Ne “La reginetta di Leenane” Ivana Monti e Ambra Angiolini sono rispettivamente madre e figlia costrette a una convivenza asfissiante in una remota comunità irlandese
Con “La Reginetta di Leenane” di Martin McDonagh, in scena in prima nazionale al Teatro Franco Parenti di Milano, Raphael Tobia Vogel firma uno spettacolo potente, teso e di grande precisione emotiva.
Protagoniste assolute sono Ambra Angiolini e Ivana Monti, straordinarie nel restituire la complessità e la crudeltà del rapporto madre-figlia al centro del testo.
Ambientato a Leenane, un remoto villaggio dell’Irlanda occidentale, il dramma di McDonagh scava, tra ironia nera e tragedia domestica, nelle zone più oscure dell’amore familiare, mostrando come la dipendenza affettiva possa trasformarsi in prigione.
In scena il tempo sembra sospeso: ogni gesto, ogni parola, ogni pausa pesa come una lama.
Ambra Angiolini dà vita a una Maureen fragile e furiosa, prigioniera di un desiderio di libertà che si scontra con la realtà e con la madre Mag, interpretata da una magistrale Ivana Monti, ironica e spietata, capace di dominare la scena anche con un solo sguardo. Le due attrici si fronteggiano in un equilibrio perfetto tra forza e vulnerabilità, costruendo una relazione scenica densa, viva, impossibile da dimenticare.
Accanto a loro, Stefano Annoni ed Edoardo Rivoira si rivelano tutt’altro che figure marginali: Annoni tratteggia con misura e autenticità la gentilezza disarmata di Pato, amico d’infanzia di Maureen tornato al villaggio dopo anni, che vorrebbe salvare l’amica dalla madre e da quel luogo opprimente convincendola a emigrare con lui. È l’unico spiraglio di tenerezza e speranza nel mondo cupo di Leenane. Mentre Rivoira restituisce al fratello minore Ray un’energia nervosa, istintiva, che introduce ritmo e ironia.
La loro presenza, calibrata e necessaria, amplifica la profondità del conflitto centrale, e contribuisce a dare respiro all’intera messinscena.
La regia di Raphael Tobia Vogel è essenziale ma mai arida: preferisce la sottrazione, la tensione continua, l’ascolto profondo del testo e delle interpreti.
Le scene firmate da Angelo Linzalata sono un altro punto di forza: la stufa con il fuoco vero all’interno, le pentole dove si cucina davvero, i rubinetti da cui scorre acqua reale restituiscono un senso di vita concreta, di quotidianità tangibile che amplifica la verità del dramma. L’uso un po’ troppo frequente del telo semitrasparente che, come una tenda-sipario, cala a marcare i passaggi temporali indebolisce a tratti la tensione narrativa. Se da un lato questo espediente introduce una dimensione visiva suggestiva e poetica, dall’altro rischia talvolta di smorzare la tensione del plot, sospendendo quel ritmo incalzante che la regia costruisce con tanta precisione.
“La Reginetta di Leenane” è comunque uno spettacolo di altissima qualità, capace di scuotere lo spettatore e di restare nella memoria.
Il pubblico assiste non solo a un conflitto familiare, ma a un ritratto umano universale: l’amore che si trasforma in dipendenza, la paura del cambiamento, il bisogno disperato di essere visti e amati. Vogel dirige con intelligenza e rigore; Angiolini, Monti, Annoni e Rivoira compongono un quartetto perfettamente accordato, in cui ogni gesto e ogni battuta trovano risonanza nell’altro.
Il risultato è un teatro vivo, necessario, che parla di noi con disarmante verità. Al termine della replica, le interpreti appaiono, in modo diverso, affaticate dal ruolo e dalle oltre trenta repliche sold out. In una breve battuta dietro le quinte, facciamo notare ad Ambra Angiolini come negli ultimi anni stia scegliendo ruoli, regie e testi di grande spessore. L’attrice sorride e risponde: “Non è sempre stato così, non tutto quello che ho fatto è stato convincente. Ma questo spettacolo è davvero una faticosa scoperta”. Diversa la fatica di Ivana Monti, che con la lucidità e la grazia della sua lunga esperienza confida: “Questo ruolo è sicuramente d’impatto… ma mi costa una fatica!”. Due dichiarazioni che raccontano la verità di questo lavoro: “La Reginetta di Leenane” non si limita a rappresentare la pesantezza del vivere, la impone, la attraversa, la trasforma in arte.
La Reginetta di Leenane
di Martin McDonagh
traduzione italiana Marta Gilmore
con Ambra Angiolini, Ivana Monti, Stefano Annoni, Edoardo Rivoira
regia Raphael Tobia Vogel
scene Angelo Linzalata
luci Oscar Frosio
costumi Simona Dondoni
musiche Andrea Cotroneo
produzione Teatro Franco Parenti
In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd
Durata 1h 45′
Applausi del pubblico: 5′ 42”
Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 1° novembre 2025
Prima Nazionale
