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Il vertice di Marthaler. O dell’incomunicabilità dell’uomo contemporaneo

Il vertice (ph: Matthias Horn)

Il vertice (ph: Matthias Horn)

Per il regista svizzero una coproduzione internazionale al suo debutto assoluto al Piccolo Teatro di Milano

Una baita di montagna – arredata sobriamente con alle pareti pochi scaffali, due letti a castello, panche, qualche sedia e un tavolo a ribaltina -, con al centro un vertice di terra, diventa per Christoph Marthaler la metafora di un mondo in disfacimento, in cui ognuno si esprime in modo diverso e in qualche misura fatica ad entrare in sintonia con gli altri.
Così il maestro svizzero arriva al Piccolo Teatro con la sua ultima creatura, “Il vertice”, scritta appositamente per la struttura milanese in una coproduzione internazionale. È lì che, da un montacarichi, arrivano inattesi sei personaggi che si caratterizzano, come in una celebre barzelletta, per la loro differente provenienza: due italiane, una francese, un americano, un tedesco e un giovane musicista, che li accompagnerà sommessamente con la fisarmonica per tutto lo spettacolo.

Una voce fuori campo li avverte che la loro permanenza si protrarrà sempre di più a causa delle pessime condizioni atmosferiche, mentre un elicottero aleggia sulle loro teste, alla fine schiantandosi.
All’inizio si presentano come dei montanari vestiti di tutto punto, ma per le quasi due ore di questo “incontro al vertice” si cambieranno molte volte d’abito, fino ad agghindarsi con vestiti da cerimonia. Del resto in tedesco vertice si dice Gipfel, termine che indica la cima di una montagna, un meeting politico, ma anche un croissant! Quale modalità migliore, dunque, per mischiare le carte in uno spettacolo che si basa sull’incomunicabilità umana?

Come spesso accade nelle creazioni di Marthaler, la preziosità dello spettacolo risuona soprattutto nel tessuto musicale, che sin dal suo inizio si fa carne viva attraverso i protagonisti che, esaminando documenti raccolti in faldoni trovati sugli scaffali, compongono una sorta di concerto sincopato, con il loro sì o no espresso nella propria lingua madre. La colonna sonora delle varie fasi è data da un alternarsi di musiche di diverso tipo, che accostano Schubert e Mozart (il sublime “Soave sia il vento” dal “Così fan tutte”) a canti popolari tedeschi e austriaci, fino all’emblematica canzone di Celentano espressa in una lingua inesistente “Prisencolinensinainciusol”.

Le azioni si accavallano l’una sull’altra, e per lungo tempo si leggono misteriosi messaggi raccolti nel libro degli ospiti del rifugio, espressi in frasi spesso senza senso, che si rifanno a nomi illustri, da Shakespeare a Patrizia Cavalli, da Dylan Thomas a Pasolini e Patrizia Valduga, mentre i nostri sei naufraghi, costretti in un mondo che devono accettare per forza, prefigurano al contempo una fuga (impossibile) sull’asteroide Fuchs. E seppur irrealizzabile, qualche speranza di evasione verrà alimentata da un provvidenziale pacco di bombole gonfiabili, giunte dal cielo.

L’unico momento che vede i sei protagonisti riuniti emozionalmente è quando tutti decidono di coprire quel vertice che hanno in mezzo al loro abitacolo con grandi coperte.
E nell’emozionante finale, prima del buio, risuona da una televisione “Good night” dei Beatles, che accompagnerà i pazienti ed efficienti Liliana Benini, Charlotte Clamens, Raphael Clamer, Federica Fracassi, Lukas Metzenbauer e Graham F. Valentine al sonno dei giusti.

Tutto ci pare eseguito con senso dalla drammaturgia di Malte Ubenauf: lo spettatore cerca di rimanere intrigato da situazioni di stampo sempre surreale, che acquisiscono toni e significati diversi, dal comico al tragico, ciascuna foriera di simboli da decifrare, per testimoniare l’abisso dei sentimenti in cui siamo caduti. Tuttavia la narrazione viene diluita in un tempo che a tratti pare infinito, a volte difficile da reggere, in un gioco ripetitivo troppo fine a sé stesso.

Il vertice
di Christoph Marthaler
con Liliana Benini, Charlotte Clamens, Raphael Clamer, Federica Fracassi, Lukas Metzenbauer, Graham F. Valentine
drammaturgia Malte Ubenauf
scena Duri Bischoff
costumi Sara Kittelmann
trucco e acconciature Pia Norberg
luci Laurent Junod
suono Charlotte Constant
collaborazione alla drammaturgia Éric Vautrin
assistente alla regia Giulia Rumasuglia
maestri accompagnatori Bendix Dethleffsen, Dominique Tille
assistente volontario alla regia Louis Rebetez
coordinatori di produzione Marion Caillaud, Tristan Pannatier
accessori e costruzione della scenografia Théâtre Vidy-Lausanne
costumi realizzati in collaborazione con la sartoria del Piccolo Teatro di Milano
produzione Théâtre Vidy-Lausanne, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, MC93 – Maison de la culture de Seine-Saint-Denis
coproduzione Bonlieu Scène nationale Annecy, Ruhrfestspiele Recklinghausen, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Festival d’Automne à Paris, Théâtre National Populaire de Villeurbanne, Festival d’Avignon, Maillon Théâtre de Strasbourg – Scène européenne, Malraux scène nationale Chambéry Savoie, Les 2 Scènes – Scène nationale de Besançon, tnba – Théâtre national Bordeaux Aquitaine, International Summer Festival Kampnagel
nell’ambito del progetto “Interreg franco-suisse” n° 20919 – LACS – Annecy-Chambéry-Besançon-Genève-Lausanne

Spettacolo multilingue con sovratitoli in italiano e inglese a cura di Panthea, Berlino

durata: 1h 50′

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 9 maggio 2025
Prima assoluta

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