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Scandisk di Jacopo Squizzato. Le esistenze formattate degli operai in fabbrica

Ph: Vladimir Bertozzi

Ph: Vladimir Bertozzi

Dall’omonima opera di Vitaliano Trevisan, una produzione di Emilia Romagna Teatro con Mauro Bernardi, Beppe Casales e lo stesso Squizzato, che firma anche la regia 

Vitaliano Trevisan è stata una delle voci più inascoltate e, al tempo stesso, più originali e potenti della letteratura italiana degli ultimi anni. L’autore vicentino, morto nel 2022, ha rappresentato una voce fuori dall’ordinario, capace di affondare in ambienti esterni alla routine teatrale.

“Scandisk”, testo appartenente alla trilogia “Wordstar(s)”, scava nella memoria di Trevisan e delle sue esperienze lavorative tra la fine degli anni ’90 e il Duemila, prima della sua ossessione per la scrittura.
Come il software che analizza la memoria di un computer, così Trevisan attraversa l’esperienza lavorativa nel mondo del “fare” vicentino, delle industrie, delle fabbriche. Il testo ci trascina infatti all’interno di una fabbrica, nella routine del lavoro che non si evolve (e non evolve), nelle relazioni tra colleghi e nei sogni di fuga dalla pianura.
Tre operai in una fabbrica di cuscinetti a sfera progettano un colpo per trasformare la propria vita.

La regia di Jacopo Squizzato gioca con gli spazi e i suoni per creare un effetto stordente, anche grazie all’abile lavoro di sound design di Andrea Gianessi, che mischia rumori a melodie pop e gioca con volumi e distorsioni, come a emulare i rumori assordanti delle fabbriche e il relativo fastidio.
Anche le scene di Alberto Favretto, nella loro semplicità, giocano con il “non visto”: sono abili nel creare uno spazio altro, evocando una metratura maggiore. La scena raffigura una sorta di area relax, dove i tre operai si ritrovano nelle pause. Cataste di pallet vengono spostate all’occorrenza, e una porta sul fondo apre verso la fabbrica vera e propria; uno spazio che non vediamo ma sentiamo e percepiamo, sia attraverso i suoni, che attraverso azioni vere e proprie. Le mura grigie contrano i grembiuli colorati, i cappellini e le individualità che provano a fuggire all’omologazione.

Ph: Vladimir Bertozzi

I tre attori in scena – Mauro Bernardi, Beppe Casales e lo stesso Squizzato – sono precisi, attenti a giocare con l’ironia dalla dialettica tagliente, cruda, e a vivere con la medesima importanza i silenzi, le pause, i momenti di vuoto che riempiono di silenzio l’isolamento dei lavoratori.
Lo spettacolo è compatto, generoso, fugace. Uno squarcio su una fabbrica di provincia e sui sogni dei suoi abitanti, sogni di fuga, di libertà.

Squizzato decide di aprire la performance con l’incipit di un altro testo di Trevisan, dal romanzo “Un mondo meraviglioso”, che parla della mobilità e della cassa integrazione come di una malattia mortale. Ed è già da questo incipit che la lettura di Squizzato convince. Il lavoro in fabbrica è sì alienazione, una routine dalla quale gli stessi operai vorrebbero fuggire, ma al tempo stesso ha una funzione salvifica all’interno del meccanismo quotidiano. Così l’immagine iniziale degli operai schiacciati dai pallet assume il suo significato e ci guida nella lettura della breve pièce. Gli operai di “Scandisk” non fuggono solo dalla routine, ma tentano disperatamente di dare un senso a un’esistenza che il mercato vorrebbe rendere intercambiabile e fugace come un file non salvato.
Un lavoro breve, asciutto e ben interpretato, efficace e convincente.

SCANDISK
di Vitaliano Trevisan
regia Jacopo Squizzato
con Mauro Bernardi, Beppe Casales, Jacopo Squizzato
scene e costumi Alberto Favretto
musiche e sound design Andrea Gianessi
disegno luci Tiziano Ruggia
sguardo sul movimento Michela Lucenti
assistente alla regia Katia Mirabella
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Veronica Sbrancia, Davide Lago, Leandro Spadola, Tiziano Barone
scenografe decoratrici Ludovica Sitti con Benedetta Monetti, Sarah Menichini, Martina Perrone, Bianca Passanti
macchinista Andrea Chianese
capo elettricista Camilla Mazza
fonico Andrea Gianessi
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
un ringraziamento a Enrico Mitrovich e Livio Pacella

durata: 50’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Milano, Teatro Fontana, il 29 aprile 2026

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