
Lo diciamo subito: lo spettacolo “Ombre Wozzeck” di Claudio Morganti convince pienamente. Ma la notizia è semmai che Morganti riesce, ancora una volta, a schivare il confronto con l’opera di Büchner, cui da anni sta dedicando il suo lavoro e la sua ricerca.
Così, dopo numerosi tentativi di trovare una forma adeguata al testo, pubbliche esposizioni dagli esiti spesso entusiasmanti, Woyzeck finisce “in ombra”.
Alcuni momenti di questo lungo percorso di studio erano stati capaci di illuminare con nitidezza quel naturalismo fiacco che è alla base dell’opera e che sembra languire nel realismo. Lontano, dunque, dalle interpretazioni correnti che ne danno una lettura greve, surreale o simbolica.
Ci aspettavamo, date le premesse e la quantità di materiale elaborato (che comprendeva tra le altre cose alcune rudimentali animazioni) un vero e proprio allestimento di questa pièce. Invece Morganti ha scelto un’altra strada e un altro linguaggio.
Il titolo “Wozzeck” si riferisce alla prima edizione dell’opera, pubblicata postuma nel 1879. La causa di questa dizione fu un’errata lettura della difficile grafia del manoscritto da parte dell’editore Emil Franzos. Proprio a questa versione fece riferimento il libretto di Alban Berg, che ne conserva il titolo.
A questi due testi guarda l’elaborazione drammaturgica di Rita Frongia. Ma del Woyzeck resta ben poco: “Un’operina musicale per uomini ombra di poche parole”, il risultato del montaggio e della trasposizione nel linguaggio teatrale delle ombre di materiali elaborati nel corso di anni di studio.
L’inizio del lavoro su questo genere teatrale risale ad alcuni anni fa, quando Morganti aveva risolto con questa tecnica, in maniera più che convincente, il finale dell’opera: l’omicidio di Maria da parte di Woyzeck.
Poco bisogna aggiungere per completare la trama: il soldato semplice Woyzeck è innamorato di Maria. Con lei ha un figlio. Lei lo tradisce. Lui la uccide.
Uno spettacolo corale, in cui Morganti si riserva il ruolo dell’imbonitore, quasi completamente riscritto nelle dimensioni e nella funzione rispetto a quelle che conserva nell’opera di Büchner. Alle sue spalle, in un teatrino delle ombre, si svolge il dramma. Ad attraversare la tela è la storia del soldato Woyzeck.
“Un esercizio di estremo straniamento, talmente limpido e folle da portare, a tratti, alla totale adesione con il personaggio”, così lo definisce Morganti.
Unico vezzo avanguardistico è il microfono gelato, con cui Morganti si presenta davanti agli spettatori e che non abbandona neanche per un attimo.
La voce di Morganti non ha bisogno di amplificazioni. E la vera notizia è che, dopo anni di solitaria e “sdegnosa” ricerca, finalmente la sentiamo suonare. E il teatro italiano ha bisogno della voce di persone che, come lui, hanno qualità, cultura e conoscenza della pratica teatrale. Ha bisogno che queste voci si facciano sentire.
Applausi brevi ma intensi dei diciotto spettatori presenti al Teatro dell’Arte (in scena fino al 29 gennaio).
Co-protagonista della serata, una pantegana che ha attraversato il palco. Giunta in proscenio, non si è prodotta in alcun monologo.
Ombre Wozzeck
ideazione e regia: Claudio Morganti
con: Gianluca Balducci, Rita Frongia, Claudio Morganti, Francesco Pennacchia, Antonio Perrone, Gianluca Stetur, Grazia Minutella
musiche di: Alban Berg, Arnold Schönberg, Gustav Mahler, Anton Webern, Arvo Pärt, David Sylvian
testo di: Rita Frongia
fonico: Roberto Passuti
movimenti di scena: Grazia Minutella
produzione: CRT Centro di Ricerca per il Teatro, in coproduzione con Armunia/Festival Inequilibrio, con la collaborazione di L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino
durata: 1h 15′
applausi de pubblico: 1’ 25’’
Visto a Milano, Teatro Crt, il 19 gennaio 2012