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Thyestes. La danza di Zerogrammi riparte da Seneca

Thyestes

Thyestes

Il debutto della nuova coreografia della compagnia torinese al festival Play with Food

La storia di Thyestes è una vicenda di strazio e carne, a cui le parole raffinate di Seneca cercano di dare forma. Ma da sole, nel corso dei secoli, sono spesso apparse inadeguate alla scena teatrale, rischiando di riflettere un gusto per il macabro fine a sé stesso.
L’intuizione di Stefano Mazzotta e della compagnia Zerogrammi di restituire quella tragedia al corpo, alla carne, di attraversarla senza il ricorso alla parola e soprattutto non in modo descrittivo, ma come riflesso di ciò che avviene a un livello più profondo (quello della coscienza), si rivela estremamente efficace.

Il conflitto che oppone Tieste al fratello Atreo, l’insaziabile fame di potere che li accomuna, la vendetta che si traduce in cannibalismo familiare, sono messi in scena attraverso le ferite che questi sentimenti aprono nell’intimo e tracciano sul corpo. Ne emergono spasmi ipnici, sussulti improvvisi, versi di soprassalto, come quando ci si sveglia nel mezzo di un incubo. La lettura della vicenda, intesa come trasposizione mitologica di impulsi primordiali e irrazionali, assume in questa interpretazione una portata universale, capace di attraversare le generazioni e trovare un drammatico riscontro nel contesto globale attuale.

L’azione si snoda in macro-sequenze, intensamente interpretate da un unico attore-danzatore, Pierandrea Rosato.
La prima, ripetuta quattro volte in un crescendo di ritmo e intensità, mostra un corpo che tenta di staccarsi da sé stesso per poi rientrarvi, come se ne contenesse un altro, lo volesse espellere e poi riassorbire: come se Tieste contenesse in sé anche Atreo. Lo sguardo si posa inizialmente sulle mani: a chi appartengono? Scivolano sul volto, lo afferrano come a volerlo lacerare; le dita tentano di sorreggere il peso che si agita nella fronte, poi si chiudono a pugno sugli occhi. Ma privarsi della vista non affranca dal male compiuto o desiderato. In quel corpo, che ne contiene due, troppe forze contrastanti si agitano: l’equilibrio viene meno, il corpo cade come peso morto, si rialza, fugge da sé stesso, dalla fame che lo divora.

Protagonista della seconda macro-sequenza è una lunga, algida tavola di metallo che occupa in diagonale metà dello spazio scenico. Tieste-Atreo vi dispone nervosamente cataste di piatti in ferro, alluminio, rame. Assegnare loro una disposizione razionale diventa un’ossessione che lo trascende e perciò impossibile, come se la fame di potere avesse preso definitivamente il sopravvento. La freddezza e la durezza dei materiali anticipano la follia omicida: l’urlo della fame si traduce in rumore assordante, la tavola apparecchiata diventa campo di battaglia, il delitto più atroce si compie.

Il cambio di scena è segnato da un improvviso rallentamento dell’azione, ma non per questo meno violenta. Il processo di autofagia è lento, estenuante, silenzioso. Conduce all’abisso ed esclude ogni possibilità di ritorno. I piatti, sparsi a terra, sembrano zavorre o vite violate; sulla tavola resta solo una scodella al centro, pronta a raccogliere la goccia d’acqua che vi cade ritmicamente dall’alto. Il suono di quella goccia, persistente, intrusivo e fastidioso, evoca quello della coscienza. Nel divorare i propri figli, Tieste si trova a fare i conti con la propria identità dilaniata, perché dilaniante.

La drammaturgia dei suoni, particolarmente varia e raffinata, dialoga costantemente con quella del corpo. A quelli minimali della prima parte, che punteggiano l’azione, seguono ritmi dalle sonorità vivaci e quasi leggere, volutamente in contrasto con la corsa al potere e il dramma che ne segue. È infine la voce tremula, melanconica ed estremamente suadente di Antony (leader del gruppo Antony and the Johnsons) ad accompagnare l’ultima parte dello spettacolo, caratterizzata da una grande intensità emotiva.

“Thyestes” mette in scena la perdita d’identità – anzi, la sua disintegrazione -, e un corpo ferito nel profondo, come i ceppi di legno grezzo sparsi in scena, che ancora lasciano intravedere i segni dei tagli.

Lo spettacolo, coprodotto da Zerogrammi in collaborazione con la 14^ edizione di Play with Food, ha debuttato in occasione del festival a Torino, a Casa Luft, spazio dedicato alla creazione di Zerogrammi, che quattro volte l’anno si apre al pubblico. 

THYESTES
di Stefano Mazzotta
a partire dall’omonima tragedia di Lucio Anneo Seneca
collaborazione alla scrittura Amina Amici
creato con e interpretato da Pierandrea Rosato
costumi e progetto scenografico Stefano Mazzotta
elementi scenografici Jacopo Valsania, Vittorio Viola
direzione tecnica e disegno luci Tommaso Contu
una produzione Zerogrammi in collaborazione con Play with food Festival

Durata: 60’
Applausi del pubblico: 3’

Visto a Torino, Casa Luft, il 4 ottobre 2025

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