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Ognissanti. Vetrano e Randisi, due santi una notte al museo

Vetrano e Randisi

Vetrano e Randisi

Il testo di Sabrina Petyx per una nuova produzione del Teatro Metastasio di Prato

“Ognissanti”, prima assoluta alla quale abbiamo assistito al teatro Fabbricone di Prato, è uno di quegli spettacoli che, parafrasando Piero Ciampi, ha tutte le carte in regola per poter essere definito un lavoro “riuscito”.
La storia è quella di due santi anonimi, raffigurati in due grandi quadri, che ogni notte abbandonano la tela per abitare i corridoi della galleria in cui sono appesi ed esposti al pubblico.
Una struttura semplice per uno sviluppo composito, che vede varietà di registri, tematiche e aperture di riflessione che spesso vanno a incontrare le grandi questioni che da sempre inseguono l’uomo.

Di spettacolo riuscito si può parlare partendo dai protagonisti, due grandi del teatro italiano, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, di cui è già stato detto molto in passato e molto si potrà, anche in questa occasione, ripetere e confermare.
A questo si aggiunga la bella e imponente scenografia firmata da Mela Dell’Erba il cui impatto, fin dall’inizio, è davvero notevole, e ricrea perfettamente l’atmosfera del luogo in cui si svolge la storia, una galleria d’arte, in cui sono esposte due opere di Pietro Novelli, uno dei grandi del Barocco siciliano.
Come non sottolineare, poi, le luci di Max Mugnai, che divengono elemento drammaturgico importante, soprattutto nel donare dinamismo, mistero e verità a molti momenti di teatro dove emerge il talento – consapevole – dei due attori. Lo stesso si può dire delle musiche di Gianluca Misiti.
Elementi che vengono apprezzati e sottolineati negli applausi finali di un pubblico grato e riconoscente.

Tuttavia, fatta questa doverosa premessa, il lavoro ci pare riuscito ma non completamente e, a distanza di giorni, qualche dubbio permane. Tale “riserva” va al testo di Sabrina Petyx, scritto appositamente per Vetrano e Randisi, che merita qualche breve riflessione.

I due santi dialogano ripercorrendo il passato, riflettendo sulle loro biografie, sulla storia che hanno attraversato e le storie che li hanno visti protagonisti, e sul senso dello stare nel presente in cui sono, del loro stare appesi a un “chiodo” che, da un momento all’altro, possono togliere per cambiare il proprio eterno destino. E qui spesso il testo apre a riflessioni che vanno in profondità, ma rischiando di voler dire troppo, anzi talvolta mostrando di avere fin troppe verità in tasca. A tratti, le parole della Petyx sembrano contenere troppe certezze, così da far sfociare alcune riflessioni nel sentenzioso o nell’aforistico, rischiando la retorica, il già detto, lo “stare dalla parte giusta” della Storia.

È in questa pluralità di registri e di narrazioni che il meccanismo talvolta sembra un po’ scricchiolare, quasi che tutte le rotelle non fossero al loro posto. Questo, però, non è un peccato capitale, in questa “storia siciliana che diventa universale nel suo reiterare meccanismi di potere antichi e arroganti che ancora oggi sono subdolamente presenti nel nostro quotidiano”, come enunciato nella presentazione.
Meglio allora la parte più ironica e popolare dello spettacolo, quando viene a galla la vera natura dei due santi, che non sono poi altro che due poveretti che hanno semplicemente prestato le loro sembianze al ritrattista dei due anonimi santi.

Ognissanti
di Sabrina Petyx
interpretazione e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
scene e costumi Mela Dell’Erba
luci Max Mugnai
musiche originali Gianluca Misiti
direttore di scena Loris Giancola
Produzione Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con LE TRE CORDE società cooperativa

durata: 1h
applausi del pubblico: 4’

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 25 febbraio 2025
Prima assoluta

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