Le performance firmate da Bruno Freire, Lukas Karvelis e Baptiste Cazaux tra le proposte internazionali dell’edizione 24
Passare anche due soli giorni al Santarcangelo Festival è sempre un’esperienza importante per nuove visioni. Grazie infatti al direttore artistico Tomasz Kireńczuk abbiamo potuto assistere in questi ultimi due anni a performance provenienti da Paesi spesso da noi non scenicamente frequentati. Inoltre, altra caratteristica costante delle scelte del curatore polacco, riconfermato sino all’edizione 2026, è stata quella, al di là delle complesse sinossi che spesso accompagnavano i lavori, di lasciare allo spettatore la libera interpretazione delle creazioni che vede, instaurando con loro empatie sempre diverse, espresse dai performer in scena con grande capacità coreografica e notevole espressività.
Non per niente il titolo che Kireńczuk ha voluto dare a questa edizione del festival è stato “While we are here”, una vivificante esortazione ad immergerci con le nostre particolari emozioni in un mondo “altrove”, lontano dagli orrori bellici e dalle amarezze quotidiane che spesso ci circondano.
Quest’anno a Santarcangelo il nostro sguardo si è polarizzato in larga misura sulla danza, e sulla capacità che questa forma ha, più di ogni altra, di esprimere attraverso il solo corpo degli artisti, spesso soli in scena, una miriade di suggestioni ed emozioni che la parola da sola fatica ad alimentare.
Ovviamente il festival ci ha offerto la possibilità di vedere non solo compagnie straniere, ma anche artisti italiani, due dei quali ci sono sembrati particolarmente degni di nota: “Cry Violet” di Panzetti/ Ticconi e “L’ombelico dei limbi” di Stefania Tansini, su cui KLP si era già soffermato. Tuttavia, a Santarcangelo, in uno spazio del tutto diverso, lo spettacolo ha acquisito rimandi di nuova e fervida sostanza, altra caratteristica peculiare che ci dona la danza.
Da molti anni seguiamo, con piacere nella sua varietà di accenti, il duo coreografico formato da Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi, dei quali al festival, nel suggestivo ambiente del Parco Trotter, abbiamo visto l’ultima creazione.
“Cry Violet”, riverberando il nome di un fiore estinto, si plasma su una composizione sonora concepita e proposta da Teho Teardo.
Già incantevoli i primi venti minuti del pezzo, in cui la coppia, esprimendosi attraverso una perfetta sincronia gestuale di grande suggestione, comunica al pubblico espressioni di dolore e vergogna, ispirate all’iconografia del peccato originale. Che si relaziona piano piano, in scena, con i medesimi sentimenti con i quali l’essere umano consapevole si rapporta ai danni all’ambiente in cui vive, causati dalla sua stessa disattenzione, e di cui spesso sembra lavarsi le mani.
L’utilizzo di panni verdi che escono dalle tute e delle mani rimandano ai gesti di Lady Macbeth, che invano tenta di lavare il sangue di Duncan e Banquo.
Ne “L’ombelico dei limbi”, ancora una volta esemplare nella sua gestualità ammaliante ci è parsa Stefania Tansini, per l’intera durata della performance, realizzata nello spazio disadorno dell’ex cementificio Buzzi, ambiente perfetto per la sua esibizione e che ne fa significativamente da sfondo. Lo spettacolo ci ridona, appositamente per questo spazio, il cui titolo rimanda alla raccolta di testi, uscita nel 1925, di Antonin Artaud, il mondo disorientato del grande drammaturgo francese.
Tansini non esprime il dolore di Artaud urlando come potrebbe essere plausibile, ma lo fa muovendo lentamente e con fatica il suo corpo, simile a un ragno, mentre una musica lancinante di essenza temporalesca l’accompagna.
Tansini ci offre così la volontà di Artaud di uscire dalla sua imperfetta identità per crearne una nuova, più confortante. Ma è spesso il silenzio a proteggere la performer, che piano piano annoda i capelli che prima le nascondevano il volto, per poi dare spazio anche alla parola, una parola che ancora una volta rimanda al corpo, che ora non ha più bisogno di niente per essere espressivo: “Ai gesti semplici, alla rinuncia, ai gesti più semplici, a un corpo da portare”.
Eccoci poi davanti a tre coreografie dovute a compagini straniere.
In “Matamatá”, Robson Ledesma, Magdelaine Hodebourg e Annabel Reid, su creazione del coreografo brasiliano, residente a Bruxelles, Bruno Freire, tra luce e ombra – e per molti istanti immessi in un buio quasi totale – all’improvviso ci riversano addosso tutta la loro energia animalesca, sui suoni creati da Ricardo Vincenzo e che in qualche modo, tralasciando i dotti riferimenti della presentazione di sala, riescono alla fine con efficacia a diventare davanti ai nostri occhi davvero “la foresta del nostro inconscio”.
In “She Dreamt of Being Washed Away to the Coast” il lituano Lukas Karvelis, mettendo in scena una leggenda del suo Paese che narra l’amore impossibile di una dea del mare e di un pescatore, ci offre allo sguardo una davvero efficace Dominyka Markeviciuté che, attraverso un semplice cambio di scarpe in favore dei soli suoi piedi nudi e con lo sguardo rivolto verso il cielo, traduce in scena la tensione tra due mondi: quello materiale, basato sulla logica, e quello creato dall’immaginazione e dalla fede.
