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Parole perse nel bosco di CapoTrave

Nel bosco - II studio
Nel bosco - II studio
Nel bosco (photo: angelomai.org)

CapoTrave viene fondata da Mirco Ferrara, Enzo Fontana, Lucia Franchi e Luca Ricci a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, nel gennaio 2003; dal 2009 ha sede a Sansepolcro.
E proprio con il Comune di Sansepolcro la compagnia organizza Kilowatt: l’energia della scena contemporanea, uno dei festival dedicati ai giovani gruppi della scena contemporanea.

“Nel bosco” è una delle ultime produzioni della compagnia, presentato la scorsa settimana a Roma negli spazi dell’Angelo Mai in forma di “secondo studio”, con il debutto previsto per la primavera 2012.

“Un ragazzo e una ragazza, giovanissimi. Nel bosco si incontrano, si avvicinano l’uno all’altro, oltrepassano la linea d’ombra che separa l’adolescenza dall’età adulta”.
Nella presentazione dello spettacolo la descrizione è quel tanto dettagliata da risultare esaustiva. Lo spettacolo, purtroppo, non sembrerà aggiungere molto altro.

Vediamo il bosco. Ne assoporiamo fin dall’inizio l’atmosfera misteriosa e affascinante, donata dal sapiente disegno luci di Gianni Staropoli, inserito in un ambiente sonoro altrettanto piacevole di Fabrizio Spera.
Il bosco apre le porte al mondo dell’immaginario fiabesco, che porta con sé tutte le metafore della vita, della morte, del passaggio e della crescita esistenziale. Il bosco viene presentato attraverso una scena realistica, che però non cade nel cliché o nel kitch.
Qui s’inseriscono due giovani attori, Roberto Gudese e Alessia Pellegrino, collaboratori alla scrittura di scena. Come attori alla prima esperienza portano la loro freschezza (anche troppa) in uno spettacolo dalle molte aspettative.

Il lavoro infatti ha mire alte, prendendo spunto dalle liriche del poeta Andrea Zanzotto, scrittore dei primi del Novecento, di cui il regista Luca Ricci insieme a Lucia Franchi hanno scelto l’opera “Il Galateo in Bosco”, caratterizzata da un uso tridimensionale della poesia, in cui vengono fusi significato e significante, referente e oggetto indicati attraverso suoni e significati. Un linguaggio complesso da tradurre in scena.

Come portare la poesia e il suo aspetto più onirico ed ermetico a teatro?
La risposta è data dalla scelta scenotecnica, più che da quelle drammaturgica e registica, e sta nelle parole inserite digitalmente nello spazio: una serie di bellissimi fotogrammi, a metà tra cinema d’autore e spot pubblicitario, nei quali le parole proiettate sul velo nero dell’avanscena e quelle emesse dalla calda voce fuori campo di Roberto Herlitzka sommano significato a immagine.

Nel primo quarto d’ora di spettacolo il pubblico è conquistato e affascinato.
Poi qualcosa scricchiola, fino alla rottura. L’attenzione si sgretola, affievolendosi sino alla noia.

Manca qualcosa. Manca il teatro. Gli attori, alla loro prima esperienza professionale, e la debolezza di una regia che non indica loro la via con forza, traducono in gesti semplici, quotidiani e stereotipati concetti complessi. La fuga è così tradotta in corsa e affanno. L’incontro è un saluto da gang americana. La crescita dall’età adolescenziale a quella adulta è un rapporto sessuale. La maturazione esistenziale dei due personaggi appare come una lunga e lentissima attesa, quasi completamente priva di azione. Il pericolo in uno sparo.

Il contrasto tra il significato espresso dalle parole della poesia di Zanzotto, coronate da una bellezza estetica ed evocativa della scena, e la mancanza di contenuto nell’azione scenica è troppo forte, tanto da far affondare come un sassolino nell’acqua tutto l’intero impianto scenografico, sonoro e luministico, rendendolo troppo debole per sostenere il complesso dello spettacolo. Come a dire: se attori e regia sono deboli, la forza della tecnica li inghiotte, fagocitando la totalità dell’opera teatrale.

Lo studio presenta i germi di uno spettacolo potenzialmente affascinante e complesso nel significato e nella realizzazione drammaturgica. Ma occorrerà certo ancora grande lavoro.
Una drammaturgia per immagini, quella di Ricci e Franchi, composta dal “non detto” e dal “non ancora accaduto”. Una scelta rischiosa che non ha convinto del tutto il pubblico romano.

Nel bosco
ideazione e drammaturgia: Lucia Franchi e Luca Ricci
collaborazione alla scrittura scenica e azione: Roberto Gudese e Alessia Pellegrino
voce fuori campo: Roberto Herlitzka
scena: Katia Titolo
luci: Gianni Staropoli
effetti video: Andrea Giansanti
ambiente sonoro: Fabrizio Spera
effetti sonori: Antonello Lanteri
tecnico: Nicola Mancini
organizzazione: Laura Caruso
regia: Luca Ricci
durata: 1h
applausi del pubblico: 15’

Visto a Roma, Angelo Mai, il 9 dicembre 2011

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