La direttrice artistica Mariachiara Raviola ci illustra il programma del festival, ideato in sinergia dalle associazioni Didee – arti e comunicazione, Filieradarte aps e Merkurio Progetti Musicali
Una festa della danza per la comunità. La seconda edizione di Feste, festival di musica e danza contemporanea, riparte oggi, 8 novembre, a Torino, grazie a tre associazioni: Didee – arti e comunicazione, una realtà che sul territorio lavora ormai da vent’anni, e che per questo progetto collabora in sinergia con Filieradarte aps e Merkurio Progetti Musicali.
Ad inaugurare la ripresa del festival – che ha già avuto una sua prima parte a fine ottobre – c’è stasera Viola Scaglione, direttrice del Balletto Teatro di Torino, che presenta in prima nazionale “Sequenze parallele”, sei coreografie da lei create per le composizioni di Manuel Zigante e Riccardo Mazza, eseguite live e dedicate al rapporto tra l’essere umano e la natura, alla percezione del mondo che ci circonda e al senso di appartenenza: temi che entrano nel vivo del focus della seconda edizione di Feste.
Ne abbiamo parlato con la direttrice artistica Mariachiara Raviola, affiancata dalla consulenza scientifica di Rita Maria Fabris, direttrice progettuale di Filieradarte, e la programmazione musicale a cura di Andrea Maggiora, presidente di Merkurio.
Mariachiara, definite il vostro un festival di “danza contemporanea e di comunità”. Cosa intendete nello specifico?
Danza ‘contemporanea’ nei linguaggi e nei temi a cuore delle artiste e degli artisti coinvolti in processi culturali e artistici visionari; ‘di comunità’ per un certo tipo di danza accessibile e fruibile, in costante comunicazione con la comunità prossimale e con la società, i cui processi di preparazione coinvolgono spazi pubblici, dai teatri alle piazze, dai musei agli spazi verdi, dalla città alla montagna. Anche la parola ‘festival’ è usata a titolo esemplificativo, piuttosto un’occasione di festa (da cui appunto Feste), nel senso più profondo del termine: abitare gli spazi comuni per fare esperienza dei processi di benessere e cura, oltre che di creazione, in una forma rituale e codificata di musica e danza.
Feste rientra in un progetto più ampio…
Sì, è parte del più ampio progetto annuale “La Piattaforma – La Città Nuova” (di associazione Didee – arti e comunicazione, con Filieradarte aps e Merkurio – progetti musicali, sostenuto dal Mic, Regione Piemonte e Fondazione CRT) che si focalizza su azioni trasversali di promozione del pubblico, con il quale negli ultimi 10 anni abbiamo realizzato i percorsi formativi e grandi eventi di comunità, in un virtuoso scambio interdisciplinare tra artisti, operatori, cittadini, amatori e un dialogo interculturale, intergenerazionale e multidisciplinare.
Un decennale che avete infatti deciso di sottolineare.
Il decennale ci porta a festeggiare rincontrando le comunità, le coreografe e i coreografi che ci hanno accompagnato focalizzandoci sulla trasmissione del loro segno: da Virgilio Sieni, in programma il 10 novembre insieme al pianista Andrea Reabudengo con “Solo Goldberg Variation”, e il laboratorio aperto a tutti e tutte “Il fiume da attraversare”, l’11 dello stesso mese; passando per la proposta visionaria di Doriana Crema che negli anni ha dato continuità sul territorio con pratiche settimanali rivolte a tutti. Proseguendo con Julie Anne Stanzak, danzatrice del Tanz Theater Wupperthal Pina Bausch, in una serie di appuntamenti dal 29 novembre al 3 dicembre che culminano con le due lezioni di teatrodanza, pratiche teoriche per ogni livello di esperienza, in collaborazione con l’Università di Torino.
Tema della seconda edizione è il ripensamento del rapporto tra “umani” e ambiente. Quali sono, secondo voi, gli spettacoli, fra quelli in programma, che più si avvicinano a queste tematiche?
Nella prima edizione di Feste, alla Palazzina di Caccia e nel Parco Naturale di Stupinigi, il rapporto tra le specie era mediato dal paesaggio, la creazione artistica e la natura erano in dialogo diretto, sperimentate anche con attraversamenti immersivi. Quest’anno, dopo dieci anni di accompagnamento di processi artistici ed eventi di comunità in spazi non teatrali, ritorniamo allo spazio scenico, alla casa della danza, la Lavanderia a Vapore di Collegno. In Feste 2024, il rapporto tra umani e ambiente entra in una ricerca formale e di contenuto da parte delle coreografe e degli artisti, a partire dalla presentazione del programma, a settembre, con “Allerta me” di Francesca Cinalli e Paolo de Santis con i giovani danzatori di Campi Creativi, un accorato appello a partire dai più piccoli, alla consapevolezza della fragilità dell’elemento acqua e proposto a un pubblico intergenerazionale.
Nuova produzione promossa da Feste 2024, proprio stasera, è il progetto “Sequenze Parallele” (dall’omonimo disco edito da Macchiavelli Music), che vede l’incontro artistico tra il violoncellista Manuel Zigante e lo sperimentatore sonoro Riccardo Mazza (live algorithm), Laura Pol (live visuals) e la collaborazione in prima esecuzione del BTT Balletto Teatro di Torino con le coreografie di Viola Scaglione. Sei composizioni dal vivo dedicate al rapporto tra l’essere umano e la natura, al loro complesso legame esistenziale, amplificato dall’intelligenza artificiale, e riletto dall’esperienza dei corpi dei danzatori.
Gli appuntamenti che più aderiscono ai processi contemporanei e di comunità sono lo spettacolo del giovane collettivo CIFRA Danzateatro (andato in scena il 27 ottobre) e l’azione scenica di Doriana Crema domani, 9 novembre. Due generazioni a confronto che simbolicamente aprono due strade: la prima, “Corpopernature – terza variazione”, cerca di far chimicamente “precipitare” in scena le esperienze di ricerca collettiva iniziata con la pandemia sulla piattaforma open air nel bosco di Lauriano e a contatto con la biodiversità del paesaggio fluviale, alle porte di Torino: l’esperienza in natura contamina la riflessione sulle tante e infinite nature umane e le loro trasformazioni.
“Tabula Rasa” della coreografa e formatrice Doriana Crema, accompagnata dal light designer Gianni Staropoli, con il supporto della Lavanderia a Vapore, è invece una ricerca verso una rinnovata utopia teatrale: lo spazio vuoto, che vuoto non è, catalizza l’attenzione della comunità di spettatori e spettatrici e alimenta la percezione personale di ognuno dello spazio, quello esterno della scena, quello interno del pensiero e della visione. Perché ripensare il rapporto fra esseri umani e ambiente parte proprio dallo spazio del teatro? Perché da questa scatola nera si può contemplare il senso dell’esserci, un vuoto che contiene tutte le possibilità, dal quale rilanciare nuovi sguardi.
Tre, in particolare, i luoghi che accolgono gli eventi: la Lavanderia a Vapore di Collegno, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e il Polo del ‘900 a Torino. Ad eccezione del primo, luogo deputato alla danza per vocazione, come avete costruito i rapporti con gli altri due spazi, maggiormente “fuori contesto” rispetto alla danza, in quanto declinati all’esposizione museale? Da dove arriva questa scelta?
Del primo, la Lavanderia a Vapore di Collegno, come partner del Raggruppamento Temporaneo di Organismi (RTO), condividiamo obiettivi e sinergie progettuali. Sul territorio di Torino non abbiamo una sede operativa, e come suggerito dalla nostra mission di promozione del pubblico, amiamo contaminare trasversalmente le nostre proposte, entrando più capillarmente sui territori della città attraverso i suoi presidi culturali.
Con il Dipartimento Educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo condividiamo l’obiettivo di commistione dei linguaggi contemporanei, anche nei confronti delle nuove generazioni e del contesto scolastico: per Feste, insieme a Filieradarte e BTT – Balletto Teatro di Torino, collaboriamo alla realizzazione della giornata di studi “Riflessioni e pratiche fra scuola e museo”, un’occasione di scambio per pensare a come rimettere al centro il corpo nei processi di apprendimento collettivo tra scuola e museo. Ma soprattutto negli spazi del museo, dal 29 novembre al 1° dicembre, ricordo l’appuntamento in programma “Studio su piccoli riti | laboratorio aperto allo sguardo del pubblico”. Incontrare Julie Anne Stanzak, interprete del Tanztheater Wuppertal, vuol dire immergersi nel grande spirito e nell’universo di Pina Bausch; non nel senso dell’imitazione delle forme, dell’estetica, ma nella ricerca profonda del perché si danza. Come riflesso della mostra “Silent studio” di Mark Manders alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che evoca l’immagine dello studio dell’artista come luogo di infinite e incompiute sperimentazioni, Julie Anne Stanzak lavora con un gruppo di danzatrici, danzatori e cittadini interessati alla composizione.
