
Il podcast dell’intervento telefonico di Mario Bianchi e Renzo Francabandera dopo il debutto della Divina Commedia di Eimuntas Nekrosius a Vie Scena Contemporanea Festival. Trasmessa in diretta alle 11 del 27 maggio 2012 su Live?
Ecco qualche anticipazione della ‘frizzante’ conversazione di oggi dal vago sapore zavoliano:
RF – Sono scappato dopo il terribile primo atto. Un primo atto in cui Nekrosius, di fatto, ha deciso di sviluppare solo il livello letterale e a malapena ha accennato il livello allegorico dell’opera dantesca.
MB – Nella seconda parte, invece, ci sono momenti, sprazzi di grande teatro.
RF – Perchè un regista del calibro di Nekrosius arriva a questa lettura da Bignami della Divina Commedia? Perchè non chiede supporto a qualcuno che lo aiuti a contestualizzare nell’epoca, nel letterario, nel filosofico del tempo in modo da riuscire a distillare del testo?
MB – Fondamentalmente Dante non gli appartiene, è un mondo distante da lui. Ci sono alcuni momenti belli, però…
Come diceva Rossini di Wagner: “Ci sono dei bei momenti e dei brutti quarti d’ora”.
RF – E qui scatta l’implicito, ma anche ovvio, paragone con l’ultimo tentativo di un grande regista di lavorare sulla Commedia: Castellucci.
MB – Io ricordo anche quello di Lombardi e Tiezzi… era molto bello.
RF – Quando un’opera, dati certi postulati, dati alcuni testi, date alcune drammaturgie non arriva ad indagare dei livelli superiori, dei livelli più profondi e interessanti, è compito del critico aiutare lo spettatore a leggere queste mancanze.
MB – …Ma umilmente, anche, essere accompagnamento dell’artista, oltre che lo spettatore.
RF – Bisogna anche che vengano meno un po’ di riverenze nel nostro lavoro… Il peccato originale di questa generazione di critica è quello di eliminare la mediazione. La carta stampata non ti consente l’interazione, ma Nekrosius – magari – potrebbe star sentendo la nostra diretta. Magari chiama in diretta.
EN – Frase incomprensibile in corso di traduzione.
Buon ascolto!
