Tra ombre cinesi, pianoforti notturni e vapori di bosco, Raffaella Giancipoli trasforma una fiaba russa in un rito per imparare a scegliere
Non tutte le fiabe cominciano con “C’era una volta”. Alcune iniziano con un sì. Un sì detto troppe volte. E diventa abitudine, carezza, gabbia. “Vassilissa e la Babaracca” affonda le mani proprio lì, in quel punto delicatissimo in cui l’obbedienza smette di essere virtù e diventa smarrimento. E lo fa con la grazia silenziosa delle cose che non hanno bisogno di gridare per farsi ascoltare.
La fonte è antica – la fiaba russa di Afanasiev riletta da Clarissa Pinkola Estés in “Donne che corrono coi lupi” – ma la scena è viva, presente, pulsante. In questa versione firmata da Kuziba Teatro, con Annabella Tedone e Bruno Soriato diretti da Raffaella Giancipoli, la fiaba non è racconto morale ma attraversamento. Non insiste sugli eventi, non indugia nella trama: preferisce scavare nel respiro della protagonista.
Vassilissa è una bambina che non si oppone mai. Fa l’inchino, accenna piccoli passi di danza, scrive lettere al padre in un rituale tenero e ostinato. In quei momenti, le ombre cinesi disegnate dalle luci delicatissime di Tea Primiterra trasformano il palco in una pagina sospesa. Sono luci notturne, mai invadenti: nascondono e rivelano, accarezzano e inquietano. È la luce a raccontare il passaggio, dall’infanzia protetta al bosco interiore.
La bambola lasciata dalla madre è presente, ma resta in sordina. Non domina la scena, non compie magie spettacolari. È un oggetto discreto, quasi timido. E la scelta è precisa: la magia qui non è effetto speciale, è memoria. È ciò che la bambina trattiene dentro di sé, ciò che ha imparato e custodisce. Non si nominano mai le sorellastre; la storia si concentra sull’essenziale, asciugata fino all’osso emotivo. Il conflitto è interiore prima che esterno.
La scena di Bruno Soriato è un piccolo mondo mutevole. Lenzuola che diventano letti, panni, veli con cui danzare sottovoce; una cassa che si trasforma in tomba, muro, armadio, rifugio. Oggetti semplici che cambiano natura come nei giochi dei bambini, quando basta un telo per inventare un regno. Nel bosco, vapori e fumi rendono l’aria densa. La casa della Baba Jaga è un congegno inquieto, un corpo che respira.
Le musiche originali di Mirko Lodedo e Francesco Bellanova sono presenza viva. Il pianoforte è caldo, avvolgente, pieno. Poi, improvvisi, arrivano percussioni, stridori, rombi profondi che fanno vibrare l’aria. Il suono diventa bosco, minaccia; diventa cuore che batte più forte. Non accompagna: costruisce.

Annabella Tedone è una Vassilissa di sorprendente autenticità. Non imita l’infanzia, la abita. La sua forza è nella limpidezza. Anche quando l’ombra si addensa, quando la voce della strega si fa stridula e rabbiosa – e qui Bruno Soriato dà prova di versatilità, passando dal padre alla matrigna, dalla madre alla strega con cambi di postura e timbro – la bambina non perde mai del tutto la fiducia. Baba Jaga non mostra il volto: si nasconde in qualcosa di orrido per fare paura. Ma sotto l’aggressività si intuisce un tremore, una solitudine antica. È una creatura che colpisce perché teme di essere ferita.
E quando arriva il fuoco, non è un effetto pirotecnico. È una conquista silenziosa. Il sì finalmente incontra il no. La luce non serve a bruciare il mondo, ma a distinguere. È qui che la lezione di Clarissa Pinkola Estés si fa carne scenica: l’istinto non è ribellione cieca, è discernimento. La madre non salva con un incantesimo; salva perché ha insegnato. La bambina non è protetta dalla magia, ma dalla memoria di ciò che è.
“Vassilissa e la Babaracca” è uno spettacolo che parla ai bambini con immagini affascinanti – ombre, danze, pianoforti notturni – e agli adulti con una domanda sottile: quante volte abbiamo detto sì quando volevamo dire no? Senza didascalie, senza proclami, il teatro si fa bosco e ci invita ad attraversarlo.
Lo spettacolo è andato in scena a Brindisi, confermando la capacità di Kuziba Teatro di coniugare poesia visiva e profondità simbolica in un lavoro consigliato dai sei anni in su, ma necessario a ogni età in cui si abbia ancora il coraggio di accendere il proprio fuoco.
Vassilissa e la Babaracca
con Bruno Soriato e Annabella Tedone
disegno luci Tea Primiterra
scene Bruno Soriato
musiche originali Mirko Lodedo e Francesco Bellanova – Casarmonica Edizioni
costumi Raffaella Giancipoli
tecnico di scena Angelo Piccinni
cura della produzione Annabella Tedone
regia Raffaella Giancipoli
con il sostegno di Explorer/Spazio PolArtis, Res Extensa, Sistema Garibaldi, Armamaxa Residenza Teatrale, Teatro delle Condizioni Avverse
si ringrazia Compagnia Burambò e Senza Piume Teatro
durata: 1h
età: dai 6 anni
Visto a Brindisi, Teatro Don Bosco, il 22 febbraio 2026
