Site icon Krapp’s Last Post

Ma che invito a teatro (senza orgia) sarà?

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Di bavaglio in bavaglio, ecco apparire nelle torride giornate estive l’ultima polemica teatrale, “fresca fresca” di botte e risposte mediatiche. E’ di questi giorni, infatti, la querelle nata in seguito a quella che è sembrata la volontà del neo-assessore provinciale alla Cultura di Milano, Umberto Maerna, di vagliare gli spettacoli presenti nell’ormai storica iniziativa (ha festeggiato il trentennale nella stagione 2008/2009) Invito a Teatro, un abbonamento trasversale a prezzo politico che coinvolge 16/17 teatri milanesi di produzione.
Pagando 68 euro (così nel 2009) si ha diritto ad assistere a otto spettacoli scelti nei teatri del progetto, che poi ottengono un rimborso da parte della Provincia. Una formula di successo, che per la stagione 2009/2010 ha registrato il tutto esaurito.

Qualche mese fa, in un trafiletto, La Repubblica annunciava che Maerna aveva chiesto le sinossi degli spettacoli teatrali in programma per prossima stagione. Poi della faccenda non si era saputo più nulla. Fino ai giorni scorsi, quando è emerso che al vaglio della “neo-censura” (i diretti interessati non hanno dubbi nel definire la scelta dell’assessore) sarebbero finiti anche nomi troppo altisonanti per non far notizia.

Uno su tutti: Pasolini e la sua “Orgia”, in programma per la prossima stagione all’Out Off. Mino Bertoldo, fondatore e direttore del teatro dal ’76, è stato convocato negli uffici di piazza Oberdan, dove gli sarebbe stato suggerito di sostituire quel titolo (dalle tematiche troppo scabrose) con qualcosa di più “soft”.

Ma non è stato l’unico. Renato Sarti, del Teatro della Cooperativa, è stato invitato a sostituire due suoi testi: “Trilogia del benessere”, tre atti unici che raccontano storie di persone ai margini tra solitudine, droga e prostituzione (la prima, “Libero”, fu messa in scena Strehler nel ’91), e “Chicago Boys”,  esaltazione farsesca di capitalismo, consumismo e liberalizzazione più sfrenata, due lavori colpevoli di inviare messaggi poco positivi ai giovani.
E’ poi toccato anche a Andrée Ruth Shammah, direttrice del Franco Parenti, ricevere la chiamata: anche lei convocata in Provincia, è la prima che ha deciso di autoescludersi dal circuito piuttosto che scendere a patti sulla scelta del cartellone.

Decisa la replica del neo-assessore, che ha smentito pressioni e censure: «In tempi di ristrettezze finanziarie tutti devono responsabilmente fare i conti con la necessità di razionalizzare la spesa ed usare ogni precauzione nell’utilizzo di risorse». E va da sé che nessuno, in Provincia, ha confermato l’intenzione di chiedere in via ufficiale ai teatri di togliere dalla programmazione alcuni spettacoli. Che succederà in questo gioco di equilibrismi che, per ora, ha solo portato pubblicità alle opere epurate?

Intanto sono insorti all’unisono (o quasi) i teatri e i direttori artistici coinvolti nell’iniziativa. Teatro Libero giovedì ha preso formalmente posizione, dichiarandosi fuori dall’iniziativa se non verranno prodotte ragionevoli spiegazioni: “In seguito ai fatti degli ultimi giorni, alle pressioni ai teatri facenti parte dell’iniziativa Invito a Teatro da parte del neo-assessore alla Cultura della Provincia di Milano Umberto Maerna, volte a “normalizzare” l’iniziativa e a scegliere i titoli degli spettacoli da inserire nella manifestazione, in segno di solidarietà verso i teatri che hanno subito pressioni, Teatro Libero e la compagnia Teatri Possibili si autosospendono dall’iniziativa in attesa di un tavolo di confronto urgente con l’assessore e tutti gli altri teatri”. Al grido di “Censurare la Cultura vuol dire ucciderla!”, anche Corrado d’Elia, insomma, solidarizza con i colleghi.

Le altre sale coinvolte hanno poi deciso di riunirsi lunedì prossimo al teatro Elfo Puccini, sede di Teatridithalia, per un momento di riflessione da cui far scaturire una posizione comune verso la Provincia.
Peccato, però, pensare che l’iniziativa promossa da Novella Sansoni (ex presidente ed ex assessore all’Istruzione e Cultura della Provincia di Milano, scomparsa nel 2005), nata per offrire a un pubblico più vasto la possibilità di partecipare alla vita teatrale meneghina, possa svuotarsi del proprio significato a fronte di simili eventi. Invito a Teatro non è certo un abbonamento obbligatorio, né un percorso teatrale formulato per le scuole. Il pubblico, maturo e consapevole, sarà pur in grado di scegliere gli spettacoli (e gli argomenti) a cui assistere.

E se è giusta una forma di protesta per esprimere la libertà che dev’essere propria dell’arte e della cultura, c’è anche da chiedersi quale sarebbe il valore di un’altra sconfitta: se i teatri decidessero di far – giustamente – fronte comune e abbandonare l’iniziativa, a perdere sarebbero, ancora una volta, gli spettatori. Cosa augurarsi? Forse che tutto il polverone creato in questi giorni non si smaterializzi magicamente con un passo indietro, al suono di un (poco) rassicurante “misunderstanding”.

To be continued…

Exit mobile version