Sogno creatore. Giorgina Pi e la poesia, tra mondo onirico e scrittura

Ph: Laila Pozzo
Ph: Laila Pozzo

Dal testo omonimo della filosofa spagnola Maria Zambrano, in cui il sogno e il suo linguaggio fanno da guida, un dialogo tra le poetesse Maria Luisa Spaziani e Niki Rebecca Papagheorghiou

Nonostante il suo dispiegarsi nel tempo, anche l’opera teatrale può disporsi secondo direttrici diverse rispetto a quella lineare, che ricalca, in metafora o traslata in una dimensione temporale specifica, lo scorrere del tempo. Sì: come la parola può riordinare in senso rettilineo, ad esempio, un testo iconografico, di per sé percettibile in un’unità di fruizione puntiforme, attraverso la figura dell’ekphrasis, così gli armamentari specifici del metteur-en-scène e del drammaturgo possono attribuire a un testo scenico una disposizione eccentrica e insofferente.

Giorgina Pi, ideatrice, regista, scenografa e drammaturga di “Sogno creatore”, l’ultimo lavoro di Bluemotion coprodotto con l’Angelo Mai, facendo propri gli assunti della danza e della performance contemporanee (ma, vedremo, in un particolare senso anche della regia d’opera), costruisce un atto scenico le cui dimensioni sono quantomeno tridimensionali, e in cui il fuoco non viaggia da un polo all’altro, dal principio alla chiusa, non attraversa una crisi, un acme, non punta a uno scioglimento, ma si aggira con un moto quasi browniano all’interno di uno spazio-acquario, libero di affrontare le tre direttrici dello spazio e di scavallare le sezioni che scandiscono il tempo. E ciò senza affidarsi all’alea del “talento” o dell’ispirazione momentanea, ma grazie a una sorvegliata gestione dei materiali e degli strumenti.

Le due performer, Sylvia De Fanti e Alexia Sarantopoulou, entrano in scena prima una, poi l’altra, e fanno base, almeno apparentemente, su due lettini da spiaggia.
Ci sono i lettini, c’è un ombrellone, ma si sfiderebbe chiunque a definire naturalistica la scenografia di questa spiaggia – una spiaggia dalla luce azzurra, punteggiata di un cielo rovesciato di stelle, come quello che Leopardi vedeva riflesso nel mare nella Ginestra; o uno specchio d’acqua costellato di (innocue?) meduse. Come in un sogno.

Ph: Laila Pozzo
Ph: Laila Pozzo

Questa scena, così come l’intero lavoro, dialoga costantemente con la condizione del sogno, quella descritta dall’opera di Maria Zambrano, prima reference di “Sogno creatore”, dal cui testo si appropria del titolo. Non sembra, in effetti, il sogno, anch’esso esente dalle umane dimensioni lineari di spazio e tempo? E non è forse anche grazie alla violazione di queste leggi che riesce a farsi carico di quel livello così profondo?

Le due attrici in scena, due bagnanti in costume intero che, nel finale, si immergono in una vera piscina di gomma, laggiù alla fine del profondo palco dell’Angelo Mai, si fanno portavoce di due poetesse in dialogo tra di loro: De Fanti è Maria Luisa Spaziani, al cui “Pallottoliere celeste” (uscito postumo nel 2019) dà voce; Sarantopoulou è la poetessa greca Niki Rebecca Papageorgiou, di “Il grande formichiere”, unico suo testo uscito in Italia, per i tipi di Argolibri, nel 2021.

Per la prima mezz’ora le due voci poetiche si esprimono in forma di monologhi, infine riescono a trovare lo spazio per un dialogo, anche grazie ad alcuni artifici, come l’uso della voce registrata, che reclama, grazie all’uso oculato di effetti, la propria differenza rispetto a quella live, ma che mantiene comunque una prossimità, un’umanità nel timbro e nella dimensione del volume. E in generale, l’ambiente sonoro, arricchito dalle canzoni della cantautrice greca Arleta, congiura con la disposizione di palco, con la lentezza controllata dei movimenti, con le peregrinazioni apparentemente opinabili nello spazio scenico, a quella sospensione, a quella impossibilità di appiglio al tempo che è propria (anche) di questo lavoro di Pi: una sospensione che può generare momenti di trance o di respiro condiviso con il palco, che si potrebbe immaginare lunga il doppio, o il triplo.

Ph: Laila Pozzo
Ph: Laila Pozzo

La messa in scena dei versi è dunque opportunità per richiamare nella forma scenica quella stessa perdita di proporzioni che informa la poesia contemporanea e, parlando dal punto di vista della ricezione, lo spettatore si trova nella stessa condizione del lettore di poesia, spedito in un percorso dai tradizionali tratti di levità e profondità.
D’altro canto, però, dal versante tecnico, l’attività registica e drammaturgica sopra questi testi non è poi così diversa da quella delle regie d’opera attuali, per cui la trama e il significato letterale delle singole battute perdono di importanza, mentre ne acquista la ricerca più generale di uno specifico tono, di uno specifico sistema di significanti, di una specifica voce scenica irreplicabile. Ma mentre il “libretto” lì diventa opinabile, qui la traccia materiale, verbale delle poesie, immersa in un ambiente apparentemente avulso, quella spiaggia azzurra accesa di lucciole, amplifica la propria presenza, e invece di ritrovarsi alienata (come pure spesso in quelle regie accade, a causa per lo più di un’insofferenza alla musica o di una aperta lotta allo statuto del melodramma), nel lavoro di Giorgina Pi si rileva e si fonde con gli strumenti rappresentativi, che diventano specificamente suoi.
Così “Sogno creatore” si configura non solo come un dispositivo di poesia in scena, ma come un’opera di poesia di scena.

Sogno Creatore
un progetto di Bluemotion
ideazione, regia, drammaturgia, scene Giorgina Pi
con Sylvia De Fanti, Alexia Sarantopoulou
dai testi di Maria Zambrano, Maria Luisa Spaziani, Niki Rebecca Papagheorghiou
ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai
musica Valerio Vigliar
cura del suono Cristiano De Fabritiis
luci Andrea Gallo
consulenza ai costumi Sandra Cardini
consulenze letterarie Elisabetta Garieri, Evanghelia Stead, Nana Papagheorghiou
traduzioni dal greco Elisabetta Garieri (ed. Argolibri), Alexia Sarantopoulou
accompagnamento al lavoro Benedetta Boggio
produzione Bluemotion/Angelo Mai
con il sostegno di Olinda Onlus

Durata: 55′
Applausi del pubblico: 2′ 15”

Visto a Roma, Angelo Mai, il 15 maggio 2026

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