Al Teatro Franco Parenti di Milano, Tiziano Caputo e Agnese Fallongo portano in scena una commedia musicale delicata, tra dialetti, canzoni popolari e desideri
Uno spettacolo che sorprende per grazia, ritmo e intensità. Una commedia musicale che racconta un viaggio nella memoria dell’Italia degli anni ’50, piena di speranze, sogni e illusioni. Ma anche un percorso interiore.
Al centro di “…Fino alle stelle! Scalata in musica lungo lo stivale”, in scena al Teatro Franco Parenti di Milano, due anime erranti: Tonino e Maria. Cantastorie, artisti, sognatori, uniti da un’intesa che cresce scena dopo scena, attraversando l’intera Penisola in una scalata immaginaria verso la gloria, e forse verso qualcosa di più profondo.
Il testo, scritto e interpretato da Tiziano Caputo e Agnese Fallongo, è costruito come una favola moderna ma radicata nel reale. In un’Italia che sembra appena uscita da un film in bianco e nero, tra canti popolari, dialetti, bauli e valigie, prende forma un racconto insieme esilarante e malinconico, ironico e profondamente umano. Sotto la regia misurata di Raffaele Latagliata, con il coordinamento creativo di Adriano Evangelisti, lo spettacolo – prodotto da Teatro de Gli Incamminati e ARS Creazione e Spettacolo – si muove leggero ma deciso, come i suoi protagonisti: in cerca di felicità, di palchi da calcare e, forse, di un posto nel cuore dell’altro.
Tiziano Caputo è Tonino, cantastorie siciliano che si porta dietro la musicalità della sua terra e la leggerezza apparente di chi sa parlare alla gente, mescolando note e parole. La sua interpretazione brilla per una presenza scenica equilibrata e una vocalità calda e profonda. Capace di trasformarsi da narratore affabulante a cantante autentico, fino a toccare corde più intime, Caputo ha una naturalezza che diventa forza: ogni gesto, ogni pausa, ogni passaggio vocale è carico di senso. La sua recitazione vive sul filo tra ironia e poesia, tra artigianato teatrale e ispirazione genuina. Grazie a lui, Tonino diventa una figura complessa e affascinante, sempre in bilico tra tenerezza e ambizione, tra illusione e lucidità.
Al suo fianco, Agnese Fallongo dà corpo e anima a Maria, la ragazza mite che, viaggiando e osando una “fuitina” artistica, scopre il proprio talento. Fallongo costruisce un personaggio che evolve a vista: da giovane esitante si trasforma progressivamente in una vera artista, senza perdere l’umanità disarmante dei suoi movimenti coreografici (costruiti con Annarita Gullaci), delle pause comiche, dello sguardo capace di passare con naturalezza dalla burla alla commozione. La voce da soprano, inizialmente spigolosa e caricaturale, diventa via via più rotonda e consapevole. Interessante il lavoro sul corpo: nella danza, nel tip tap, nei cambi d’abito in scena – veri giochi di prestigio curati da Giorgia Marras – ogni gesto di Fallongo è piccola poesia teatrale.
Il loro rapporto è giocato su un equilibrio sottile: non è mai detto chiaramente se tra Tonino e Maria ci sia amore, ma aleggia una tensione costante fatta di sguardi, complicità, piccole gelosie e silenzi eloquenti. Il loro sodalizio artistico, evidente sin dall’inizio, si arricchisce di sfumature emotive sempre nuove. Due caratteri opposti che si attraggono e si respingono, si punzecchiano e si proteggono. Il risultato è una dinamica scenica viva e credibile, che tiene lo spettatore sospeso tra il riso e la tenerezza.
“…Fino alle stelle!” è anche un omaggio all’Italia della tradizione orale, dei dialetti, delle leggende popolari. La scelta di lavorare sulle inflessioni regionali non è solo un espediente comico, ma una precisa dichiarazione poetica. Caputo e Fallongo costruiscono i personaggi partendo dal suono, dalla musicalità dei dialetti, dal ritmo delle parole dette con accento autentico. Questo approccio conferisce al testo una veracità che affonda le radici nella storia culturale del Paese, permettendo al pubblico di sentirsi parte di un racconto collettivo.
La musica, eseguita dal vivo, è parte integrante della drammaturgia. I brani – dalla taranta pugliese alle ballate lucane, fino ai canti milanesi – non sono semplice accompagnamento, ma veri momenti narrativi. Con l’uso sapiente di chitarra, tamburelli e voci, gli attori trasformano il palco in una festa, in una piazza di paese, in un vagone di treno, in una stanza di sogni. Anche la scenografia di Andrea Coppi, essenziale ma evocativa, è coerente con la poetica dei due interpreti: pochi oggetti simbolici (valigie, strumenti, un soprabito che si anima come figura teatrale) bastano a costruire un intero universo. Il tutto sotto un’Italia a forma di stivale sospesa in alto: ironica e struggente, come una promessa, come un miraggio.
Lo spettacolo richiama in più punti lo stile del teatro popolare contemporaneo, con echi che ricordano Emma Dante o la coppia Carullo-Minasi. Non per citazioni dirette, ma per la capacità di fondere realismo grottesco e sentimento autentico, cultura del corpo e della parola, leggerezza e verità. Caputo e Fallongo sono interpreti maturi, capaci di spaziare dal comico al drammatico con naturalezza, mostrando un talento che va oltre l’interpretazione: scrittura, regia implicita, cura del dettaglio scenico.
“…Fino alle stelle!” è un piccolo grande viaggio, fatto di nostalgia, ironia, musica e poesia. Uno spettacolo leggero che, senza effetti speciali né pretese, cattura l’anima dello spettatore, portandolo per mano tra i sogni di un’Italia che voleva ancora crederci. Con due protagonisti capaci di far ridere, emozionare. E forse, di conquistare la felicità.
…Fino alle stelle!
di e con Tiziano Caputo e Agnese Fallongo
coordinamento creativo Adriano Evangelisti
regia Raffaele Latagliata
movimenti coreografici Annarita Gullaci
elementi scenografici Andrea Coppi
costumi Giorgia Marras
direzione tecnica Valerio di Tella
produzione Teatro de Gli Incamminati in collaborazione con Ars Creazione e Spettacolo
durata: 1h 40’
applausi del pubblico: 2’40”
Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 13 luglio 2025
