A Torre Maura a Roma, il festival diretto da Chiara Crupi e Nicola Danesi De Luca porta meraviglia in luoghi insoliti
Ci sono festival che aspettano il pubblico. E poi c’è Anomalie, che da vent’anni fa il contrario: prende il circo contemporaneo e lo porta là dove normalmente nessuno penserebbe di cercarlo.
A Torre Maura, periferia est di Roma, il parco delle Canapiglie torna a cambiare pelle. Dal 4 al 13 settembre diventa piazza, arena, pista, teatro senza pareti. Un luogo fuori asse, dove può capitare di alzare gli occhi e trovare un corpo sospeso, una clava che sembra avere dimenticato la gravità, due clown allo sbando, un gruppo di artisti capace di trasformare un prato di periferia in una galassia.
È questo, in fondo, il piccolo grande miracolo di Anomalie: la sperimentazione in periferia, con il festival di nuovo circo contemporaneo ideato e diretto da Chiara Crupi e Nicola Danesi De Luca, promosso da Kollatino Underground. Il presupposto è che la ricerca debba esulare dai soliti luoghi deputati alla cultura.
Giunto alla XX edizione, Anomalie non vuole celebrare sé stesso. Somiglia piuttosto a una creatura che continua a crescere sottoterra, per riemerge in un punto diverso del quartiere.
Dimenticate il tendone, gli animali, il numero di bravura fine a sé stesso. Il circo contemporaneo è un’altra cosa: corpo, rischio, poesia, comicità, danza, teatro fisico, musica, oggetti, equilibrio, vertigine. E soprattutto una domanda: che cosa può diventare un corpo quando smette di obbedire alle regole quotidiane?
Dal 4 al 13 settembre sono 32 gli spettacoli che attraversano le sei serate principali, tra prime nazionali, anteprime e debutti assoluti. Una piccola enciclopedia scritta con il corpo anziché con le parole. Anomalie privilegia spettacoli muti, capaci di attraversare lingue, generazioni e provenienze. Perché una caduta può essere comica a Roma come a Buenos Aires; una vertigine è tale in qualunque idioma; e due persone e la ricerca disperata d’equilibrio non necessita di traduttore.
Si comincia con i clown. Ma senza naso rosso. Il Duo Agua und Fire, Alessandro Maderni e Tommaso Mirabella, arriva con “C.I.R.C.O. – Come inseguiamo ridendo certi orizzonti”, un carro traballante, due clown allo sbando e un sogno che sembra irragionevole. Maderni torna anche da solo con “Billy the chicken show”, mentre Mirabella porta in strada “Atto scemo in luogo pubblico”, titolo che già contiene una dichiarazione di poetica. Rufino Clown, con “Gran Teatro dentro”, mette invece in scena il multi-caotico mondo interiore del clown.
Anomalie inciampa volutamente nella parola più difficile: periferia. «Fino a poco tempo fa, quando si nominava la periferia, la prima parola che arrivava era “disagio”. Mancanza di servizi, distanza dal centro, difficoltà quotidiana – raccontano Crupi e Danesi – Il senso che diamo a questa parola, però, in vent’anni si è trasformato in profondità».
Non è soltanto una sensazione. È una traiettoria concreta. Anomalie nasce nel 2007 a Casale Caletto, attraversa il Tiburtino e la Prenestina, arriva al Parco di Aguzzano, quindi dal 2017 approda al Parco delle Canapiglie e per alcuni anni passa anche da Largo Mengaroni, a Tor Bella Monaca. Un festival nomade dentro la periferia, prima ancora che dentro il circo.
«Nella prima edizione montammo il tendone dove ancora non esistevano le strade asfaltate, solo palazzoni e famiglie lontane da qualsiasi proposta culturale. Da lì abbiamo attraversato i parchi di Roma Est, strappandoli poco alla volta al degrado e restituendoli colorati di sorrisi».
È una frase che vale quasi come una fotografia. Perché racconta anche il senso politico, prima ancora che artistico, di questa esperienza: non portare cultura alla periferia, ma costruirla con la periferia.
Uno dei tratti più interessanti dell’edizione 2026 è la forte presenza femminile. A partire da Jimena Cavalletti, che porta “B.O.B.A.S. – Banda Orquestal Benéfica de Actos Sepulcrales”, performance visionaria che cammina sul filo tra comico e macabro.
Dall’Andalusia arrivano poi le sorelle di Cia La Buffa, con “Ni Fu.. Ni Fa”: clown, attesa, complicità, incertezza. E quella particolare forma d’amore che soltanto due sorelle capaci di stare insieme sulla scena possono trasformare in materia comica. Mentre Melanie Suarez presenta “Melaza”, una performance latinoamericana che mescola le arti in una dolce ricerca sull’identità.
Non è soltanto una questione di numeri. È uno sguardo che cambia. Corpi, immaginari, autorappresentazioni: il circo contemporaneo allarga il proprio campo visivo e Anomalie lo registra, lo accompagna, qualche volta lo anticipa.
C’è un momento in cui il festival entra decisamente nel territorio della sperimentazione. “Isaac Valle”, con Lebe Street, porta la giocoleria in movimento su due ruote. Giorgioliere, alias Giorgio Maria Laganà, formatosi alla scuola di circo di Guadalajara, presenta “Undici”, un solo nel quale le clave vengono tagliate, ricomposte, incastrate, trasformate in qualcosa che sembra appartenere più alla geometria che alla giocoleria. Pallotto, con “Comipop”, mescola invece clownerie, cultura pop e ricerca dell’equilibrio.
