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Anna Cappelli. Claudio Tolcachir dirige Valentina Picello fra leggerezza e tragedia

Valentina Picello è Anna Cappelli

Valentina Picello è Anna Cappelli

A quasi 30 anni dalla scomparsa di Annibale Ruccello, un nuovo allestimento per l’intenso monologo del drammaturgo napoletano

Il regista argentino Claudio Tolcachir, che avevamo già apprezzato per “Edificio 3”, questa volta si appropria di un testo non suo, scritto dal drammaturgo Annibale Ruccello nel 1986, poco prima di morire in un incidente stradale. Per farlo, lo astrae dal suo ambiente naturalista, una modesta casa di Latina, per restituircene, ancor più profondamente, l’anima intima, quella rappresentata da una donna che cerca di riscattare la sua condizione, come ancora tante anche oggi.

Non è un appartamento in senso tradizionale, quello che ci troviamo davanti; o forse, in tempi felici, quando l’amore tentava di possederlo, lo è stato: oggi, davanti a noi, ci accoglie invece un ambiente devastato (le scene sono di Cosimo Ferrigolo), immagine perfetta di chi lo sta abitando. Un terriccio scuro, incolto, copre il pavimento, in cui vediamo incuneata una lavatrice, un frigorifero capovolto a terra, e vicino ad esso il lampadario di cristallo che forse un tempo dava luce, e poi ancora una vecchia cyclette, una poltrona démodé e un grande specchio girevole. L’impressione è che vi sia passato un piccolo tsunami.

Anna Cappelli

È qui che abita Anna Cappelli, il cui nome non ha bisogno di essere messo tra virgolette, perché Anna Cappelli non è solo il nome di uno spettacolo o di un personaggio; Anna Cappelli è una persona, un’esistenza a cui il teatro è riuscito a donare vita, anche se lei quella vita forse non avrebbe voluto trascorrerla così. Ma ormai è tardi, tutto è già avvenuto.

Anna Cappelli – che il suo autore, morto troppo presto, ci ha abituato ad amare – ha un’esistenza simile ad altre: è un’impiegata oppressa dalla famiglia e poi dalla sua padrona di casa, che vorrebbe ritagliarsi uno spazio autonomo nel mondo, e invece lotta contro mille difficoltà. E’ simile a quelle donne che vivono una vita solo sognata, perché la realtà le ha fagocitate inesorabilmente altrove. Vive parlando/si: sola, in quell’ambiente desolato, cerca di farsi forza, dialogando con i fantasmi che hanno attraversato la sua esistenza: la moralista signora Tavernini, l’affittuaria dell’appartamento che Anna ama poco per la puzza che lo invade; la sua cameriera Adele, con cui riesce poche volte ad andare al cinema; la sorella Giuliana, che si è appropriata della sua stanza di bambina, e infine il benestante ragionier Tonino Scarpa, che vive ancora con la sua tata. Sarà lui l’amore tanto agognato?
Ma tutto ciò che appare nel delirio del suo racconto non le è mai appartenuto veramente; Anna non ha mai potuto gridare con soddisfazione la parola “mio”, perché nessuna cosa, nessuna persona le è mai appartenuta davvero. Nemmeno Tonino, con quella tata così possessiva che è stata capace di allontanarlo da lei.
Così non le resta che mangiare, letteralmente, il suo Tonino; solo in questo modo sarà finalmente suo: “Tu sei la mia vita, altro io non ho”.

In un ruolo che ha visto interpreti, in passato, Anna Marchesini, Alvia Reale e Maria Paiato, è questa volta Valentina Picello (miglior attrice Premio della Critica 2025) a restituirci l’intenso monologo. E lo fa con una varietà d’accenti encomiabile, grazie anche al contrappunto dalle canzoni significanti di Gino Paoli e di quel “Porque el amor, fatalità” di Raffaella Carrà, cantata a squarciagola sulla cyclette, forse unico momento felice della sua vita.
Valentina/Anna, con l’arma più affilata che possiede per difendersi e manifestarsi, la parola, che sembra prendere ulteriore forza e sapore anche dalla foggia cangiante della sua capigliatura, evoca e crea ciò che perfettamente sa farci vedere: tutte le emozioni che la attraversano, a tratti venate da una paradossale ironia, tra momenti di rimpianto, disgusto, rabbia e (poca) felicità.
In scena allo Stabile di Torino da oggi al 16 novembre.

ANNA CAPPELLI
di Annibale Ruccello
regia Claudio Tolcachir
con Valentina Picello
scena Cosimo Ferrigolo
luci Fabio Bozzetta
produzione Carnezzeria
In coproduzione con Teatri di Bari, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
In collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 7 novembre 2025

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