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“In C” di Sasha Waltz: utopia danzata in 53 variazioni

In C (ph: Yanina Isla)

In C (ph: Yanina Isla)

Lo spettacolo è arrivato a Vienna, ospite del festival ImpulsTanz

C’è un silenzio teso all’inizio, sul palco del maestoso Burgtheater di Vienna, come se qualcosa stesse per nascere.
Il palcoscenico è immerso in una luce rossa, densa, che pare filtrata da una membrana viva. Sul fondo, le figure si muovono appena, ancora indistinte, più ombre che corpi, presenze in attesa di definirsi. È il disegno luci di Olaf Danilsen a creare questo primo spazio, così preciso e immaginifico da sembrare quasi una drammaturgia autonoma: l’ombra si fa struttura, il colore suggerisce un’emergenza, un’intensità sotterranea.
Poi le luci mutano. Si aprono, si dilatano. I contorni si fanno nitidi, i colori si mescolano, e quei corpi che prima sembravano sagome iniziano ad acquisire sfumature, a respirare. Ogni danzatore sembra trovare il proprio tono, il proprio tempo, il proprio carattere. È come assistere a una nascita collettiva, dove l’identità non è imposta, ma costruita nel tempo, per accumulo, per ascolto.

È proprio questo ascolto la chiave dell’intero spettacolo. In prima austriaca al festival ImpulsTanz di Vienna, “In C”, creazione di Sasha Waltz & Guests su musica di Terry Riley reinterpretata dal vivo dagli svizzeri The Young Gods, si fonda su una struttura precisa e al tempo stesso radicalmente aperta. 53 frasi musicali e coreografiche, ripetibili liberamente, senza un ordine fisso, senza obblighi sincronici. Ogni danzatore è libero di scegliere quando entrare, quanto restare, quando cambiare. Ma questa libertà non è solitaria, non è egocentrica. È una libertà che esiste solo nella relazione, nel rispetto dello spazio dell’altro, nella consapevolezza che ogni azione influenza, direttamente o meno, l’insieme.

Ed è qui che accade qualcosa di raro: la scena si fa comunità. Non in modo retorico, ma concreto. I corpi agiscono individualmente e collettivamente allo stesso tempo, ciascuno con la propria voce, il proprio accento, ma sempre in dialogo con gli altri. Non c’è un centro fisso, non c’è una gerarchia visibile, ma un costante passaggio di leadership, un flusso di intenzioni che circola. Ogni danzatore può guidare o seguire, può essere punto di riferimento o dissolversi nella trama. È un organismo vivente, mobile, in cui l’unicità di ciascuno non solo è rispettata, ma diventa essenziale per l’armonia del tutto.

In questo senso, “In C” è più di uno spettacolo di danza. È un esperimento percettivo, un’utopia coreografica, una visione quasi politica di ciò che può essere una collettività: non un insieme di identità che rinunciano a sé stesse, ma al contrario un luogo dove l’espressione individuale si realizza proprio grazie all’ascolto reciproco, alla reattività verso l’altro.
La musica dei The Young Gods, ruvida e ipnotica, restituisce a Riley una nuova elettricità: le ripetizioni diventano pulsazioni urbane, paesaggi interiori, impulsi fisici. I costumi di Jasmin Lepore, delicati e variopinti, esaltano la singolarità dei corpi senza sovraccaricarli, lasciando che siano il movimento e la luce a determinarne la presenza scenica. Tutto è minimale, ma niente è spoglio. Il vuoto scenico è abitato da possibilità.

E proprio nella ripetizione, così centrale nella composizione musicale come in quella coreografica, si nasconde una delle intuizioni più potenti: ogni ritorno è un nuovo inizio, ogni ciclo è trasformazione. La variazione nasce nella reiterazione, e la novità nel dettaglio che cambia. Nulla è mai davvero uguale, perché i corpi, gli sguardi, le intensità non possono ripetersi allo stesso modo. E allora la danza diventa, forse, un insegnamento silenzioso: imparare a muoversi con libertà, ma in presenza degli altri. Essere, senza imporsi. Agire, senza prevaricare. Costruire un tempo comune in cui l’individuo non è sacrificato, ma valorizzato nella relazione.

Quando le luci si abbassano e i corpi scompaiono, resta un’eco che è più di una sensazione estetica: è una possibilità. La possibilità di vivere davvero così, come su quel palco. In ascolto, in movimento, in armonia.

E se fosse questo l’ideale possibile?

In C
Concetto, luci, coreografia: Sasha Waltz
Musica: Terry Riley
Creazione costumi: Jasmin Lepore
Design luci: Olaf Danilsen
Concetto e drammaturgia: Jochen Sandig
Danza e coreografia: Sebastian Abarbanell, Rosa Dicuonzo, Davide Di Pretoro, Edivaldo Ernesto, Melissa Figueiredo, Yuya Fujinami, Lorena Justribó Manion, Melissa Kieffer, Michal Mualem, Zaratiana Randrianantenaina, Aladino Rivera Blanca, Orlando Rodriguez e László Sandig
Répétiteur: Melissa Figueiredo
Musica dal vivo: The Young Gods
Musicisti: Francis Treichler, Bernard Trontin e Cesare Pizzi
Team Sasha Waltz & Guests
Assistente alla regia e produzione: Francisco Martínez
Luci: Martin Hauk
Assistente luci: Olaf Danilsen
Gestione costumi: Sandra Tiersch
Gestione tournée ospiti: Karsten Liske
Direzione artistica e gestione: Sasha Waltz e Jochen Sandig
Direzione compagnia e pianificazione artistica: Bärbel Kern
Vice direzione compagnia e direzione tecnica: Reinhard Wizisla
Gestione amministrativa: Stephan E. Schmidt
Una produzione di Sasha Waltz & Guests
Realizzato al Radialsystem (Germania)
Sasha Waltz & Guests è sostenuta dal Senato per la Cultura e la Coesione Sociale (Germania).
Crediti musicali:
Musica di Terry Riley
© Associated Music Publishers Inc./Edition Wilhelm Hansen.
Con il permesso di Bosworth Music GmbH / Wise Music Group.
Durata: 60’

Visto a Vienna, Burgtheater, il 25 luglio 2025

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