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“Michel – The Animals I Am” di Chiara Bersani: l’artista disabile non è un’eccezione

Michel – The Animals I Am (ph: Katie Edwards)

Michel – The Animals I Am (ph: Katie Edwards)

Ispirato alla vita del pianista jazz Michel Petrucciani, lo spettacolo sfida i codici della danza per affermare una nuova idea di corpo e rappresentazione

Dopo la prima assoluta di venti giorni fa al Festival Aperto di Reggio Emilia, Chiara Bersani ha presentato “Michel – The Animals I Am” alla Triennale di Milano. Lo spettacolo nasce come evoluzione del suo assolo “L’animale” del 2021 in cui, rielaborando i codici del balletto classico, metteva in scena un corpo divergente come il suo, segnato dall’osteogenesi imperfetta (conosciuta come ‘malattia delle ossa fragili’). Il progetto rientrava in “Swans Never Dies”, in cui diversi coreografi e coreografe del contemporaneo erano chiamati a confrontarsi con il famoso assolo creato da Michel Fokine per Anna Pavlova “La morte del cigno”.
L’anno dopo, il “pezzo” veniva “trasmesso” a Veronica Tulli, performer che condivide con Chiara Bersani lo stesso disordine genetico.
Oggi, come abbiamo visto sul palco milanese, il progetto ha un ulteriore sviluppo, ampliandosi ad una versione corale (sono tre le performer con disabilità in scena) proponendo ulteriori riverberi metaforici.

Annalisa Frascari, Carolina Ellero e Anna Maria Pes, con disabilità diverse tra loro, danno vita al nuovo spettacolo con l’intenzione di superare l’idea dell’artista disabile come una isolata “eccezione”. Il “Michel” del titolo fa riferimento al celebre pianista jazz Michel Petrucciani, che conviveva con la stessa malattia genetica di Chiara, e che vive anche nei suoi ricordi di bambina.

Nel buio più assoluto del palcoscenico, che man mano si rischiara lasciando tuttavia le performer sempre in penombra, un sospiro prolungato ravviva la scena (le luci sono di Valeria Foti, che costruisce la scena con Richard Gargiulo mentre Francesco Rofi Pallone cura l’impianto sonoro). Annalisa Frascari (su sedia a rotelle elettrica), e vicino a lei Carolina Ellero e Anna Maria Pes, su due piattaforme diverse, si muovono impercettibilmente, spesso in asincrono, formando una struttura umana in continua trasformazione.
Ad un certo punto Annalisa, con la sua sedia, percorre tutto il palco, allineandosi alle compagne, mentre le altre performer, con la forza dei loro corpi, si muovono con estrema leggerezza, suggerendo nuove suggestioni accompagnate dalla musica.

Francesca della Monica e Chiara Bersani offrono ad Annalisa, Carolina e Anna Maria una partitura musicale e vocale che si nutre, come nel precedente lavoro, di John Cage, e in particolare di “Aria – Voice (any range)”.
Le parole, che accompagnano la parte conclusiva della performance con suggestioni diverse ed emotivamente coinvolgenti, appartengono ad incontri fra lingue diverse che ne formano di inesistenti e che solo nella canzone conclusiva si organizzano nella lingua inglese, dando ulteriore emozione al finale.

Per approfondire ulteriormente questo lavoro così particolare abbiamo fatto alcune domande a Chiara Bersani.

Sembra che tu ti stia orientando a diventare coreografa più che interprete. Com’è maturato questo cambiamento?
Penso che il mio desiderio di autorialità sia stato sempre presente in me, mescolandosi nella mia mente con quello di interprete. “Michel – The Animals I Am” nasce anche dal desiderio di creare in scena nuovi spazi ad altri corpi con disabilità, troppo spesso invece immessi in spazi confinati con poche prospettive autenticamente artistiche. Inoltre con l’aggravante di non offrire loro la possibilità di formarsi, di studiare e seguire le loro predisposizioni. In Italia sono pochissime le possibilità in questo senso. Inoltre questo mi ha aiutato a rompere lo sguardo dello spettatore, troppo spesso abituato ad avere in scena sempre e solo il mio solo corpo.

