Ninni Bruschetta e Alessio Vassallo protagonisti dello spettacolo che attraversa i temi della fragilità umana e del senso di colpa
Ci sono libri che ti entrano dentro e si rifiutano di uscire, e “Il male oscuro” di Giuseppe Berto è senza dubbio in cima a questa lista. A sessant’anni dalla sua pubblicazione, la confessione tragicomica, spietata e splendidamente ipocondriaca del suo protagonista rimane uno dei ritratti più lucidi e feroci del malessere moderno. Un malessere innescato da quella che Berto definisce «questa storia della mia lunga lotta con il padre, che un tempo ritenevo insolita per non dire unica», e che invece finisce per rivelarsi universale.
Trasportare sul palco quel flusso di coscienza, quello stile prettamente in linea con lo spirito del tempo e quell’ironia amara, che inevitabilmente si confronta con grandi nomi della letteratura come Svevo e Roth, in un lungo e inafferrabile flusso di coscienza teatrale, è senz’altro una sfida ambiziosa.
La riduzione di Giuseppe Dipasquale tiene conto di questi elementi e scompone il flusso di coscienza in un percorso a quadri nella mente del protagonista, delicatamente interpretato da Alessio Vassallo.
Lo spazio, con la scenografia curata da Antonio Fiorentino, è un labirinto di pareti trasparenti e tessuti “plasticosi” che si alzano e si aprono a servizio dei ricordi e dei momenti di vita del protagonista che il regista sceglie di mostrare.
Ad accompagnare il protagonista in questo viaggio nella sua psiche c’è uno psichiatra sopra le righe, un Ninni Bruschetta autentico, che conquista già dalle prime battute e incarna un analista quanto mai contemporaneo.
Questa narrazione ad episodi, proprio come sul lettino di uno psichiatra, attraversa la vita di Bepi: dall’infanzia alla scuola, dai primi anni a Roma ai sogni da scrittore, fino alla malattia del padre che lo trascinerà nell’abisso dell’ipocondria. Sino all’incontro con la giovanissima diciottenne di cui il protagonista si innamora, interpretata da Ginevra Pisani, che restituisce con leggerezza la spensieratezza giovanile degli anni Sessanta a bordo di una Vespa, e richiama una Roma antica con affettuosa nostalgia. Per attraversare poi quella che è la rassegnazione finale: non una guarigione, ma l’accettazione. Bepi viene tradito proprio nel momento in cui pensava di aver superato la sua nevrosi; finisce per isolarsi nella sua terra, accettando la solitudine e il contatto con la natura come pseudo-guarigione.
L’adattamento di Dipasquale è abile nel trasporre il flusso di coscienza in scena, mantenendo l’attenzione su quell’ironia spiazzante cercata dall’autore veneto. Alcune scene richiamano quasi un vaudeville; le porte della memoria si aprono su ricordi talvolta smaccatamente esagerati, edulcorati. Questo gioco di specchi e finestre riesce a riportare l’opera di Berto in scena in novanta minuti piacevoli ma, al tempo stesso, un po’ stucchevoli.
Le musiche di Germano Mazzocchetti sono quasi un unico flusso musicale, intervallato da piccoli eccessi e richiami della memoria. I costumi di Dora Argento giocano sui colori sbiaditi, su accenni cromatici che non cedono all’opulenza, proprio per mantenere tutto nell’ambito del ricordo.
Ne risulta un lavoro piacevole, che scorre fluido nonostante l’ampiezza della narrazione, grazie anche ad un cast ben amalgamato e ai movimenti coreografici, divertenti ed auto-ironici, curati da Rebecca Murgi. Tuttavia, del male, dell’“amaro” e dell’effettiva devastazione che l’ipocondria lascia nel protagonista, resta poco. La piacevolezza e il sorriso prendono il sopravvento, come d’altronde nel quotidiano rapporto con i disturbi accennati, in un gioco scenico comunque ben costruito, ben scritto e brillantemente interpretato.
Il male oscuro
Di: Giuseppe Berto
Riduzione per il teatro e regia: Giuseppe Dipasquale
Scene: Antonio Fiorentino
Costumi: Dora Argento
Musiche: Germano Mazzocchetti
Movimenti coreografici: Rebecca Murgi
Con: Alessio Vassallo, Ninni Bruschetta, (In O.A.) Cesare Biondolillo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Viviana Lombardo, Consuelo Lupo, Ginevra Pisani
Produzione: Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile Di Catania / Marche Teatro
Durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 2’
Visto a Milano, Teatro Menotti, il 9 aprile 2026
