Il “Primo Amore” di Fabio Mascagni al Materia Prima Festival

Ph: Leonardo Bocci
Ph: Leonardo Bocci

Letizia Russo firma la drammaturgia dello spettacolo, al suo debutto al Bar delle Baracche Verdi di Firenze

Da 13 anni, a Firenze, Materia Prima è un festival diffuso che porta in diversi luoghi della città – sia abitudinali che anomali – un teatro non usuale, frutto di un pensiero coerente ed innovativo.
Vi siamo giunti per assistere ad una curiosa performance allestita in un bar. Ma non un bar qualsiasi, quello delle Baracche Verdi, situato nel mitico quartiere dell’Isolotto, ai confini della città: spazi di socialità aperti a tutta la comunità per trasmettere la memoria alle nuove generazioni attraverso iniziative culturali ed esperienze creative.

Costeggiando l’Arno e i giardini che lo fiancheggiano, tra le luci del tramonto, siamo arrivati da Fabio Mascagni, che conoscevamo già come attore di Sotterraneo, che produce la curiosa e melanconica performance “Primo amore”, qui al suo debutto, scritta dalla drammaturga Letizia Russo.

Gli spettatori, raccolti intorno al bancone del bar, accolgono i pensieri segreti di un uomo che torna, dopo parecchi anni, da una grande città che lo ha ospitato per gran parte della sua esistenza al paese in cui ha trascorso la giovinezza.
In una visita che si preannuncia innocua e fugace, egli vuole capire gli eventuali mutamenti del paesaggio e la possibile persistenza di tratti ancora riconoscibili.
Ma una volta lì, tutto gli appare costrittivo ancorché anonimo, proprio come un tempo, non facendogli rimpiangere la fuga verso un mondo aperto a nuove e più consistenti possibilità.

Capiamo subito che il nostro protagonista è un uomo insoddisfatto, che trascorre una vita anonima e solitaria. Ad un certo punto, però, osservando di spalle l’uomo dietro al bancone del bar in cui casualmente è entrato per un caffè, gli sembra di riconoscere un’antica presenza, che piano piano gli appare familiare, nonostante il tempo passato, i capelli innervati di bianco e l’evidente grasso accumulato intorno al corpo, un tempo ben formato.

D’improvviso gli viene in mente, nitido, il ricordo di quella volta, la prima volta, in cui a quindici anni l’amore, quel tipo di amore appena sbocciato e tenuto per pudore segreto, era finalmente esploso. Un amore fulmineo e liberatorio, troppo presto tralasciato perché, agli occhi di molti, ritenuto colpevole e da dimenticare, fuggendo da quel persistente ricordo.

Ph: Leonardo Bocci
Ph: Leonardo Bocci

Inizia così, mescolando passato e presente, il flusso di memoria, in un continuo rincorrersi di spazi e tempi, che le parole regalate da Mascagni rendono vivo e palpitante.

Letizia Russo ci racconta quel primo amore centellinando ogni parola, affinché lo spettatore possa partecipare intimamente a una prima educazione sentimentale, a un inno alla giovinezza colmo di tutti i suoi ardori e speranze, ma anche delle catene spezzate in favore di una nuova libertà, seppur quanto mai effimera.

Mascagni non ha bisogno di alcun altro orpello scenico che ne accompagni le parole, nessuna musica, nessun costume: è la verità delle sue frasi che ci arriva dallo sgabello su cui è seduto mentre beve un caffè. Dall’altra parte del bancone non c’è nessuno, solo quel desiderio che emerge dal passato, e che riesce a farci immaginare benissimo.

“Primo amore” riesce a condensare, in 50 minuti di confessione, tutta la vita del protagonista. E lo fa in maniera melanconicamente spiazzante, attraverso un uomo di cui non conosciamo il nome perché, in fin dei conti, potrebbe essere benissimo uno di noi che, tornando indietro nel tempo, affronta ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere ma non si è realizzato.

In replica oggi, venerdì 13, e domenica 15 marzo alle ore 21.

PRIMO AMORE
di Letizia Russo
con e a cura di Fabio Mascagni
consulenza artistica di Francesco Migliorini e Francesca Valeri
assistente al progetto Giulio Mayer
produzione Sotterraneo

durata: 50′

Visto a Firenze, Bar delle Baracche Verdi, il 10 marzo 2026
Prima nazionale

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