiene.
Lo spettacolo prende le mosse dalla figura di Salomè, apparizione biblica fugace, un personaggio non personaggio (nel Vangelo di lei niente ci viene raccontato), e che forse proprio per questo si è prestata ad essere riempita dei significati più diversi. In “Pleura” è un’ombra dietro pannelli che ci restituisce frammenti di vita, di discorsi, di vuoti e pieni accennati, mai narrati, interrotti, suggeriti, sospesi. Finchè i pannelli cadono e ci rivelano una persona in carne ed ossa e, svelando i meccanismi teatrali nascosti, ne sottolineano la fragilità ma la necessità dell’esistenza.

La forte strutturazione di questo spettacolo penalizza notevolmente la performance successiva, “Ossi di seppia”, ad opera della compagnia 7-8 chili di Offida. Viziata da un macchiettismo interpretativo che banalizza le intuizioni pur presenti, non riesce ad assumere un carattere forte e connotato. Tanti i piani che si intrecciano: il lavoro con la sedia monoblocco di plastica bianca che diventa di volta in volta scheletro di animale, oggetto sessuale ed erotico, maschera, peso, nonchè il lavoro con i pannelli mobili, che costituiscono lo sfondo della scena e che, trasportati, ne modificano l’impianto spaziale. E poi ancora il rapporto tra uomo e donna e il rapporto stesso della donna con il suo corpo, il rapporto tra singolo e gruppo; il rimando alla malinconia di un pomeriggio di fine estate che trasmigra dalla leggerezza del gioco alla mestizia delle sedie rovesciate.
Risulta difficile, però, rintracciare una reale connessione drammaturgica tra tutti queste suggestioni, che rimangono così degli accenni non sufficientemente approfonditi.

Nuovo cambio di situazione per Helen Cerina e il suo “Fakness Selfdistruction Anticlimax”, breve performance che gioca sapientemente sulla provocazione.
Una ragazza seminuda dentro una scatola di cartone si getta violentemente a terra scatenando le risate ma anche un senso di proccupazione negli spettatori. Fortemente empatica rispetto agli umori e alla sensibiltà degli astanti, giocando con maestria sulle sospensioni del tempo, Helen Cerina riesce a conquistare il pubblico. Il finale, in cui schiaccia violentemente la scatola saltandoci sopra, ha una certa debolezza rispetto alla parte iniziale, più sottilmente umoristica.

Arriva, a conclusione, Giorgio Montanini, esempio di stand-up comedy all’americana: un attore, un microfono, satira feroce che non risparmia niente e nessuno. Esperienze personali diventano lo spunto per parlare dei vizi umani tirando dentro tutto, sesso, religione, morte, in battute dissacranti che stanno in bilico su un nichilismo, non si capisce quanto condiviso.

Partiti a inizio serata dalla visione dell’ombra di una Salomè non raccontata, è straniante arrivare alla fine della stessa serata con un set televisivo alla Zelig, tra risate liberatorie scaturite dal turpiloquio sul sesso.
Si resta in bilico tra una altezza di visioni e una ‘bassezza’, che comunque appartiene non di meno all’uomo.

SINEGLOSSA – PLEURA
Interprete: Simona Sala
Immagini luminose: Luca Poncetta
Immagini sonore e musica: Silvio Marino
Scenotecnica: Luca Poncetta – Simona Sala
Drammaturgia e regia: Federico Bomba
Produzione: Sineglossa
con il sostegno di Demetra
con il contributo del Comune di Bologna – Settore Cultura Iceberg Giovani Artisti 2007 e della Provincia di Ancona – Assessorato alla Cultura e Politiche GIovanili
durata: 40’

7-8 CHILI – OSSI DI SEPPIA
ideazione, regia , scene, oggetti scenici: Davide Calvaresi
Interpretazione e collaborazione: Davide Calvaresi, Maria Calvaresi, Giulia Capriotti, Valeria Colonnella, Ivana Pierantozzi
Musiche: Bronski Beat, Matthew Dear, matmos, Zbigniew Preisner
spettacolo finalista “Premio Equilibrio 2012”
durata: 35’

HELEN CERINA – FSA Fakeness Selfdestruction Anticlimax
di e con Helen Cerina
durata: 8’

GIORGIO MONTANINI – NIBIRU

di: Giorgio Montanini e Francesco Niccolini
regia: Francesco Niccolini
produzione: Improvvivo
collaborazione AMAT e Veregra Street Festival / Comune di Montegranaro
durata: 50’
 

 

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