Anna Della Rosa protagonista del monologo ispirato al carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West
La letteratura, come ogni altra forma d’arte, nasce quasi sempre da una mancanza, un desiderio smanioso di vita (nel caso di Virginia Woolf, proprio di Vita, Vita Sackville-West, la donna amata), che prende forma in parole e mondi più o meno immaginari, con l’illusione di trovare, almeno per poco, appagamento e conforto.
Le parole dell’“Orlando” di Virginia Woolf sono fiumi in piena, che travolgono il lettore, trasportandolo in un viaggio straordinario, volutamente inverosimile, lungo quattro secoli. Uno stream of consciousness, appunto, che qui diventa anche stream of joy, pur indagando un tema complesso come quello dell’identità.
Orlando è un giovane rampollo di nobili natali che vive alla corte della regina Elisabetta I e trascorre le sue notti a scrivere poesie; si innamora di Sasha, una principessa russa ribelle che poi, però, lo tradisce, gettandolo nello sconforto. Inviato a Costantinopoli, cade in un sonno profondo e si risveglia in un corpo di donna; scopre così il privilegio e la gioia di conoscere i desideri e i piaceri di entrambi i sessi, che sceglie da quel momento di sperimentare a suo piacimento ignorando, all’insegna della libertà, limiti e convenzioni imposti dalla società patriarcale; infine torna a Londra, e questa volta è la Londra del XX secolo ad accoglierlo.
Fabrizio Sinisi attua un’interessante ed efficace operazione drammaturgica intercalando, meglio sarebbe dire fondendo, le parole del romanzo (nella bella e nuova traduzione di Nadia Fusini) con le struggenti lettere della grande scrittrice e attivista britannica indirizzate a Vita e raccolte in “Scrivi sempre a mezzanotte”. Ne scaturisce un monologo di sessanta minuti, a cui dà voce e corpo, senza mai risparmiarsi, Anna Della Rosa, nello spettacolo in scena al Teatro Astra di Torino e diretto da Andrea De Rosa.
Dell’attrice si apprezzano l’abilità nel passare con naturalezza da un registro stilistico all’altro (lirico e a tratti drammatico nel descrivere le pene d’amore; avventuroso, ironico e ludico nell’immaginare mondi e luoghi del passato), l’intensità attribuita ai vari personaggi che interpreta, il ritmo incalzante che trattiene incessantemente a sé lo sguardo e l’ascolto del pubblico.
Della regia si apprezza la scelta di focalizzarsi sull’essenziale, che qui è la parola, e di preservarne la raffinatezza e la profondità.
Essenziale ed elegante l’allestimento scenico: una quercia si erge al centro della scena su un tappeto d’erba (sintetica). “La Quercia” è il poema scritto da Orlando nell’arco della sua lunghissima vita. Ad abitare lo spazio è la sola attrice che lo percorre da un angolo all’altro, nei panni ora di Orlando affamato di vita ora della Woolf in preda al fervore creativo, per poi abbandonarsi stremata a terra o ai piedi dell’albero.
A cadere dall’alto non sono le foglie, ma fogli di carta, via via che i versi e le righe si compongono, creando un effetto particolarmente suggestivo. Sul finale, una pioggia ‘scrosciante’ di fogli ricopre a poco a poco il corpo a terra dell’attrice, alludendo metaforicamente alla tragica morte di Virginia Woolf, che scelse di togliersi la vita lasciandosi annegare in un fiume.
Pochi, e solo quando necessari, i suoni di G.U.P. Alcaro: i rintocchi del campanile che segnano il trascorrere inesorabile ma anche fantasioso del tempo (insieme all’abile gioco luci di Pasquale Mari), i versi degli uccellini per un ambiente che immaginiamo bucolico, e poco altro. Scelta indovinata che bene si sposa con l’intenzione di non sovrastare la parola, che in questo spettacolo è la vera protagonista.
L’indubbia attualità del tema avrebbe potuto dare adito ad interpretazioni troppo libere e superficiali dell’opera di Orlando, o prive di quella classe e raffinatezza che, pur essendo di portata rivoluzionaria, la contraddistinguono. Così non è avvenuto, e grande plauso va perciò a tutta l’équipe artistica.
In scena a Torino ancora oggi e domani.
ORLANDO
dal romanzo di Virginia Woolf e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West
Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli)
drammaturgia: Fabrizio Sinisi
traduzione: Nadia Fusini
regia: Andrea De Rosa
con: Anna Della Rosa
scene: Giuseppe Stellato
luci: Pasquale Mari
suono: G.U.P. Alcaro
costumi: Ilaria Ariemme
aiuto regista: Paolo Costantini
datore luci: Roberto Gelmetti
fonico: Claudio Tortorici
sarta: Milena Nicoletti
produzione: TPE – Teatro Piemonte Europa
Durata: 60’
Applausi del pubblico: 4′
Visto a Torino, Teatro Astra, l’8 dicembre 2024
Prima nazionale