Con il Polo del ‘900, e in particolare con la Fondazione Gaetano Salvemini, collaboriamo già dalle realizzazioni di “Altissima Povertà. Un progetto di Virgilio Sieni per la città di Torino” (Reggia di Venaria, 2016 e piazza Palazzo di Città per Biennale Democrazia nel 2017) e “Ballo 1945” (allo Spazio Mirafiori, Festa del Lavoro del 2018).
Al Polo del’900, sede di numerosi istituti dedicati agli studi storici, Feste pone l’attenzione sulla contemporaneità e sui suoi bisogni: il 7 dicembre è in programma la narrazione, a cura della storica dell’arte Serena Fumero, “Nature matrigne”, un racconto per immagini sul tema della sopravvivenza e dell’adattamento degli esseri viventi alle crisi ambientali. A cui segue “Un altro passo” a cura della corografa Gabriella Cerritelli. La performance invita ad esplorare temi urgenti come il cambiamento climatico e la cura delle comunità; un invito a muoversi insieme verso un mondo più etico, inclusivo e sostenibile. Esito finale del laboratorio di danza iniziato ad ottobre, aperto a tutte e tutti, la performance coinvolge sia amatori che professionisti integrando l’esperienza delle lezioni di danza condotte da Cerritelli nell’ambito del progetto “Danzare la diversità”, per promuovere l’accessibilità culturale e strutturale attraverso l’arte della danza.
Il Polo del ‘900 è poi sede dell’attività continuativa I GiovedìDidee, pratiche di danza contemporanea per tutto il pubblico, a cura di Paola Colonna e Elena Maria Olivero.
Puntate, oltre al coinvolgimento di un pubblico e di una comunità partecipante, ad uno scambio intergenerazionale che coinvolga i più piccoli attraverso il movimento e il gioco.
Sono questi momenti importanti per far nascere nuovo pubblico e per sostenere, fin dalla prima infanzia, l’importanza del corpo e dell’esperienza comunitaria e intergenerazionale.
Il programma interseca infatti il percorso TANZ TANZ, progetto annuale che l’associazione Didee realizza a cadenza mensile con la collaborazione della Lavanderia a Vapore, rivolto a bambine, bambini, tutte le famiglie e le comunità artistiche e del territorio.
Il 23 novembre Aldo Torta, della compagnia Tecnologia Filosofica, attraversa con la danza sensibile® le tappe fondamentali dell’evoluzione umana, animale, in dialogo con il Reserch Camping Floating Bodies allestito e realizzato dalla Lavanderia a Vapore.
Il 14 dicembre “Strenne” vede Paola Colonna, Elena Maria Olivero, Alba Galbusera di Didee anticipare il Natale con uno scambio di piccole danze e doni simbolici aperto a tutti, in particolare alla comunità di Dance Well con persone con parkinson, caregivers, familiari, nipotini. Una festa dedicata al tema del dono.
Siete alla seconda edizione di Feste: cosa vi aspettate dopo quella dello scorso anno?
Anche Feste dello scorso anno era un traguardo: 20 anni di attività dell’associazione Didee, capofila del più ampio progetto La Piattaforma, che dal 2003 ha proposto 12 edizioni di un festival di danza contemporanea e sostenuto la produzione di molte giovani realtà della danza locale e nazionale, per proseguire poi, dal 2015, con 10 anni di eventi di comunità insieme all’associazione Filieradarte aps, e dal 2018 con Merkurio.
Vediamo Feste 2024 come una ‘ricapitolazione’ della nostra storia: la seconda edizione continua l’indagine poetica e di consapevolezza sull’ambiente, oltre al rapporto tra musica e danza, ma approda, dopo 10 anni di assenza dal palco, nello spazio scenico della Lavanderia a Vapore.
Qual è la risposta del pubblico torinese?
Resta chiaro, per noi, l’obiettivo di proporre un palco che abbatte la quarta parete ed invita ad un nuovo sguardo sullo spettacolo dal vivo, dove si amalgamano le forme e i codici di danza, musica, arte, paesaggio. Le nostre comunità intergenerazionali e danzanti sono numerose e tornano ad essere, anche superando definitivamente la crisi pandemica, pubblico del rito teatrale, spettatori informati dalle precedenti esperienze di comunità; ma ancora e nuovamente partecipi dai percorsi esperienziali in programma a Feste 2024: workshop, dialoghi, narrazioni, momenti conviviali e ‘inviti a stare’ e a condividere.