L’acrobatica sposta il discorso sulla relazione. Il corpo non è più soltanto strumento: diventa interlocutore e appiglio.
Il Duo Bau, con “Doppie punte”, lavora sul confine sottile tra equilibrio e vertigine. Il Duo Padella, con “About”, costruisce un dialogo fisico tra due corpi che cercano prima di capirsi e poi, forse, di danzare. Il Duo Flosh arriva con l’anteprima nazionale de “L’alchemico duo”, dove materia, oggetti e corpi entrano in un processo continuo di trasformazione.
E il Teatro Bislacco, con “Totem tango”, mette due esseri umani e un mondo di mattoncini colorati dentro una specie di tango acrobatico all’ultimo incastro. Perché anche l’amore, qualche volta, è soprattutto questione di equilibrio. E di capire quando lasciarsi cadere.
C’è poi il ritorno del Collettivo Flaan, già protagonista dell’edizione 2025 con “Supernova”. Quest’anno presenta “Neosync”, dove verticalismo, beatbox e musica dal vivo si incontrano in una forma che tiene insieme circo e contemporaneità.
È una bella immagine per il festival stesso. Anomalie non vuole ripetere il proprio passato. Vuole rilanciarlo. Vent’anni sono una responsabilità. Come quella di trasformare il parco in uno spettacolo.
L’identità visiva dell’edizione è affidata al collettivo 610, formato da giovanissimi street artist, writer, videomaker e creativi, che trasformeranno il Parco delle Canapiglie in una galleria urbana temporanea.
Un’altra intuizione storica del festival: se la periferia viene spesso raccontata attraverso ciò che manca, Anomalie prova a raccontarla attraverso ciò che può nascere.
Un muro diventa superficie pittorica. Una piazza diventa palcoscenico. Un prato diventa arena. Una comunità diventa pubblico. E il pubblico, qualche volta, diventa parte dello spettacolo.
«Sono proprio questi luoghi, spesso raccontati solo per le loro mancanze, a rivelarsi centrali per la produzione culturale e per la vitalità artistica», sottolineano Crupi e Danesi. «Capaci di accogliere una sperimentazione che fatica a trovare spazio nei circuiti centrali e commerciali dello spettacolo dal vivo».
È qui che il termine periferia comincia davvero a scricchiolare. Perché, se genera energia, relazioni, memoria condivisa, forse non è poi così periferica. Il programma, infatti, non finisce quando si chiude il sipario. Anche perché ad Anomalie il sipario, spesso, nemmeno c’è.
Ci sono il Piccolo Circo, dedicato alle bambine e ai bambini dai 2 agli 8 anni; la Radio Anomala, realizzata con Radio Città Aperta e Radio Sonar; lo Street Art Lab di 610, rivolto a ragazze e ragazzi dai 9 ai 20 anni; SpazioAgito di Crocevia Onlus; il Circus Social Hub di Artinconnessione Nuova.
Laboratori gratuiti, pratiche creative, radio, street art, circo sociale. Mentre qualcuno vola sopra il pubblico, qualcun altro impara a usare una telecamera, dipingere un muro, raccontare una storia, stare dentro un gruppo.
«I finanziamenti pubblici che sostengono progetti come Anomalie hanno senso solo se tornano concretamente nella vita delle persone – precisano i direttori artistici – In laboratori gratuiti, spettacoli accessibili, occasioni che altrimenti non esisterebbero».
È una dichiarazione che contiene un’idea precisa della cultura: non ornamento, ma infrastruttura. Non privilegio, ma diritto.
Lo racconta bene SpazioAgito, progetto di video-documentario partecipativo realizzato con Crocevia Onlus, che anno dopo anno raccoglie con i ragazzi del quartiere immagini e voci capaci di raccontare come la periferia sia cambiata attraverso gli occhi di chi la abita.
«Quando lo spettacolo dal vivo resta abbastanza a lungo in un territorio, ne modifica davvero la percezione, oltre che l’estetica».
Crupi e Danesi usano un’immagine che sembra fatta apposta per Anomalie: quella di una festa di plenilunio.
Per qualche notte le regole abituali del quartiere si sospendono. Il quotidiano si incrina. Il parco diventa altro da sé. La gente esce di casa, si incontra, guarda. Qualcuno si mette in equilibrio, cade, ride.
«È proprio per questa sua natura anomala rispetto alla normalità che il festival riesce a produrre stupore, a far guardare il quotidiano con occhi diversi».
È forse questa, alla fine, la vera anomalia. Non portare l’eccezionale in periferia, ma dimostrare che l’eccezionale può nascere anche lì.
A chiudere il festival arriva Teatro Necessario con “Clown in Libertà”. Tre acrobati-musicisti provano ad allestire uno spettacolo per conquistare il pubblico. Naturalmente le cose non andranno esattamente secondo i piani.
Ed è forse il finale più giusto possibile.
Perché dopo vent’anni Anomalie sembra avere imparato una cosa fondamentale: la perfezione non è poi così interessante. Molto più interessante è vedere qualcuno tentare. E forse è proprio questa la traiettoria di Anomalie: non portare una risposta dove manca qualcosa, ma aprire uno spazio perché qualcosa possa accadere.
Per vent’anni è successo a Casale Caletto, al Tiburtino, alla Prenestina, ad Aguzzano, Tor Bella Monaca, Torre Maura. È successo sotto un tendone, su un prato, davanti a un muro, dentro una radio, tra una clave e una ruota Cyr. Succederà ancora, dal 4 al 13 settembre, al Parco delle Canapiglie. Perché la meraviglia, a ben vedere, non ha bisogno di un centro per esistere.