Che differenza c’è tra concepire una coreografia nel senso tradizionale del termine e una con danzatori e danzatrici con disabilità?
Io penso sia lo stesso. Mi arriva un’intuizione, un’immagine, un desiderio, e prende in scena una forma che mi appartiene. Il corpo del performer, così com’è, si connette con lo spazio col movimento, con l’azione.

Chiara Bersani (ph: Rebecca Lena)

Per le artiste di questo spettacolo hai fatto una call? Com’è avvenuta la scelta?
Quando abbiamo fatto la call per candidarsi a questa creazione sono arrivate molte proposte, soprattutto dall’estero e da performer che avevano già esperienze. Dall’Italia invece si notava una timidezza nel proporsi, con diverse risposte di artiste che non si sentivano in grado di definirsi professioniste, anche perché, come ho già detto, in Italia vi sono poche possibilità di esperienze in tal senso. Allora abbiamo deciso di eliminare la parola “professionista” e in questo modo qualcosa si è sbloccato. Delle tre performer scelte, con cui vi è stata una perfetta condivisione degli strumenti, una aveva già lavorato con me, un’altra arrivava da un solido percorso attoriale e l’ultima proveniva da una feconda esperienza di teatro sociale.

Com’è cambiato il sentire del temine “corpo politico” dai tuoi inizi artistici ad ora?
All’inizio era un mio fuoco personale, che mi illuminava e rodeva dentro, ora si è calmato, si è strutturato in modo più controllato e consapevole, riversandosi su altre persone, con nuovi accenti che mi trovano sempre più convinta.

Cosa c’è di Petrucciani nello spettacolo?
Ci sono i miei ricordi personali, di quand’ero piccola; il suo nome aleggiava sempre, incutendomi un misto di venerazione e rifiuto. Ad un certo punto ci fu una svolta: il medico che avevamo in comune mi disse che Petrucciani non aveva voluto farsi operare perché voleva essere in tournée con i suoi concerti. Ecco, pensai subito: dobbiamo capire che del nostro corpo possiamo fare quello che vogliamo, anche se medicalizzato, perché tutti devono, dobbiamo, avere la stessa possibilità di coltivare il talento. E molte volte alle persone con disabilità ciò non è concesso. Come mi ha suggerito in modo profondo un’amica, quante possibilità di meraviglia nel corso del tempo l’umanità ha perduto?
Insomma, Petrucciani è diventato un po’ il nostro idolo e nello spettacolo c’è una piccola dedica a lui.

Quali i tuoi progetti per il futuro?
Per ora c’è solo qualche immagine. Ma quello che voglio adesso è che “Michel – The Animals I Am” continui il suo cammino, incontrando nuovi spazi, nuovi festival, nuovi pubblici… E sai, caro Mario, mi piace avere anche il privilegio di guardarlo da fuori, il mio teatro: è un’opportunità meravigliosa!

MICHEL – THE ANIMALS I AM
di e con Chiara Bersani
Concept, coreografie e testi Chiara Bersani
Performers Anna Maria Pes, Annalisa Frascari, Carolina Ellero
Disegno luci, scena e direzione tecnica Valeria Foti
Costumi Ettore Lombardi
Drammaturgia Chiara Bersani, Giulia Traversi
Drammaturgia vocale Francesca Dalla Monica
Assistente Simone Chiacchiararelli
Promozione, cura, booking Giulia Traversi
Comunicazione e press kit Dalila D’Amico
Logistica, organizzazione, produzione Eleonora Cavallo
Amministrazione Chiara Fava
produzione Corpoceleste_C.C.00#
co-produzione Snaporazverein (Samaden, CH)
con il supporto di: Alkantara Festival and Centro de Arte Moderna, Gulbenkian (Lisbona, PRT) Progetto Ring (Festival Aperto / Fondazione I Teatri – Reggio Emilia – Bolzano Danza / Fondazione Haydn – FOG
Triennale Milano Performing Arts – Torinodanza Festival / Fondazione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. Partner Associato Lavanderia a Vapore / Fondazione Piemonte dal Vivo (ITA))
Chiara Bersani è Artista associata di Triennale Milano Teatro 2025-2027

Visto a Milano, Triennale Teatro, l’11 novembre 2025

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