Umbria Danza Festival 2026. E’ tempo di agire

Falena (ph: Simone Rossi)
Falena (ph: Simone Rossi)

A Perugia dieci giorni di danza diretti da Valentina Romito. Tra gli artisti ospiti gruppo nanou, Elisa Sbaragli e Adriano Bolognino

“Accorgersi” è la parola che riecheggia dentro dopo aver incrociato la strada, in questa estate immersa in chilometri di festival, eventi, occasioni, con il sorprendente Umbria Danza Festival.

Dall’11 al 21 giugno Perugia si muove tra luoghi d’arte, incontri nel sali e scendi del capoluogo e il Complesso S. Anna, sede storica del Dance Gallery diretto da Valentina Romito, che vede quest’ultima alla direzione artistica di quello che, al suo quinto anno di vita, si può dichiarare tra i festival da segnare e segnalare a coloro che non ne avessero ancora incrociato le strade, e i passi.

Ci arriviamo il 19 giugno, tra il Festival internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e il proiettarci verso la Biennale Teatro. E non potevamo essere più fortunati.

“Accorgersi” ce lo dice con il suo modo accogliente, bonario, competente e visionario Michele Pascarella, critico e divulgatore, che “attraversa festival, teatri, musei, spiagge, colline e montagne. Dal 2020 lo fa in compagnia della cagnolina Emma, filosofa scodinzolante”. Confermiamo tutto, in particolare la presenza della filosofa Emma a “Vieni a (vedere la) danza con me?”, dal format “L’arte di accorgersi”, laboratorio per spettatrici e spettatori, con o senza esperienza di danza, curiosi di scoprire di più sulla danza contemporanea, le sue diverse forme, il modo in cui le si guarda e le si nomina, forse per la prima volta nell’avvicinarsi a un festival.
Apriamo le danze così, accorgendoci, dopo essere stati accolti dall’organizzazione con un evento conviviale con prodotti a Km 0, e la possibilità di avere un primo incontro, informale, con artiste e artisti, organizzatori, giornalisti.

Un’altra parola che viene in mente è “prossimità” in questo accorgersi che avviene all’Umbria Danza Festival, che “trasforma la città di Perugia in un palcoscenico della danza contemporanea, intrecciando spettacoli, arte e sperimentazione con il patrimonio artistico e culturale dell’Umbria”.
Sotto l’egida del claim di quest’anno: TIME. Take your time back. “Umbria Danza Festival 2026 riparte da qui. Dal tempo. Il tempo è uno dei quattro elementi con cui l’artista dialoga, che manipola, che contrae ed estende. Ed è l’elemento che accomuna e fa incontrare la creazione e il pubblico: un tempo comune che si spende insieme. Ma sento forte l’esigenza di trasformare il tempo in responsabilità civica: è tempo di agire, con i corpi, di rimetterli al centro del dialogo: corpi che abitano le strade e le piazze per incontrarsi, corpi che respingono l’odio tendendo la mano agli altri per ritrovare un equilibrio”, racconta Valentina Romito dalle note del festival, citando anche T. S. Eliot.

Una sinergia importante è con il Teatro Stabile dell’Umbria, tanto che il suo responsabile della programmazione della danza, Marco Betti, lo troviamo ad accoglierci nel primo dei momenti spettacolari di questa lunga giornata all’ingresso della Galleria Nazionale dell’Umbria: tra i capolavori di Beato Angelico e il Perugino assistiamo a “Fuori quadro” del gruppo nanou, un evento pensato per le pinacoteche del Cinquecento e Seicento, in cui il corpo entra nello spazio del dipinto per prolungarne le tensioni.
I corpi sono quelli di Carolina Amoretti, Marina Bertoni e Andrea Dionisi, che, vestiti di colori d’oro e blu intenso, ondeggiano in quell’oltremare che si fonde col cielo mentre dialogano tra di loro, e con lo spazio, i quadri che affiorano dal tempo. Attraversano le sale, passando da un capolavoro all’altro; danno essenza incantatrice al “Fuori Quadro” che vive delle coreografie di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci. Ed è proprio lo sguardo amorevole di Amico che li custodisce, come quello di un demiurgo, di un pittore che pennella la realtà, silenzioso, solo osservando, sorridendo.
Seguono, i tre danzatori, la strada tracciata dal colore, quella dei drappi dorati che corroborano come cordoni ombelicali il legame imprescindibile che connette l’uomo con la sua arte. In una danza morbida tracciano fili sottili di capelli, gesti, corpi flessuosi, per trasmettere dolcezza e forza, mentre assistiamo alla magia della “forma del corpo che si apre, si ripiega, deborda nella cornice”.
Mentre Amoretti, Bertoni e Dionisi si ritrovano alla fine insieme nella sinuosità della loro danza, si alza Marco Valerio Amico per segnare con un sorriso la conclusione di quel viaggio, accolto da un sincero e lungo applauso.

