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La traiettoria calante: Pietro Giannini sul ponte Morandi

Ph: Matilde Pisani

Ph: Matilde Pisani

Dopo il debutto al Romaeuropa Festival, torna a Genova lo spettacolo prodotto dal Teatro Nazionale scritto con la consulenza del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi

Nel 1993, diverso tempo prima che trasmigrasse in televisione, fummo testimoni di un evento teatrale che fece epoca, “Il racconto del Vajont”, conosciuto anche come “Vajont 9 ottobre ’63”, orazione civile di Marco Paolini, scritto con Gabriele Vacis, Gerardo Guccini e Alessandra Ghiglione.
La narrazione descriveva, per filo e per segno, tutti gli eventi che portarono alla frana del monte Toc del 9 ottobre 1963, tragedia che costò la vita a quasi duemila persone.
Il teatro, con quello spettacolo, ridonava in modo forte e preciso uno dei suoi massimi compiti: riconsegnare al pubblico e alla memoria collettiva i disastri creati dall’essere umano per disattenzione, per non curanza del territorio in cui vive, sino alla brama del denaro che spesso sottintende a questi eventi, affinché non dovessero più ripetersi.

La nostra memoria, assistendo a Genova a “La traiettoria calante” di Pietro Giannini sul disastro del Ponte Morandi, non poteva che riannodarsi a quella creazione.
Conosciamo il ventiquattrenne Giannini dalla felice esperienza del Premio Scenario 2023, dove è stato segnalato dalla giuria per “La costanza della mia vita”, il toccante, e sorprendente nei toni, racconto autobiografico sulla perdita della sorella.

Ne “La traiettoria calante” la narrazione, che ha dentro di sé ancora venature autobiografiche, si addentra pervicacemente in una lucida disamina dei fatti che portarono alla tragedia del collasso del ponte, con un rapporto sempre diretto col pubblico, a volte dai toni giocosi, grottescamente amari, che ne rendono ancora più profonda l’indignazione. Un pubblico, qui nel capoluogo ligure dove l’abbiamo visto, composto da spettatori che la ferita inferta alla loro città l’hanno patita, ognuno in modo diverso, e che, nella loro attiva presenza allo spettacolo, hanno reso ancora più forte la restituzione di Giannini, composta con molta cura ed immedesimazione.

Il 14 agosto 2018 crolla la principale arteria della città, un disastro che porta alla morte di 43 persone e che nel contempo si riflette in modo profondo su tutta Genova, entrando di petto anche nel dolore di Pietro, che allora aveva 17 anni.
Giannini, nella nuda scena, corredata solo dalle immagini in movimento di una strada che a un certo punto si interrompe bruscamente con un boato, regala al pubblico la sua testimonianza, una testimonianza intrisa di rabbia per una tragedia altamente prevedibile.
Una tragedia avvenuta il 14 agosto 2018 ma che ha avuto origine anni e anni prima, a partire dalla costruzione del Viadotto Polcevera nel 1960, concepito dall’ingegner Riccardo Morandi, che ne aveva già presagito la possibile usura. Da lì Giannini ricostruisce le varie tappe della storia del Ponte Morandi, e lo spettacolo ci mostra tutti i pericolosi risvolti che portarono a quel tremendo epilogo. Dall’inaugurazione con il Presidente della Repubblica di allora, Giuseppe Saragat, alle varie concessioni delle autostrade date dallo Stato, sino a quella affidata alla famiglia Benetton, Giannini ricompone, attraverso documenti che simbolicamente vengono distrutti in scena, con uno sdegno sempre crescente, intercettazioni, sotterfugi, favori reciproci, riferimenti simbolici, e molte delle vicissitudini che portarono all’ineluttabile tragedia.

Ne esce una sofferta e “liberatoria” narrazione, che testimonia con evidenza assoluta la superficialità e l’arroganza di chi doveva avere cura di una struttura in continuo deperimento, in nome invece di un risparmio economico ripugnante, contrario al bene pubblico che invece avrebbe dovuto preservare.

Ci sono poi i ricordi personali, con il grido di liberazione della madre di Pietro nel riconoscerlo, quel giorno, vivo, che si riverbera sul palco insieme a quello strozzato delle madri delle altre 43 altre persone morte, i cui parenti ad un certo punto appaiono in video sul palco.
Così, un’ennesima orazione civile si perpetua in modo disperatamente efficace in scena, ancora più intensa perché operata da un rappresentante delle nuove generazioni, a cui bisognava lasciare un mondo migliore e a cui invece abbiamo consegnato una società colpevolmente immemore dei propri errori, che l’hanno resa uguale – se non peggiore – di quella che sognavamo di cambiare.

La traiettoria calante
di e con Pietro Giannini
consulenza drammaturgica Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi
visual artist Loredana Antonelli
luci Aldo Mantovani
produzione Teatro Nazionale di Genova

Visto a Genova, Teatro Nazionale – Sala Mercato, il 10 dicembre 2024

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