Per tutta la performance ammiriamo, immersi nel verde, una stupefacente danza, quasi sempre rasoterra, in cui percepiamo lo strazio di una creatura incatenata in fondo al mare, proposta per merito di una davvero coinvolgente coreografia.
Più difficile immergerci con profondità in “Gimme a break!!!”, dello svizzero Baptiste Cazaux, che nella circostanziata presentazione si presenta come un “artista che, prendendo in prestito il vocabolario della musica rave, delle pratiche meditative e dell’headbanging (i violenti movimenti della testa a tempo di musica), prosegue il suo percorso verso la pace emotiva e il distacco, che vede come strategie di sopravvivenza al capitalismo”.
Quello a cui abbiamo amato assistere sul palco è stato soprattutto, al di là della sua smarrita, gestualità ripetuta, il rapporto stralunato che il performer instaura con sei altoparlanti che muove in scena, tra circospezione e abbandono, dove la variegata musica di Etre Peintre riesce efficacemente a comunicarci lo stato di difficoltà emotiva di Cazaux.
Alla fine, ancora una volta Santarcangelo Festival rimane capace di offrire visioni e di stupirci sempre, di disorientarci a volte, ma sempre stimolando la nostra curiosità verso mondi sconosciuti, di cui terremo in memoria diverse immagini e sensazioni.
Cry Violet
coreografia, performance, costumi Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi
musica Teho Teardo
illustrazione grafica Ginevra Panzetti
distribuzione Aurélie Martin
originariamente creato all’interno di Esplorazioni un progetto di Triennale Milano
in collaborazione con Volvo Car Italia
con il sostegno di Lavanderia a Vapore, Piemonte dal Vivo – Torino, RAMPE – Stuttgart (DE)
promosso in collaborazione con Anthea
L’ombelico dei limbi
progetto, coreografia, danza, costumi Stefania Tansini
musica Paolo Aralla
luci Elena Gui
dramaturg Raffaella Colombo
tutor Silvia Rampelli
vocal care Monica Demuru
direttore tecnico Omar Scala
assistente ai costumi Chiara Sommariva
grazie a MeArTe_ fabrics and tailoring
coproduzione Fondazione Teatro Grande di Brescia, Romaeuropa Festival, Tpe-Teatro Piemonte Europa / Colline Torinesi, Nanou associazione culturale
con il sostegno di residenza Artisti nei Territori Masque Teatro, Santarcangelo Festival, Teatr Łaźnia Nowa – Dom Utopii nell’ambito di Boarding Pass Plus Dance, Olinda residenza artistica, residenza da Centro nazionale di produzione della danza Virgilio Sieni, progetto Air_Artisti in residenza 2023 / Lavanderia a Vapore
Matamatá
regia, concept, coreografia Bruno Freire
con Robson Ledesma, Magdelaine Hodebourg, Annabel Reid
training Thiago Antunes
suono Ricardo Vincenzo
luci Felipe Boquimpani
drammaturgia Rodrigo Batista
costumi e makeup Stef Assandri
produzione Entropie production
produttore esecutivo Théâtre de la Balsamine
coproduzione Charleroi danse, centre chorégraphique de Wallonie, Théâtre de la Balsamine, La Cigalière, Service de la Danse de la Fédération Wallonie, taxshelter.be, ING, Tax Shelter du Gouvernement fédéral belge
con il sostegno di Wallonie-Bruxelles International, Unione Europea – Culture Moves Europe, Wallonie Bruxelles Théâtre-Danse
progetto realizzato con il supporto di Wallonie-Bruxelles
She Dreamt of Being Washed Away to the Coast
coreografia e concept Lukas Karvelis
performer Dominyka Markevičiūtė
musica Dominykas Digimas
costumi Morta Nakaitė
luci Povilas Laurinaitis
mentor Bush Hartsorn
comunicazione Agnė Vidugirytė
produzione Be_Kompanijos
coproduzione CDCN, Atelier de Paris
con il sostegno di Lithuanian Culture Institute, New Baltic Dance Festival, Lithuanian Contemporary Dance Association
progetto realizzato con il supporto di Ambasciata della Repubblica di Lituania a Roma, Lithuanian Culture Institute, Lithuanian Council for Culture, Lithuanian Dance Information Centre
GIMME A BREAK!!!
coreografia e performance Baptiste Cazaux
musica Être Peintre
luci Justine Bouillet
suono Gaspard Perdrisat
assistente Lisa Laurent
drammaturgia Johanna Hilari
distribuzione in Svizzera, amministrazione e produzione Yamina Pilli – oh la la production
distribuzione internazionale Quentin Legrand – Rue Branly
produzione HONEYHONEYDANCEDANCE
coproduzione La Bâtie – Festival de Genève, Théâtre Sévelin 36, L’Abri, KLAP Maison pour la danse
in collaborazione con Réseau Grand Luxe Danse & Dramaturgie
con il sostegno di Ernst Göhner Stiftung, SSA (Société Suisse des Auteurs), CND – Centre national de la danse
progetto realizzato con il supporto di Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia
