Interviste ai manager del teatro a margine del convegno su “I sistemi di governance del teatro in una prospettiva di sviluppo”. Da Ninni Cutaia a Paolo Cacchioli, da Angelo Pastore a Mario Mattia Giorgetti e infine Giulio Baffi. Il tema: lo stato del teatro in Italia.
Una due giorni di incontri e dibattiti sulla legge, i decreti e i sistemi di governance; duecento operatori e rappresentanti delle istituzioni. E non sono mancate scintille e momenti flambé. Il dibattito che fa da sfondo alle nostre interviste aveva a tema “I sistemi di governance del teatro in una prospettiva di sviluppo” sessione introdotta e coordinata da Giulio Baffi.
I tagli al Fus, come sopravvivere e come vivere persino meglio: abbiamo chiesto un parere ad operatori esperti, che fanno il teatro ogni giorno, di quelli di cui si dice bene o si dice male, ma comunque si dice. Un modo per conoscerli ‘de visu’, in questo mondo che spesso è invisibile, fatto più di nomi che di volti, di mitiche e leggendarie figure, direttori o critici, la cui apparizione a questo o quel festival di provincia, la cui presenza in sala, diventa “l’evento” più ancora dello spettacolo.
Utile allora sollecitare prossimi incontri in cui, come nei job market, i giovani e le nuove compagnie possano incontrare gli enti, sottoporre progetti, cercare sponsorship, per dare possibilità di crescita fuori dai circuiti delle “conoscenze”. Ci sono già, si dirà: si pensi a Generazione Scenario, Nuove Sensibilità… Eppure le risorse sono ancora distribuite in modo concentrato, e così il sistema è spaccato in due: il teatro da salotto e il teatro da officina. Ma forse è sempre stato così, perché l’avanguardia nasce dalla negazione: come Kantor nella sua cantina.
Ma allora in Italia il teatro come sta? Ecco cosa ci dicono.