Scopriremo che quel drappo, dai panneggi lunghi e dorati, quella scia d’oro accompagnerà anche la danza misteriosa di Marina Bertoni in “Camera 2046 – Overlook Hotel”, in prima nazionale il 20 luglio, che non abbiamo potuto vivere, ma speriamo di farlo presto, per ascoltarne il mistero che può racchiudere e condividere. Un progetto pluriennale del gruppo nanou, quello di “Overlook Hotel”, che esplora il legame tra corpo, spazio, percezione e memoria, come capitoli principali di questo viaggio.

Lasciamo la Galleria Nazionale dell’Umbria per proiettarci alla volta del Complesso S. Anna per “Falena”, nuova coreografia di Elisa Sbaragli, in un assolo assoluto di Alice Raffaelli, “presenza fragile e tenace, attratta da ciò che brilla, e allo stesso tempo timorosa”.
Suono penetrante di Edoardo Sansonne, cura amorevole di Marco Burchini, “Falena” debutta nella Sala S. Anna per 30 minuti di una danza vibrante che cura, portando (ri)nascita. Ancora una volta insieme ad Alice Raffaelli dopo “Se domani”, dove quest’ultima dialogava con Lorenzo De Simone, Sbaragli prosegue nella sua indagine sul corpo come materia plasmabile e strumento di percezione, memoria e narrazione.
Produzione TIR Danza, per un progetto speciale a InCastro Festival, “Falena” nasce e cresce penetrante nella danza sempre più sincopata di Raffaelli, dolorosamente indimenticabile, corpo avvolto d’argento, che vortica nello spazio sacro della sala per rompere gli argini andando nel, tra, il pubblico, per poi ritornare sullo spazio scenico, in un movimento sempre più spasmodico ed estenuante, nell’ascesa da larva a falena, dal timore della nascita all’esigenza vibrante della vita. Da non perdere.

Last Movement of Hope II - Organi (ph: Simone Rossi)
Last Movement of Hope II – Organi (ph: Simone Rossi)

Per chiudere questo viaggio, che è anche un invito alla scoperta dei luoghi in cui si fa e si può fare arte, spettacolo e intrattenimento di qualità a Perugia, ci ritroviamo nell’Arena di Borgo Bello, dove ci aspettano due “Movimenti” di Adriano Bolognino: “Last Movement of Hope II – Organi”, e “Nella Neve”. Entrambi accompagnati da due sottotitoli suggestivi: il primo “Tra fragilità e forza, un contenitore di storie umane”, il secondo “Una nevicata che diventa bufera. Una bufera che diventa metafora di crescita”.
Bolognino, nato a Napoli nel 1995, tra le ultime coreografie che ha seguito quelle dell’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
Nelle luci e nello spazio del due volte premio Ubu Gianni Staropoli, nelle musiche di Peter Gregson, “Organi” esplora “l’intimità del corpo umano, la sua fragilità e la sua forza, simboleggiate dagli organi, che ci abitano e ci definiscono, eppure, spesso ci sfuggono”. Tutto questo grazie al cast di danzatrici a rotazione Cristina Roggerini, Laura Dell’Agnese, Gaia Mondini, che non si risparmiano in scena. 

Danzatori di “Nella neve”, anche questa una produzione Körper, sono invece Giovanni Karol Borriello e Lorenzo Molinaro (MM Contemporary Dance Company, che coproduce), che ricevono la grazia della trasformazione, e di un genere indefinibile nella sua polimorfica possibilità, con la perizia dei costumi bianchi all’uncinetto che avvolgono i corpi dei due, realizzata da Rosalba Mercurio e dal Club dell’Uncinetto. Ci pongono di fronte a quella che veniva annunciata come una bufera, e che rispetta nell’irruente bravura dei due le premesse, donandoci alla fine una rinascita.

Intanto è notte a Perugia, gli applausi continuano all’Arena di Borgo Bello per quella “Neve” sperata, risveglio agognato. E riecheggiano i versi citati, invocati, dalla direttrice artistica Valentina Romito nella presentazione di questa quinta edizione: “At the still point of the turning world, there the dance is – scrive T.S. Eliot. Noi siamo il punto fermo del mondo che gira; è lì che accade la danza. Danzare, oggi, è l’atto più urgente di tutti. Let’s dance!”.

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