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C’era una volta un mecenate. Alla corte di Paolo Apolito e della Salerno Creativa

Shakestreet
Shakestreet
Shakestreet sul lungomare di Salerno (photo: salernocreativa.it)

Arrivo in Campania dopo ore otto di viaggio. Io, sola sulla mia rotellina, con assicurazione scaduta e una voglia di dormire inesaudita e inesaudibile.
Salerno. Ma chi l’avrebbe mai detto. Sono arrivata nel complesso di Santa Sofia (un ex convento adibito a residenza creativa, una struttura enorme dove lavoreremo per un mese gomito a gomito) nel bel mezzo di una riunione furiosa. Dei contenuti ho capito gran poco. L’unica cosa che traspariva era la difficoltà a giungere a un accordo. Su cosa? Ho continuato a domandarmelo per ore… Ma insomma, mi son detta: “Ok Vitantonio, ritrova da qualche parte il tuo buonumore e mettilo qua in questa stanza”. Operazione leggerezza, direi.

Poi, in men che non si dica, ho incontrato una serie di persone che in varia maniera sono importanti per la mia permanenza qua. Prima il prof Paolo Apolito, antropologo e docente a Roma Tre. Credo che parlerò spesso del nostro mecenate. Perché proprio di un mecenate si tratta. Uno che a un certo punto ha deciso di investire sui giovani artisti. E per fortuna ci sono finita in mezzo pure io.
Quando si parla con Apolito la cosa più bella e più forte è la sensazione di poter fare quello che si desidera, di poter mettere in pratica le proprie idee. Ma quando mi ricapita un’opportunità del genere? Io propongo e si trova il modo di fare. E se proprio non si può fare si trova il modo di fare un’altra cosa.
E poi tutte queste teste che pensano in continuazione. Ho l’impressione di trovarmi in un immenso campo elettromagnetico. Ogni tanto capto qualcosa e mi innesto, le mie piccole ideuzze trovano adeguate colleghe e vanno a passeggio, e così nascono progetti piccoli e meno piccoli e tutto si può fare.

Poi ci sono quelli del Giffoni Film Festival. Vogliamo fare qualcosa là? Cavolo, io voglio, supervoglio, fortissimamente voglio! E cosa? Mannaggia, le idee si affollano nella testolina e per fortuna riesco in tempo utile a partorire due miniproposte che vengono approvate. Ma dove sto, davanti alla lampada di Aladino?
E dunque poco tempo per fare questo diario, poco davvero, che sono tutta presa: da un lato la fisarmonica, che è stata subito d’ispirazione a molti, e poi testi, testi, testi che posso scrivere, e ancora personaggi, che nascono o che risorgono come felici fenici dalla frustrazione di creazioni passate e abortite, e intorno a me cominciano a muoversi innumerevoli piccole creature che aspettano di prendere una forma.

Sono stanca. Quelli che sono qui già da una settimana sono molto più stanchi di me. Eppure mi sento in un luogo unico, nel mezzo di un ciclone creativo che non mi lascerà uscire indenne. Speriamo non mi strappi la parrucca!

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