Due coreografie molto diverse per Viola Scaglione in “Secondo quarto di luna” e per Shechter II, la formazione giovanile guidata dal coreografo inglese, protagonista di “In the brain”
Torinodanza sceglie di definire questa sua nuova edizione, in corso fino all’11 ottobre, con una frase semplice quanto diretta: “Dance Matters” (la danza conta, è importante), e come ogni anno propone per la rentrée della stagione un programma internazionale d’eccezione. Senza dimenticare le realtà italiane, come dimostra la presenza di “Secondo quarto di luna”, coreografia di e con una intensa Viola Scaglione (dal 2015 direttrice del BTT – Balletto Teatro di Torino). Un “primo tempo” più intimo e personale, all’intero di una serata che troverà il suo contraltare d’impatto con Hofesh Shechter.
Lo spazio è spoglio, abitato solo da alcuni microfoni a terra che amplificano i rumori dei piedi e da piccoli fari sospesi che tagliano il buio dall’alto.
Viola Scaglione entra dalla platea col volto nascosto da una parrucca scura, una maschera che la precede. Si posiziona nell’angolo in fondo a destra: è lì che il viaggio comincia ed è lì che si concluderà.
Tutto parte dal respiro: dal respiro il corpo prende vita, dando forma a un vero e proprio attraversamento che traccia una diagonale netta dal fondo fino al proscenio, con occasionali derive che si aprono al resto del palco.
Anche senza conoscere il processo creativo dello spettacolo, ci si trova di fronte a una danzatrice che sembra fare i conti con la propria storia, affidandone alla danza l’evocazione. E lo fa non solo attraverso i movimenti ma nei dettagli dei costumi e degli oggetti scenici: un tulle, una felpa da sala prove, fino a quelle parrucche che a un certo punto diventano due, evocando quei lustrini che alludono ai ringraziamenti finali con il pubblico.
È un corpo che sente e si mette in relazione, in un rapporto fatto di fusione, amore e contrasto, forza e fragilità. In scena c’è la verità di una donna che la danza l’ha attraversata tutta e adesso mette in scena un atto vitale, politico e poetico per “radicarsi nel proprio presente, mostrarsi intera anche nell’incompletezza”.
E la bellezza nasce proprio dalla maturità del corpo, dall’espressività che passa attraverso lo sguardo, le mani e i piedi, quei piedi che continuano a inseguire la memoria del balletto assimilato fin da bambina.
Una performance, in prima nazionale, senza filtri né trucchi, che si avvale di un lavoro corale tutto al femminile: la co-regia di Silvia Gribaudi, il movement coaching di Marta Ciappina e il processo creativo condiviso con Doriana Crema, sostenuto da una partitura tecnica fatta dall’intimo ed efficacissimo disegno sonoro di Max Viale e dalle raffinatissime luci di Luca Serafini, che a un certo punto moltiplica l’artista in tre ombre di misura diversa, proiettate su pareti e fondale.

La serata prosegue con “In the brain” di Hofesh Shechter, ispirato a “Cave”, breve coreografia prodotta da Martha Graham Company, Studio Simkin e Sharing Space che esplorava la vita notturna e la danza nella sua dimensione trascendentale.
Se il lavoro di Scaglione è la restituzione di un viaggio personale, qui irrompe in scena una massa esplosiva e corale: otto giovani danzatori, provenienti da parti diverse del mondo, si muovono all’unisono, come un branco. All’inizio avanzano insieme con un’andatura fluida, quasi liquida, poi si disperdono in ogni direzione creando figure che sembrano evocare – complice il commento sonoro – la fauna dei fondali marini. Ma, tenendo a mente il titolo dell’opera, capiamo presto di trovarci semmai dentro la mente umana: i corpi diventano forze pulsanti, alternando ritmi sorprendentemente veloci a improvvisi rallentamenti.
È una performance profondamente viscerale, che ha la forza di un rito e di una trance collettiva, un’energia tribale ed evocativa, sottolineata da posture e movimenti – come le mani giunte e il busto chinato – che richiamano la preghiera e tradizioni ancestrali fino a scivolare in un’atmosfera da rave. Una marea cinetica che finisce per travolgere anche chi guarda: lo spettatore viene risucchiato in quel flusso e si perde nel movimento, abbandonando il rassicurante ruolo di osservatore esterno.
Di fronte a corpi umani e a ritmi capaci di reggere un simile dispendio fisico il fascino è totale; come del resto avviene quando si riflette su cosa accade nella mente umana.
In una scena vuota, tutto è affidato alla potenza degli interpreti, dagli abiti casuali e disparati, come a sottolineare l’universalità del messaggio, sorretto da una musica travolgente e un disegno luci (di Tom Visser) radicale, che alterna bui profondi e prolungati a bagliori accecanti.
Pur muovendosi su scale opposte, in fondo le due performance sembrano dialogare proprio a partire da ciò che accade nei territori dell’interiorità. Se Viola Scaglione ci guida attraverso le pieghe di una drammaturgia intima, un racconto di vita, memoria e maturità, Hofesh Shechter azzera la narrazione lineare per spalancare le porte del rito. Nella sua performance non c’è una storia da decifrare, ma un atto puro che continua a scorrere e a travolgere.
Due modi diversi di abitare mente e corpo: l’uno che confida nel racconto e nella traccia del vissuto, l’altro che si abbandona all’energia irrefrenabile di un flusso che non si interrompe mai.
SECONDO QUARTO DI LUNA
di e con Viola Scaglione
co-regia Silvia Gribaudi
movement coach Marta Ciappina
processo creativo Doriana Crema
sound design Max Viale
costumi Mariateresa Grilli
light design Luca Serafini
creative producer Ewa Gleisner
BALLETTO TEATRO DI TORINO
Durata: 40′
Applausi del pubblico: 2′
IN THE BRAIN
di Hofesh Shechter
interpreti Matilde Agostinone, Teige Bisnought, Nagga Baldina, Federica Fantuzi, Woojin Kwon, Armand Lassus, Skiye Nataliah, Ella Roberts
coreografia e musica Hofesh Shechter
disegno Luci Tom Visser
design costumi Osnat Kelner
Durata: 55′
Applausi del pubblico: 3′
Visti a Moncalieri (TO), Fonderie Limone, il 19 settembre 2026
