![Teatro Sovversivo in [S]he’s Teatro Sovversivo in [S]he’s](https://www.klpteatro.it/wp-content/uploads/2012/04/teatro-sovversivo-shes.jpg)
L’occasione testuale da cui muove la nuova ricerca è l’opera teatrale “Purgatorio” dello scrittore, giornalista e drammaturgo argentino Ariel Dorfman (già premiatissimo per la sua opera più celebre “La morte e la fanciulla”, da cui Polanski trasse l’omonimo film).
Il testo, un dialogo serrato tra un uomo e una donna in cui si confrontano con le verità delle rispettive vite, è stato riadattato dal regista Lorenzo Bastianelli.
È proprio lui, l’animatore del gruppo, a raccontarmi come questo spettacolo sia nato in primis dall’esigenza di indagare un rapporto più esclusivo interno al gruppo, quello tra lui e due dei suoi attori in particolare. Ma il menage à trois è diventato presto un rapporto a quattro, in seguito all’inclusione della scenografa Giulia Maria Marini che, nell’ideare la scenografia e concepire l’attrezzeria, pare abbia risposto più alle esigenze simbolicamente ed emotivamente importanti per gli attori che alle reali necessità della messa in scena.
In un luogo astratto, un posto di passaggio occupato solo da un’ingombrante poltrona di cuoio e attraversato da una carrucola su binari (che di volta in volta farà entrare in scena gli oggetti necessari: una gonna rigida che impedisce all’attrice di piegarsi, un microfono, un teatrino delle ombre, due bambini a manichino, flebo di sangue…), un uomo e una donna sono chiamati a confrontarsi con la loro vita, per maturare consapevolezza delle azioni compiute e tentare di redimersi.
Il non-luogo in questione è il Purgatorio del titolo, mentre per i due protagonisti Dorfman impugna gli ingredienti della tragedia classica, ispirandosi al mito di Medea e del suo Giasone.
Tutto però è già avvenuto. Siamo in un limbo post-tragedia: Medea ha già vendicato con l’uccisione dei figli il tradimento di Giasone.
In questa dimensione sospesa si svolgono gli incontri tra il peccatore e il suo supervisore, ossia un redentore che obbliga l’anima a fare i conti con le proprie colpe attraverso un gioco al massacro, violento e crudele (se c’è di mezzo la salvezza eterna, il fine giustifica i mezzi).
Tuttavia, se nel testo originale il meccanismo di redenzione ha una sua logica precisa e potente anche grazie a un terzo personaggio, che rende dapprima possibile la redenzione di Giasone – il quale può così salire di livello e diventare a sua volta redentore di Medea –, nel riadattamento dei “sovversivi” rimane un gioco esclusivamente a due, che in certi momenti rischia di perdere quel nitore che rende perfette certe dinamiche sceniche.
Così, come in uno psicodramma, Medea e Giasone diventano l’una per l’altro il solo e unico strumento per far riaffiorare i fatti vissuti, i tormenti dell’esistenza, alternandosi nel reciproco ruolo di anima e supervisore, vittima e carnefice.
L’allestimento di Teatro Sovversivo lancia l’occasione per sollevare degli interrogativi su cosa significhi oggi condurre una ricerca che muove da intenti onesti (col rischio d’inciampare), piuttosto che confezionare prodotti di sicuro appeal, senza correre alcun rischio.
Complessivamente lo spettacolo appare a chi scrive un po’ sciatto, per certi versi noioso e didascalico, senza alcun guizzo particolare.
Il dubbio è allora di aver perso qualcosa per strada, di non esser riusciti ad afferrare tutto quello che era da cogliere, per poi restituirlo.
Da qui la richiesta di un confronto con Lorenzo Bastianelli.
Una delle prime cose che confessa è il suo timore (ironico) di essersi un po’ istituzionalizzato con questo allestimento, così diverso dai precedenti.
Tuttavia, per lui e l’intera compagnia, è chiaro l’intento di questa operazione: rispondere a due esigenze specifiche. La prima è interna, cioè sperimentare percorsi scenici alternativi, diversi dalle “azioni sovversive”. La seconda è rendere conto a una committenza implicita. Teatro Sovversivo infatti fa parte della piattaforma Matilde dell’Amat, una sorta di vetrina di giovani compagnie marchigiane sostenute, caldeggiate, coprodotte e distribuite dall’Amat che può entrare in gioco suggerendo magari nuove vie.
Ulteriore elemento di questa messinscena è che Bastianelli è l’unico professionista della compagnia, e da animatore ha scelto di lavorare con attori non professionisti. Una scelta che potrebbe definirsi politica la sua, magari non condivisibile, ma abbracciata lucidamente al di là delle magrezze produttive. Una scelta vòlta a dare importanza “alle persone, non agli attori”, e soprattutto a rifuggire certe gabbie interpretative che “umiliano l’attore e lo fanno sembrare una scimmia ammaestrata”.
Di fatto, però, questa scelta non ha conseguenze ‘forti’ sulla scena: tra gli elementi dello spettacolo che più restituiscono il senso di didascalicità (e, di conseguenza, piattezza) c’è proprio l’interpretazione dei due attori che, per quanto generosissimi, sprizzanti energia e liberi “da ogni gabbia”, vengono percepiti come due giovani creature piene di foga, commosse, ma purtroppo non commoventi.
La scelta registica sembra insomma aver rinunciato a troppe sfumature, doverose per questo testo. Eppure «per me il Purgatorio è così – replica Bastianelli – Liscio, lineare, didascalico».
[S]HE’S
da Purgatorio di Ariel Dorfman
con: Novella Palandrani e Rama Pollini
regia: Lorenzo Bastianelli
scene e luci: Giulia Maria Marini
videomaker: Stefano Caraceni
sound editor: Claudio Zappi
produzione: Teatro Sovversivo in collaborazione con AMAT
durata: 1 h 20’
applausi del pubblico: 2’ 10’’
Visto ad Ancona, Teatro Studio Mole Vanvitelliana, il 17 marzo 2012
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