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Nel Metadietro di Rezza e Mastrella, “vissero tutti relitti e portenti”

Metadietro (ph: Flavia Mastrella)

Metadietro (ph: Flavia Mastrella)

Rezza, ammiraglio alle prese col salvataggio della sua nave, deve affrontare un equipaggio accecato da logiche di mercato, interessi individuali e crudeltà tecnologica

C’è sempre qualcosa di irriducibile nei lavori di Rezza & Mastrella: una corrente elettrica che attraversa la scena e scardina ogni regola di visione. Con “Metadietro”, il duo premiato con il Leone d’Oro alla carriera torna a navigare nel mare agitato dell’assurdo, consegnandoci uno spettacolo che è insieme viaggio e naufragio, attraversamento e dissoluzione.

Sul palco, un habitat blu – metà nave, metà astronave – ideato come sempre da Flavia Mastrella: spazio fluido, geometrico e al tempo stesso vivo, che assorbe e riflette ogni movimento di Antonio Rezza, “ammiraglio” solitario di una traversata mentale.

Il corpo di Rezza è un’arma e un enigma: urla, scatta, si contorce, scompare e riemerge come un naufrago in cerca di un linguaggio che non esiste più. Ogni gesto si trasforma in una sillaba fisica, ogni sillaba in un frammento di corpo. Accanto a lui, Daniele Cavaioli (co-interprete e figura complementare) agisce come presenza di contrasto: meno vorticoso, più enigmatico, una sorta di eco umana che riflette e deforma la furia dell’attore principale. Il suo ruolo, apparentemente secondario, è invece fondamentale per dare ritmo e tensione drammatica alla scena. Si muove come un corpo celeste che orbita attorno al sole impazzito di Rezza: introduce pause, deviazioni che fanno respirare il magma verbale e visivo.

Il titolo, “Metadietro”, è un ossimoro perfetto: suggerisce il movimento impossibile, la volontà di andare oltre tornando indietro, la ricerca di un “oltre” che si rovescia in retroguardia. Il testo – o meglio, il flusso verbale – non costruisce una narrazione lineare, ma un campo di collisioni linguistiche: frammenti di discorso politico, pubblicitario, religioso, mediatico si urtano e si cancellano a vicenda. Tutto implode nella furia di un linguaggio in frantumi, specchio deformante della comunicazione contemporanea.

Metadietro (ph: Flavia Mastrella)

Rezza non racconta: assedia. Il suo linguaggio è un attacco frontale, comico e apocalittico insieme. Il progresso si smaschera come farsa, e l’uomo resta intrappolato in un presente che implode su sé stesso. “Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio – scrive Rezza – che non è la migrazione di un popolo, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà”.
Il pubblico ride, ma una risata che punge, che mette a disagio: perché ogni battuta nasconde un abisso.

La scena di Mastrella amplifica questa sensazione: è un mondo marino e aereo allo stesso tempo, dove il corpo di Rezza è una creatura in continua mutazione. Tuttavia, il grande spazio del Teatro Strehler, con la sua ampiezza quasi monumentale, finisce a tratti per diluire l’impatto visivo e corporeo del duo. L’habitat, pensato come ambiente denso e immersivo, sembra perdersi nella vastità della platea; la potenza cinetica di Rezza si disperde un po’, e lo sguardo dello spettatore fatica a ritrovare la stessa tensione che gli spettacoli del duo riescono a generare.

Anche i tempi scenici, talvolta, risultano dilatati oltre misura: non tanto per ridondanza, quanto per una volontà dichiarata di esasperare il ritmo, di far vivere il paradosso anche nella durata. Ma in alcuni passaggi il rischio è che la tensione si allenti, che l’urgenza diventi ripetizione. È un confine sottile, su cui Rezza cammina con consapevolezza ma anche con un filo di compiacimento, come se il suo stesso linguaggio fosse un organismo che si auto-osserva. Eppure, dentro questa instabilità, si trova la forza di “Metadietro”. È un teatro che non chiede di essere “capito”, ma attraversato. L’assenza di linearità non è un limite, ma una dichiarazione politica: contro il pensiero semplice, contro l’omologazione, contro la resa. Lì dove il linguaggio si spezza, nasce la possibilità di un nuovo sguardo.

Rezza Mastrella non inventano nulla di radicalmente nuovo rispetto alla loro poetica storica, ma la portano a un grado di condensazione quasi metafisico. “Metadietro” è il teatro come organismo vivente, che si ribella al controllo e alla logica. È un naufragio necessario, un esperimento di sopravvivenza poetica dentro un mare che somiglia sempre più al nostro presente: vasto, sporco e pieno di cadaveri.

Metadietro
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza
con Antonio Rezza
e con Daniele Cavaioli
habitat Flavia Mastrella

Durata: 1h 40′
Applausi del pubblico: 2′ 59”

Visto a Milano, Piccolo Teatro Strehler, il 24 ottobre 2025
Prima nazionale

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