Tra parole e pianoforte, Giuseppe Semeraro e Luigi Fracasso riportano in vita la parabola di Clara Wieck e Robert Schumann
Una luna sorniona sospesa sul palco. Un’aria leggera, a mitigare la canicola salentina. Il profumo quasi irreale di gelsomino che attraversa lo spazio come una presenza invisibile. Siamo a Lecce, all’Ortale dei Cantieri Teatrali Koreja, nell’ambito della rassegna outdoor Pollini. Tutto sembra predisposto all’ascolto. Non semplicemente alla fruizione di uno spettacolo, ma a quella rara disposizione dell’anima che permette alle parole e alla musica di trovare un varco.
Dentro questa cornice di naturale armonia va in scena “Sonata d’amore”, lavoro scritto e interpretato da Giuseppe Semeraro con l’accompagnamento al pianoforte di Luigi Fracasso.
E forse il termine accompagnamento è già insufficiente. Perché ciò che accade in scena non è una sovrapposizione di linguaggi. Non è teatro con musica, né concerto intervallato da parole. È un organismo unico. Un respiro condiviso. Un dialogo che procede per necessità interna, dove la musica sembra generare il racconto e il racconto, a sua volta, schiudere nuovi spazi alla musica.
La storia è quella di Robert Schumann e Clara Wieck, conosciuta che era una bambina. Ma fin dai primi minuti si comprende che il cuore dello spettacolo non è la ricostruzione biografica. È piuttosto la ricerca di quel punto misterioso in cui l’amore diventa vocazione e la vocazione diventa destino.
Semeraro attraversa questa materia incandescente con la delicatezza di chi sa che alcune storie non vanno spiegate ma ascoltate. Costruisce una drammaturgia fatta di lettere, confessioni, memorie e immagini poetiche che si susseguono come movimenti di una partitura. La sua voce avvolgente possiede qualcosa di antico. La sua lettura non interpreta i personaggi: li lascia emergere. Li accoglie. Li accompagna verso lo spettatore senza mai forzarne l’emozione. La forza poetica del testo, dosatissima, coniugata alla bellezza dello scambio epistolare originale, è il valore aggiunto per lo spettatore.

Accanto a Semeraro, il pianoforte di Luigi Fracasso.
Le musiche di Schumann e Brahms abitano il racconto. Le sonorità si fanno ora inquiete e delicate, ora oniriche e prepotenti. Vibrano nell’aria come presenze vive. I “Papillons” custodiscono l’ebbrezza della giovinezza e della scoperta; le “Kinderszenen” sembrano riportare alla luce il mondo interiore della piccola Clara; la “Sonata in fa diesis minore” diventa la voce di un sentimento che non può più nascondersi. E poi il precipizio, le ombre, la malattia, le allucinazioni da alcol e disperazione, fino alle “Variazioni Fantasma”, dove la musica sembra davvero affacciarsi sul bordo dell’indicibile.
Fracasso non cerca mai l’esibizione virtuosistica. La sua è una presenza vigile, capace di restituire tutta la complessità di una scrittura che oscilla continuamente tra abbandono lirico e tormento interiore. Ogni nota sembra trovare il proprio posto naturale dentro il racconto.
L’impressione costante è quella di assistere a un sodalizio perfetto. Parola e musica non si contendono lo spazio. Lo condividono. Si ascoltano. E proprio l’ascolto reciproco è il plusvalore di questo connubio.
Le lettere tra Clara e Robert arrivano al pubblico con una semplicità disarmante. Non sono documenti provenienti da un altro secolo ma frammenti di vita pulsante. Il loro amore attraversa gli ostacoli imposti dal padre di Clara, le separazioni, le tournée, le crisi depressive di Schumann, fino agli anni della malattia e dell’internamento a Endenich. Eppure “Sonata d’amore” non indulge mai nella tragedia.
Semeraro sembra condividere con Danio Manfredini e Gigi Gherzi, compagni di varie avventure teatrali, una qualità rara: la capacità di guardare la fragilità umana senza trasformarla in spettacolo. La follia di Schumann rimane un territorio misterioso, irriducibile a qualsiasi spiegazione. Non viene mostrata, ma evocata.
Nel finale, quando le parole di Clara accompagnano gli ultimi giorni del compositore, il tempo sembra rallentare. La luna sopra il palco, il profumo di gelsomino, la brezza leggera e le ultime note del pianoforte finiscono per entrare nella drammaturgia stessa. Come se lo spettacolo avesse lentamente assorbito il paesaggio circostante.
Forse è questo il dono più prezioso di “Sonata d’amore”. Ricordarci che esistono ancora luoghi e momenti in cui l’arte riesce a sospendere il rumore del mondo. E in quel silenzio ritrovato, tra una parola e una nota, tra un respiro e l’altro, continua a vibrare qualcosa che assomiglia molto all’amore.
SONATA D’AMORE
testi e voce recitante Giuseppe Semeraro
pianoforte Luigi Fracasso
musiche di Robert Schumann e Johannes Brahms
durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 2’
Visto a Lecce, Cantieri Teatrali Koreja – Ortale, il 20 giugno 2026
