Il regista greco presente al Festival delle Colline Torinesi 2024, in corso fino al 10 novembre a Torino
Non c’è niente da fare: la guerra, con le sue tragedie, con i suoi corpi insepolti, con le sue case distrutte, fa parte del DNA dell’essere umano, soprattutto maschile, e principalmente la guerra civile, nonostante porti inesorabilmente e sempre alla sua sistematica distruzione. E con la sua, quella di chi gli sta vicino.
Il teatro, che è lo specchio lampante delle fragilità dell’essere umano, ce lo racconta da più di duemila anni, dai tempi di Eschilo che, ne “I sette contro Tebe” ci narra la lotta fratricida tra Eteocle e Polinice, che si uccidono a vicenda con la pietosa presenza di Antigone a sfidare le leggi inclementi dello zio Creonte per dare sepoltura al fratello sconfitto.
Da questa vicenda prende spunto “Thebes: A Global Civil War”, del regista greco Pantelis Flatsousis, a cui abbiamo assistito al Festival delle Colline Torinesi in corso fino al 10 novembre nel capoluogo piemontese, che concatena l’esemplare vicenda eschilea con le guerre civili di ieri e di oggi.
Quattro gli interpreti di quattro nazioni diverse: la bosniaca Vedrana Bozinovic, la quale fra tutti emerge per la varietà di accenti che è capace di modulare, la libanese Racha Baroud, la congolese Albertine Itela e il greco George Paterakis, attori che negli anni hanno conosciuto la lotta civile nei rispettivi Paesi: Bosnia Erzegovina, Libano, Congo e Grecia.
Questi quattro protagonisti si connettono tra loro e con il pubblico in lingue diverse, a volte intervistandosi a vicenda, facendo uscire dalla memoria storie personali ed episodi sconosciuti, altre affrontando la guerra civile come fenomeno globale. Un fenomeno che, partendo dalla Tebe di Antigone, ha attraversato via via nel corso del tempo, fra gli altri, la Roma di Cesare, gli Stati Uniti, la Catalogna, il Ruanda, il Mali, l’Etiopia, la Libia, lo Yemen e il Sudan… per parlare anche dei tempi a noi più prossimi. E non dobbiamo nemmeno dimenticare il nostro Paese, con le migliaia di morti che videro coinvolti Partigiani e fautori del Fascismo.
Vedrana, Racha, Albertine e George, partendo dalle loro storie, ci ricordano di essere congiunti con tutti coloro che le guerre civili hanno sterminato. E’ così che, dalla nebbia della smemoratezza, riemergono le lotte fratricide avvenute nei rispettivi Paesi, rammentandoci come esse siano portatrici di ferite che difficilmente possono essere curate, perché si riflettono ancora, anche dopo tanto tempo, sulle diverse identità.
Per sottolineare il concetto di “globale”, le lingue si concatenano fra loro, come i volti dei quattro artisti su un grande schermo che fa da cornice allo spettacolo, volti che non narrano solo di sé ma, scambiandosi le identità, rendono partecipi il pubblico del dolore unico che hanno condiviso e ancora condividono.
Diviso in quattro parti (“Sotto assedio”, “Case ed Esili”, “Vicini diventati nemici”, “Corpi insepolti”) veniamo coinvolti in una sorta di via crucis di grande impatto emotivo, fatta di giorni felici interrotti da improvvisi cambi di regime, domicili del cuore lasciati in fretta e furia, fughe dalla terra d’origine, parenti scomparsi, esistenze appese ai casi del destino ed infanzie perdute.
Tra i tanti aneddoti ci rimarrà in mente quello del guardiano del cimitero, che accompagna tra tombe senza nome, divelte e consunte, un figlio a riconoscere l’identità perduta del padre, ucciso dalla fazione rivale.
Nel doppio e commovente finale, parafrasando il contesto rosselliniano di “Germania anno zero”, troviamo le immagini di un bambino che si muove tra le macerie infinite della sua città, mentre gli attori, vestendosi con le decine di indumenti che ricoprono sin dall’inizio il palcoscenico, rendono omaggio ai morti di queste guerre senza senso. Conflitti che, come successe per Eteocle e Polinice, hanno permesso che i fratelli uccidessero altri fratelli, che i vicini di casa stuprassero le donne dell’uscio accanto, in un martirio senza requie.
Pur con qualche eccessiva lunghezza e ripetizione, lo spettacolo, mettendo insieme la grande Storia con la piccola, ci restituisce in modo intriso di forte commozione tutto il senso delle tragedie che le guerre civili portano da sempre con sé.
Thebes: A Global Civil War
uno spettacolo di Pantelis Flatsousis & the ensemble / Spectrum
regia Pantelis Flatsousis
drammaturgia Panagiota Konstantinakou
interpreti Vedrana Bozinovic, Racha Baroud, Albertine Itela, George Paterakis
scene e costumi Constantinos Zamanis
musiche originali Henri Kergomard
video Constantine Nisidis
disegno sonore Christina Thanasoula
assistente alla drammaturgia Ioanna Lioutsia
consulente scientifico Manos Avgerides
assistenti alla regia Athena Bakoyianni, Anna Karamanidou
manager di produzione Rena Andreadaki, Zoi Mouschi
produzione Athens Epidaurus Festival
con il patrocinio di Consolato Generale della Repubblica Ellenica in Torino
si ringrazia per la collaborazione Baroneostu
durata: 1h 50′
Visto a Torino, Teatro Astra, il 19 ottobre 2024
Prima nazionale
