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Tomasz Kireńczuk: “Non c’è più spazio per la sperimentazione”

Un momento dell'inaugurazione di Santarcangelo 25 (ph: Pietro Bertora)

Un momento dell'inaugurazione di Santarcangelo 25 (ph: Pietro Bertora)

Il direttore di Santarcangelo esprime senza remore il suo disappunto contro il Ministero, tacciato di colpire la cultura indipendente

Mentre prosegue la 55^ edizione di Santarcangelo Festival, di cui KLP vi parlerà nei prossimi giorni per i suoi contenuti artistici, vogliamo oggi fare un passo indietro, per raccontarvi quel che è successo prima dell’inizio del festival, che proseguirà fino a domenica 12 luglio.

Siamo al penultimo anno della guida di Tomasz Kireńczuk, la cui direzione artistica è stata in qualche modo “bocciata” dal Ministero. Ci riferiamo al punteggio ottenuto dal festival per l’accesso ai finanziamenti statali del prossimo triennio: solo 14 punti. Un bel declassamento, visti i 28 punti di cui godeva nell’ultimo triennio.

In risposta alla notizia (che come sappiamo colpisce tante altre realtà dello spettacolo dal vivo) il direttore ha invitato il presidente della commissione disciplinare, Marco Lepre, a presenziare alle giornate di eventi. Lo ha fatto pubblicamente, a due giorni dall’inizio del festival, durante la conferenza stampa che si è tenuta nella sala consiliare del Comune di Santarcangelo di Romagna, chiedendo a Lepre “un confronto trasparente in merito alle modalità di valutazione dei progetti artistici”.

Così, invece di raccontare semplicemente il programma, il direttore ha aperto l’incontro con la lettura di uno statement, che inizia così: “Il valore della cultura risiede nella diversità. La libertà di espressione è un elemento essenziale della creazione. Il dovere di ogni Stato – di ogni Stato democratico – è quello di proteggere la diversità culturale, garantire la libertà di espressione di artiste e artisti, così come l’autonomia e l’indipendenza delle istituzioni culturali. Non spetta allo Stato occuparsi della programmazione e della curatela delle istituzioni culturali, ma bensì garantire le condizioni economiche, sociali e strutturali per il loro funzionamento efficace e per lo sviluppo dei processi artistici”: una dichiarazione aperta della posizione di Santarcangelo all’interno del dibattito pubblico che sta agitando la comunità artistica italiana.

Per Kireńczuk i risultati delle valutazioni per il Fondo Nazionale dello Spettacolo dal Vivo non sono un errore amministrativo, bensì un attacco alla cultura indipendente: “Una vera e propria provocazione contro la diversità delle comunità che la generano”. Lo afferma apertamente: “E’ un atto intimidatorio”. Il segnale è chiaro: “Non c’è più spazio per la sperimentazione”. La fermezza con cui ha pronunciato queste parole denota l’esperienza di chi ha già vissuto azioni di censura politica (nel suo Paese di origine, la Polonia) e non teme di affrontarne altre. È così che ha indossato con “orgoglio” quella maglietta bianca con la stampa dei punteggi pubblicati online, presentando con fierezza gli artisti e le artiste che stanno dando corpo e voce alla 55^ edizione del festival più longevo d’Italia. Un festival che ha sempre sostenuto la libertà d’espressione e la diversità culturale. E quest’anno, col nuovo slogan Not yet, ci esorta “a non arrenderci, a protestare, a combattere, ad agire” di fronte alle ingiustizie del mondo.

L’intervento di Filippo Sacchetti, sindaco di Santarcangelo, è teso a difendere l’importanza valoriale del festival che, dal dopoguerra ad oggi, ha portato il teatro in piazza svolgendo una funzione politica ben precisa: “Scardinare le convinzioni, i credo, i pensieri omologati”. Ammette che il festival “può anche non piacere”, o addirittura destare indignazione proprio per questo suo taglio altamente provocatorio, una vocazione che l’attuale direttore ha saputo ricalcare, dando voce anche alle minoranze sociali, ma questo non è un elemento che arriva “da fuori”: è un aspetto intrinseco al festival, ben radicato nella sua storia.

Di fronte a questi tagli repressivi il festival e la sua comunità non intendono piegarsi, né tanto meno adattarsi. “Dobbiamo resistere – ha ribadito il sindaco – dobbiamo alzare un’onda culturale”.

Appare evidente che, con queste dichiarazioni, è iniziata una battaglia che non riguarda unicamente il futuro di una realtà ma le sorti culturali di un intero Paese.

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