“Safari”, regia di Chiarastella Sorrentino, è il progetto vincitore di questa edizione
C’è un angolo del teatro milanese dove il pubblico non si limita a osservare, ma partecipa attivamente alla nascita di nuovi spettacoli. Quest’angolo è “Theatrical Mass”, il progetto di Campo Teatrale che mette al centro la relazione tra artisti e spettatori, in un’esperienza collettiva di crescita e condivisione.
Ogni anno, “Theatrical Mass” chiama a raccolta giovani compagnie teatrali, offrendo loro una vetrina unica e preziosa: un’opportunità di visibilità, ma anche di dialogo diretto con il pubblico. Non si tratta di una semplice rassegna, ma di un momento di aggregazione culturale in cui la proposta artistica e l’esperienza degli spettatori si fondono in un unico progetto. È un teatro che non solo racconta storie, ma invita il pubblico a diventare parte della loro genesi, esplorando insieme l’urgenza creativa degli spettacoli.
Le selezioni finali del bando “Theatrical Mass”, tenutesi a metà aprile, hanno rappresentato il culmine di questo processo. Campo Teatrale, centro culturale milanese nel quartiere di Casoretto, lavora da anni per costruire occasioni che nutrano la “socialità” che il teatro porta con sé. Giunto all’ottava edizione, il progetto si conferma come fondamentale per la promozione e la formazione del pubblico: un esperimento di aggregazione guidato dalla passione per il teatro e dal desiderio di portare più artisti e spettacoli alla conoscenza del grande pubblico.
Al bando, ideato per selezionare uno spettacolo da inserire nella stagione 25/26 con almeno sei repliche e un contributo di coproduzione di 8000 euro nel caso di un progetto inedito (4000 euro per uno spettacolo già presentato), hanno risposto circa 80 candidature.
Durante le serate finali, il pubblico ha avuto l’occasione di assistere agli estratti dei sei spettacoli selezionati, presentati in sessioni di venti minuti ciascuna. La formula della “mini-rassegna” ha offerto un’opportunità unica per esplorare il teatro nella sua fase nascente. Dopo la visione degli spettacoli, l’incontro con le compagnie ha permesso di creare una vera e propria “direzione artistica condivisa”, influenzando le scelte di Campo Teatrale per la stagione futura.
Le serate di venerdì 11 e mercoledì 16 aprile sono state introdotte da un aperitivo conviviale, seguito dalla visione di tre spettacoli per serata. Il programma della prima comprendeva “Safari” di Chiarastella Sorrentino, “Come le stelle del firmamento” di Firmamento Collettivo e “Transenne” di Dimore Creative. La seconda serata ha visto in scena “Memento Mori” dei Divano Project, “[fùn-go] – una favola cronica” di Redini, Rizzo e Scalet, e “C.A.T.T.I.V.O.” del Gruppo Kapushka. A seguire, il dibattito con le compagnie e, infine, l’After: chiacchiere e un bicchiere di vino al bar.
Il progetto di audience engagement correlato vede le compagnie impegnate in un incontro essenziale con il pubblico, moderato dal direttore artistico di Campo Teatrale, Donato Nubile. Questo momento dà modo agli spettatori di approfondire il lavoro di ricerca delle compagnie e di immaginare come potrà svilupparsi lo spettacolo nella sua forma completa. È proprio questo l’aspetto centrale del festival: il pubblico non si limita a osservare, ma partecipa alla creazione del teatro, unendosi alla riflessione sull’urgenza artistica di ogni progetto.
I venti minuti di estratto che vengono presentati sono, infatti, “stati di avanzamento” molto diversi tra loro: luci essenziali, musiche e scene appena abbozzate, costumi da completare. Eppure, gli spettatori riescono a orientarsi nell’immediatezza, guidati dall’intuito, entrando così nella costruzione della stagione teatrale con spontaneità. La bellezza di questi momenti sta proprio nel fatto che il pubblico non si limita a criticare, ma pone domande agli artisti, esplora il nucleo emotivo degli spettacoli, ne premia l’urgenza e l’onestà. «Premiamo le domande buone» sostiene Nubile, indipendentemente dalle risposte che arriveranno. Perché gli artisti sono «pezzi della nostra memoria che anticipano il futuro».
Nel corso degli anni, “Theatrical Mass” ha visto alternarsi artisti e compagnie che, con il loro impegno e la loro ricerca, hanno lasciato il segno nel panorama teatrale. Tra i vincitori delle passate edizioni troviamo infatti “Il Misantropo” del Mulino di Amleto, “Una classica storia d’amore eterosessuale” di Domesticalchimia, “Nazieuropa” di Beppe Casales, “Gavroche” di ServomutoTeatro, “Re Lear è morto a Mosca” di Isola del Teatro – César Brie, e “Morte di un’Intelligenza Artificiale” di Fartagnan Teatro. Spettacoli che hanno contribuito a rendere l’iniziativa una piattaforma importante per il teatro emergente, premiando non solo la qualità artistica ma anche la capacità di sfidare il pubblico con tematiche profonde e urgenti.
