Site icon Krapp’s Last Post

Le Cattive figure di Mayorga s’inceppano nel teatro-danza

Cattive figure
Cattive figure
Cattive figure (photo: teatrovascello.it)
Più che Immobile Paziente verrebbe da dire, almeno per questo lavoro, Frenetico Immaginante.
Cattive Figure prosegue la stagione di teatro danza del Vascello di Roma giocando con la poesia.
Attori/danzatori che si contano sulle dita, ma personaggi che traboccano dai bordi evanescenti, evaporanti, soffici del testo.
Le Cattive Figure arrivano dalla penna di Juan Mayorga, spagnolo, autore di “piccoli scritti in grado di concludere la propria intensità espressiva nel contesto della loro brevità”. Ecco quel che sappiamo dalla nota di sala. Due degli attori ci presentano poi in breve lo spettacolo che sarà: una sorta di circo a numeri casuali, un vortice di suggestioni in cui a guidare saranno sì gesto e movimento, ma molto la parola.

Se in un angolo si è attrezzato un batterista e un chitarrista è già pronto a sporcarci le orecchie con suoni sbilenchi, sono i danzatori ad accordarsi con loro. E nello spazio difforme, sotto piogge d’ambra, si compongono i corpi a vicenda, alla ricerca di una posa perfetta da fotografare. E click!, il flash che per un attimo li illumina assorti. Quella dei tre modelli vestiti di felpa con cappuccio e delle loro fotografe serie e avide sarà forse la migliore immagine di tutto lo spettacolo.
Come promesso in nota, le storie si intrecciano brevi e fulminee, frenetiche e cattive, schiaffeggiando il senso compiuto con frammenti di coscienza esistenziale e, a volte, politica.
C’è il monologo della “ragazza di destra” che, in un sorriso beffardo, getta via casse di viveri predicando che ciò che fa funzionare un mondo (di destra tanto quanto lei) è la consapevolezza di quello spreco, come dire di quelle ingiustizie. C’è il divertente intermezzo di una sposa dal lungo velo che, come ubriaca, insegue il suo Eugenio persa in un circo di forsennati. C’è il dialogo sconnesso e poetico di tre donne che si danno appuntamento sul tetto di un palazzo per giocare a guardare (e a sporgersi) di sotto. E c’è la bella fotografia della bambina che piange sull’orizzonte tagliato da un treno di cui, per la lontananza, non è possibile individuare il movimento, immagine raccontata da una donna cieca e dal suo accompagnatore che le presta gli occhi.

Nel frattempo, a tagliare con l’accetta una scena dall’altra, interviene il rock acidissimo della band nell’angolo, a cui prendono parte a turno i danzatori liberi, suonando, cantando e urlando.
Com’è chiaro, le idee ci sono e sono molte, a mancare è forse il sapore di uno studio accurato, specialmente per quanto riguarda la recitazione che, quando si decide, come qui, che a comandare è un testo, diviene fondamentale. Poi, Mayorga scrive di momenti e d’impressioni, di guizzi e attriti, di dolori che se ne vanno in giro per corpo e mente senza comunque troppa continuità: la sua è una poesia a più voci che racconta mondi incrociati e riesce efficace, soprattutto quando rinuncia a voler dire qualcosa di definito e lascia andare la penna. Tutte qualità che si sposano alla perfezione con la danza, che la regista e coreografa Caterina Inesi usa per tagliare diagonali, per interrompere il contatto autore-pubblico un attimo prima che il messaggio arrivi.
Eppure si assiste troppo spesso a uno scollamento audace, tra gli occhi che vedono e registrano un movimento e le orecchie che odono ma non registrano una frase. O viceversa. Questo gioco può essere voluto e riuscire significante in alcuni precisi segmenti, come quello della fotografia-racconto. Ma se qui funziona è perché risultano chiari i riferimenti: fotografia-movimento/danza, racconto-dialogo/testo.
Il rischio è proprio quello della mancanza di precisione, necessaria invece se si va a rappresentare proprio qualcosa che preciso non è. In altre parole, un testo rigoroso supporta anche imprecisioni di movimento, una danza rigorosa imprecisioni di testo/recitazione. Ma un testo e una danza che procedono per immagini sono obbligati a procedere a braccetto o per forti contrasti, cosa che accade, ma non accade sempre. Se questo scollamento può dare frutti negli intermezzi frenetici (nei flash di coreografia che tagliano la scena e scompaiono quasi prima che gli occhi possano registrarli), non è lo stesso in segmenti più lunghi, su cui ci si aspettano redini più tirate. Ed è questo il rischio del teatro-danza, che deve contare su una doppia eccellenza, nel movimento come nella parola.

CATTIVE FIGURE
di Juan Mayorga
regia e coreografia: Caterina Inesi
musiche dal vivo: El Crack
danzatori: Carolina Cametti, Federico Costantini, Marco Della Rocca, Manuela De Angelis, Valerio Malorni, Francesca Neri Macchiaverna, Michele Riondino, Irene Vecchio
luci: Lorena Cosimi
produzione: Immobile Paziente (Ass. IBI) con TSI – La fabbrica dell’attore del Teatro Vascello
durata: 60’
applausi del pubblico: 1’ 40’’

Visto a Roma, Teatro Vascello, il 16 ottobre 2008

 

Exit mobile version