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Matthias Martelli è Dante, tra le fiamme e le stelle

Dante, fra le fiamme e le stelle

Dante, fra le fiamme e le stelle

La regia di Emiliano Bronzino presenta la vita di Alighieri, dall’infanzia all’esilio, dalla passione politica a quella amorosa

Una “giullarata” dantesca destinata al pubblico delle nuove generazioni, ma non solo. Matthias Martelli mette in scena Dante, non la “Divina Commedia”, non il poeta con il capo cinto d’alloro ritratto di profilo e con un libro in mano che appartiene all’immaginario collettivo, ma l’uomo, figlio suo malgrado di un usuraio, giovane soldato che scampò alla morte nel corso della battaglia di Campaldino, invaghito di Beatrice, goliardico, impegnato nella politica, priore, sposato con Gemma Donati, alla quale non dedicò – ahilei – neppure un verso, lui che le parole le sapeva adoperare e persino inventare come nessuno mai, ambizioso, a tratti invidioso, rancoroso e persino vendicativo.

Eccolo: Durante di Alighiero degli Alighieri, detto appunto Dante, padre della letteratura italiana, fortemente ancorato al suo tempo, eppure capace ancora oggi di parlare a noi e – c’è da scommetterci – a molte altre generazioni a venire, capace – direbbe lui – di “infuturarsi”.

In scena, Matthias Martelli, con straordinaria dote affabulatoria, si rivolge al pubblico e alterna il racconto all’interpretazione dei personaggi che Dante incontrò nel corso della vita, tanti, forse una quarantina quelli evocati.
Vi si riconosce la lezione di Dario Fo, la stessa cura meticolosa prestata alla mimica facciale, al linguaggio del corpo, alla sperimentazione vocale, così come l’ironia, lo scherno, lo sberleffo.
La scena del banchetto in casa Portinari ricalca in parte quella della “Fame dello zanni” in “Mistero buffo”, che proprio Martelli, con la regia di Eugenio Allegri, ha riportato negli ultimi anni in scena riscuotendo un meritatissimo successo di critica e di pubblico. E c’è anche il tocco di Allegri in questo spettacolo, maestro indiscusso della Commedia dell’Arte, a cui seppe restituire vivacità e poesia. Nell’interpretare il pedante erudito che criticò Dante per aver scritto la “Divina Commedia” in volgare e non in latino, Martelli indossa la maschera in cuoio e assume la postura del “Dottore”. Nel corso dello spettacolo salta poi da una parte all’altro del palcoscenico con l’agilità di un “Arlecchino” in abiti civili.

E la poesia? E i magnifici versi di Dante? Ci sono anche quelli. È stato compiuto infatti un ottimo lavoro di drammaturgia: le parole del racconto si intrecciano di volta in volta ai versi, come se questi nascessero dagli eventi narrati, che poi è quello che presumibilmente di norma accade.
Anche in questo caso, si apprezza l’attenzione prestata alla correttezza storica e filologica delle fonti; ci si è, per l’appunto, avvalsi anche della consulenza storico-scientifica del professor Alessandro Barbero e di quella letteraria del professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca.

Storia e poesia, dunque, ma c’è dell’altro. Il suono – meglio forse sarebbe dire la “voce” – del violoncello, suonato dal vivo in scena da Lucia Sacerdoni, accompagna il racconto e interloquisce direttamente con i personaggi, contribuendo a creare ritmi, atmosfere, paesaggi ed emozioni.

L’allestimento scenografico, un’importante struttura praticabile in ferro e legno, mobile, su cui l’attore sale e scende continuamente, da cui si affaccia o su cui si siede con le gambe a penzoloni, risponde all’esigenza di un luogo che possa essere più luoghi, attraversabile e allo stesso tempo non definibile, se non di volta in volta con l’immaginazione del pubblico: torre, chiesa, palazzo nobiliare, piazza, Firenze, Roma, e così via.

Il pubblico in sala, composto da classi delle scuole superiori, ha l’occasione, attraverso la visione di questo spettacolo, di ricollocare Dante nel suo tempo, conoscere l’uomo oltre al poeta e acquisire qualche strumento in più per apprezzarne la vitalità, il coraggio e l’ingegno.

DANTE TRA LE FIAMME E LE STELLE
di e con Matthias Martelli
regia: Emiliano Bronzino
al violoncello: Lucia Sacerdoni
musiche originali: Matteo Castellan
scenografia: Francesco Fassone
costumi: Monica Di Pasqua
luci e fonica: Loris Spanu
con la consulenza storico-scientifica del professor Alessandro Barbero e quella letteraria del professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca
Coproduzione: Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus e Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Durata: 60’
Applausi del pubblico: 3’

Visto a Torino, Casa Del Teatro Ragazzi e Giovani, il 2 aprile 2025

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