Ospite a Focus on Kids 2026, la piattaforma multidisciplinare delle arti per le nuove generazioni di Piacenza
Sfogliando gli albi della Trilogia del Limite dell’autrice coreana Suzy Lee ti accorgi che la sua pagina ha un sapore molto teatrale.
Nella sua poetica il libro illustrato funziona come un palcoscenico, e la piega centrale spesso diventa il luogo in cui accade davvero qualcosa. È una linea sottilissima, quasi invisibile quando il libro è chiuso, ma nel momento in cui si apre diventa immediatamente un confine: separa due spazi e allo stesso tempo li mette in relazione.
Nei libri della trilogia questo margine è sempre un punto di tensione, il luogo in cui l’immaginazione entra in contatto con la realtà e in cui i personaggi possono, a un certo punto, attraversare quella soglia.
La regia di Valeria Sacco di “Poco più in là” sembra partire proprio da questa intuizione. Al centro della scena un grande muro. È parete, certo, ma anche superficie, pagina, linea che separa due ambienti e due presenze. È il dispositivo di questo spettacolo ombrato per la produzione di Teatro Gioco Vita che punta sull’immagine, sul visivo, ma non sempre ponendo totale fiducia sulla potenza e l’efficacia che la dimensione visiva porta con sé.
Anna (Alice Conti) abita un luogo molto freddo, è coperta da strati di vestiti e per trovare sollievo chiede aiuto a Scirocco, il suo asciugacapelli. Si ritira nel letto, si avvolge e si chiude per non soffrire ulteriormente. Da un buco sul muro però passa un messaggio. Dall’altra parte qualcuno vive una situazione completamente diversa. Nella piccola lettera racconta di un caldo opprimente, e in allegato lascia le classiche conchiglie che troviamo sulla spiaggia d’estate. Firmato, Jan.
Anna, spinta da parole e sensazioni, immagina così il mare, le onde e i gabbiani. Forse un ricordo, una nostalgia, ma anche il desiderio di quel caldo.
Jan (Andrea Coppone) riceve la risposta. Nella sua lettera Anna descrive una situazione gelida, ghiacciata e opposta all’afa opprimente che lo tortura. L’allegato questa volta sono guanti rossi di lana che risvegliano in Jan immagini di laghi ghiacciati, pattini e linee che sul ghiaccio disegnano forme e scacciano pensieri.
In entrambi questi momenti, gli attori scompaiono lasciando alle stupende sagome di Nicoletta Garioni il compito di farci accedere a ciò che i due protagonisti immaginano, ricordano, vivono.
“L’onda” e “Linee” di Suzy Lee sono animati senza cambiarne la grammatica o lo stile estetico: qui le immagini dialogano con i movimenti degli interpreti, che costruiscono e firmano la coreografia dello spettacolo senza rifarsi a una danza codificata. Una danza che diventa particolarmente importante nel momento in cui i due iniziano a cercarsi, avvicinandosi al confine del muro-col-buco, passando dall’altra parte e diventando ombra, specchio e forma. Dialogano dapprima con la propria immagine, in un movimento che li avvicina irrimediabilmente l’uno all’altro.
Quella che nel teatro d’ombre viene chiamata “la linea magica” rende perfettamente la linea centrale del libro da cui siamo partiti.
La fine della storia arriva presto, nell’incontro faccia-a-faccia dei due, denotando un nuovo inizio per entrambi. Un inizio più mite e temperato delle squilibrate vite, troppo calde o troppo fredde. Sembra che regolare il termostato delle nostre esistenze sia più facile trovando l’incontro, magari poco più in là di dove siamo noi.
La regia sembra affidarsi a una drammaturgia del movimento che dialoga molto bene sia con il teatro d’ombre (in cui la compagnia è specializzata) che con l’illustrazione degli albi. Nei libri di Lee il movimento è infatti suggerito da piccoli scarti visivi, da una sequenza di immagini che accompagnano il gesto senza bisogno di parole.
Quando le ombre entrano in gioco, questa dinamica diventa ancor più chiara. I corpi reali scompaiono e al loro posto compaiono sagome che si muovono sul muro come fossero i disegni, ma animati. La linea centrale che separa i due spazi diventa allora una vera e propria soglia: prima fisica, a cui approcciarsi nella timida scoperta dell’altro, poi visiva, permettendo alle figure di avvicinarsi, sovrapporsi, a volte entrare una dentro l’altra.
È ciò che il teatro di figura sa fare meglio: trasformare un gesto minimo in un evento visivo. Non serve molto altro, ed è proprio qui che lo spettacolo mostra tutta la sua forza: quando lascia che siano le immagini a raccontare.
Proprio perché lo spettacolo costruisce con chiarezza una drammaturgia visiva solida, la presenza delle parole in più di un momento sembrano intervenire per esplicitare qualcosa che la scena aveva già mostrato con sufficiente chiarezza.
Da una parte c’è quindi una regia che dimostra una buona sensibilità per l’immagine, per il ritmo dei corpi nello spazio e per la costruzione di un dispositivo scenico essenziale ma efficace. Dall’altra emerge però la sensazione che questa stessa regia non si fidi fino in fondo della forza delle immagini. Ed ecco quindi quelle parole che arrivano come sostegno, forse non necessario.
Le immagini, i gesti e l’ottimo lavoro degli interpreti sono già in grado di costruire il percorso emotivo dello spettacolo, adatto a bambini dai 4 ai 7 anni, e in diversi momenti si ha l’impressione che basterebbe lasciare spazio a ciò che accade sulla scena, fidarsi di quel linguaggio visivo.
POCO PIÙ IN LÀ
da Suzy Lee
regia Valeria Sacco
adattamento teatrale Marco Ferro e Valeria Sacco
con Alice Conti e Andrea Coppone
sagome Nicoletta Garioni (dai disegni di Suzy Lee)
scene Nicoletta Garioni e Valeria Sacco
musiche Paolo Codognola
coreografie Alice Conti e Andrea Coppone
costumi Erilù Ghidotti
disegno luci Anna Adorno
luci e fonica Cesare Lavezzoli
realizzazione sagome Federica Ferrari, Nicoletta Garioni e Gabriele Genova
realizzazione scene Giovanni Mutti
lo spettacolo è ispirato a Lines © 2017 by Suzy Lee, Wave © 2008 by Suzy Lee (first published in English by Chronicles Books LLC, San Francisco, California) Mirror di Suzy Lee (Corraini Edizioni 2003)
età consigliata: 4-7 anni
Durata: 43’
Applaudi del pubblico: 3’ 30’’
Visto a Piacenza, Focus On Kids, il 6 marzo 2026