Il teatro di “Theatrical Mass” affronta temi che interrogano la vita e la società. Ogni spettacolo finalista di quest’anno esplorava una dimensione emotivamente potente, sfidando il pubblico su temi universali.
“Safari”, regia di Chiarastella Sorrentino, drammaturgia di Carlo Galiero con Loris De Luna e Giulia Chiaramonte, è il progetto vincitore. Lo spettacolo tratta con garbo e ironia il tema del lutto e della morte attraverso gli occhi di due fratelli, costretti a fare i conti con l’assenza di una struttura familiare che non esiste più. La casa in cui si svolge l’azione diventa un rifugio ormai scomparso, simbolo di un passato irrecuperabile. In un gioco infantile che sfida la realtà, “Safari” solleva domande su cosa significhi essere una famiglia oggi, affrontando il dolore e lo spazio da destinargli per poter recuperare sé stessi e andare avanti.
In questo primo studio, che si avvale del disegno sonoro di Filippo Conti, alla scenografa Rosita Vallefuoco bastano due microfoni per creare un ponte simbolico che consente a un fratello e a una sorella di riconoscersi e riavvicinarsi. “Safari” è un’elegia dei piccoli sentimenti familiari. Non ha paura di addentrarsi in temi forti, di elaborare il dolore, di cercare un equilibrio terapeutico nella fragile relazione tra morte e affetti familiari. Gli spazi diventano luoghi di ricordi e progetti spezzati. La loro ricostruzione, o la capacità di separarsene, è un modo per avviare una rinascita che non cancella il passato, ma lo integra.
Un accenno agli altri progetti selezionati, che in modi diversi hanno riscontrato il favore della giuria e del pubblico di Campo Teatrale.
“Come le stelle del firmamento” di Firmamento Collettivo riflette sul rapporto tra fede e potere. La storia segue M, social media manager che cerca di emergere dall’ombra di un “Dio” politico che ha contribuito a costruire. Un’indagine sulla fascinazione carismatica che accomuna politica e religione, attraverso la lente dei social.
“Transenne” di Dimore Creative affronta la vicenda di Giuseppe Uva, morto dopo un arresto. Attraverso interviste, musica live e materiali online, lo spettacolo indaga le contraddizioni tra verità processuale e verità percepita dalla società, sollevando interrogativi sul ruolo dei media nella formazione della realtà.
“Memento Mori” dei Divano Project propone un mockumentary teatrale che gioca con il confine tra realtà e finzione, partendo dalla morte di Elon Musk per riflettere sul potere dei media e sulla trasformazione della politica in intrattenimento. Un lavoro che esplora come la verità venga manipolata, mettendo in scena un grottesco gioco di ruoli.
In “[fùn-go] – una favola cronica”, Redini, Rizzo e Scalet raccontano la storia di una coppia alle prese con il sogno di diventare genitori, mentre lei si trasforma in un fungo a causa di una malattia cronica. Un’opera che sfida i confini tra umano e non umano, portando il pubblico a riflettere sulla metamorfosi e sull’ironia della vita.
Infine, “C.A.T.T.I.V.O.” del Gruppo Kapushka esplora il lato oscuro dell’essere umano attraverso esperienze personali di cattiveria. Un lavoro che invita a riflettere sul concetto di “cattivo”, chiedendosi se ognuno di noi non nasconda una parte di oscurità. Un’esplorazione che non si limita al giudizio, ma cerca di penetrare nelle radici della violenza e della crudeltà.
Dietro tutto questo c’è una filosofia ben precisa, quella di Donato Nubile e del suo staff, che invita il pubblico a cercare l’essenza del teatro, a scavare nel profondo della vita sociale, a riflettere su tematiche universali che ci riguardano tutti. Non basta raccogliere informazioni sui personaggi: il teatro deve essere in grado di penetrare le inquietudini dell’uomo contemporaneo e restituire emozioni, idee, verità.
“Theatrical Mass” nasce proprio da questo pensiero: creare un momento di condivisione tra artisti e pubblico. All’inizio era solo un piccolo gruppo che si riuniva per vedere uno spettacolo e discuterne insieme. Presto è diventato un evento che sostiene giovani compagnie, creando una comunità di artisti e spettatori. Un’esperienza dove il pubblico non è più solo destinatario, ma parte integrante del processo creativo. Il teatro diventa riflessione collettiva, un luogo di ricerca del senso delle cose. Non solo un festival, quindi, ma una vera e propria esperienza di partecipazione. Dove il pubblico è chiamato a mettersi in gioco, a entrare in empatia con gli artisti, a costruire insieme la stagione teatrale del futuro. Un’occasione di crescita, in cui ogni opinione conta, e ogni emozione è parte del grande progetto del teatro. Un’opportunità per riscoprire la bellezza di un’arte che non è mai statica, ma sempre in continua evoluzione.
