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A Volterra Cenerentola ha Fame di una vita piena

Cenerentola (ph: Stefano Vaja)

Cenerentola (ph: Stefano Vaja)

Il nuovo tassello del percorso cominciato da Armando Punzo e Compagnia della Fortezza nel 2023

Un rito e non un semplice spettacolo. Un’occasione, anno dopo anno, replica dopo replica, per connettersi con la parola, il suono, il gesto che compongono un racconto denso e carico di suggestioni. Capace di animare un luogo di reclusione che, per il tempo del racconto, ma non solo, diventa spazio di possibilità e libertà.

Anche quest’anno abbiamo raggiunto Volterra, abbiamo attraversato cancelli e scale per assistere al nuovo capitolo del percorso ormai quarantennale che Armando Punzo, con la Compagnia della Fortezza, conduce nel segno dell’utopia e della ricerca della felicità, nella fortezza medicea, per assistere al nuovo spettacolo.

“Cenerentola. L’arte, la scienza e la conoscenza” arriva a compimento di un lungo periodo di ricerca – come è solito fare il regista Punzo nella costruzione dei suoi progetti, che si animano di parole e riflessioni maturate nel tempo –, cominciato nel 2023 con “Atlantis 1”, proseguito poi nel 2024 con “Atlantis 2”, che ne costituiscono, quindi, gli studi preparatori e ne contengono aspetti e immagini ricorrenti, punti di contatto e nuove prospettive, fra fughe e ritorni.

Fulcro del lavoro del regista, come già il titolo ne è manifesto, è la figura di Cenerentola, un testo mito presente in molte versioni in tutto il mondo, personaggio che accoglie in sé gli aspetti della favola, del sogno e del desiderio. L’uomo, nelle più diverse culture, ha avuto bisogno di testimoniare le sue potenzialità di cambiamento, di trasformazione, il suo desiderio di affrancarsi da una condizione di emarginazione per arrivare alla realizzazione del desiderio di una vita piena.

Ed è questa vita piena ad animare il racconto di Punzo, come il regista afferma nel definire i contorni dello spettacolo, che si snoda lungo gli spazi, talvolta angusti, della struttura carceraria.
Cenerentola, ben lontana dall’immagine fiabesca che d’istinto siamo portati ad immaginare – nell’interpretazione eterea e insieme decisa dell’attrice Viola Ferro – diventa simbolo di uomini e donne che nella storia passata e recente del nostro mondo, nelle diverse discipline, umanistiche e scientifiche, hanno messo al centro della propria esistenza la ricerca, la curiosità, il bisogno di dare vita alla vita, di esplorare senza paura i misteri della nostra esistenza.

Questi esploratori dell’anima popolano la scena di Punzo, che dà loro voce attraverso brandelli di storie e vite che emergono dai monologhi che compongono lo spettacolo, articolato, come sempre, in “tappe” che attraversano i luoghi del carcere.
La prima si muove fra il cancello del cortile e gli alberi di ulivo che puntellano le mura interne della fortezza; lì Punzo accoglie i visitatori, si copre le mani di cenere, inizia il suo dialogo con Cenerentola, gioca con le forme e con i colori, per ridisegnare lo spazio della libertà, perché come afferma sin dalla prima battuta: “La realtà non è una, sono infinite possibilità”, da costruire attraverso nuove linee che in scena si compongono.

Grazie all’allestimento dello spazio a cura di Alessandro Marzetti e dello stesso regista, il cortile interno diventa poi spazio dell’azione: lì si compie, a piccoli passi, ritmati, lenti, la prosecuzione di un viaggio verso una utopia che sonda le infinite possibilità del reale, verso quell’impossibile che diventa l’ennesimo e ultimo tassello di un percorso di rinascita possibile, incarnato dagli attori generosi e incisivi che consegnano al pubblico gesti ripetuti, parole, attimi di incontro fra loro.

Grazie ad una costruzione precisa e coesa di incastri e connessioni, ogni elemento – che sia gesto, oggetto, suono, movimento – si innesta perfettamente uno nell’altro per un racconto in movimento che aggiunge significato e senso alla parola detta.
La potenza della musica di Andreino Salvadori avvolge, puntella e conduce la narrazione che, come per ogni nuovo capitolo della Compagnia della Fortezza, si nutre di immagini in movimento che si costruiscono in un percorso di scoperta. La parola risuona forte, per bocca dei detenuti attori che incarnano la storia e i desideri di esploratori, scrittori, matematici, filosofi, critici d’arte, una galassia di esistenze alla continua ricerca della felicità.

Il bianco e il nero dei costumi maestosi, curati da Emanuela Dell’Aglio, così come delle scene, definisce in un rapporto duale, movimenti e parole e anche stavolta, come nei capitoli precedenti, il gioco di opposizioni enfatizza la narrazione per condurre la comunità di spettatori che ogni anno si ritrova, in uno spazio vivificato da arte, scienza, filosofia, a comporre il racconto di Punzo, dalle molteplici chiavi interpretative, ora palesi ora oscure. Resta comunque, sempre, la magia della creazione che si fa racconto di fronte ad occhi attenti, desiderosi di prendere parte ad un percorso di trasformazione, la meraviglia dell’incontro con l’altro, fra sguardo e incontro.

Paul Cocian in Fame (ph: Stefano Vaja)

Anche quest’anno poi, oltre allo spettacolo in carcere, la Compagnia della Fortezza ha proposto ulteriori momenti di incontro attraverso immagine, parole e gesto, il palesarsi di quella pratica quotidiana che anima la Fortezza durante tutto l’anno. Oltre Cenerentola, quindi, anche la presentazione del primo studio di “Fame”, lavoro diretto sempre da Punzo liberamente ispirato a uno dei romanzi più noti dello scrittore norvegese Hamsun Knut (Premio Nobel per la letteratura nel 1920), con protagonista Paul Cocian, uno degli attori della Fortezza. E ancora l’ottava Masterclass di Alta Specializzazione con la Compagnia della Fortezza nell’ambito di “Per Aspera Ad Astra. Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” e una mostra fotografica: «Una proposta per proiettarci in avanti – ha spiegato il regista –, per progettare insieme un diverso modo di concepire noi stessi e il mondo. Per far questo bisogna aver fame, fame di vita piena, come i protagonisti di Cenerentola e Fame».

CENERENTOLA. L’arte, la scienza e la conoscenza
drammaturgia e regia Armando Punzo
con Abbdssamad Karim, Abd Al Monssif Abd Arahman, Ciro Afeltra, Lugi Ammendola, Marcolino Andriola, Pier Paolo Antonucci, Elisa Betti, Isabella Brogi, Paolo Brucci, Valentin Bucur, Salvatore Buffone, Giacomo Casalati, Daniel Chukwuka, Biagio Cipparano, Paul Cocian, Giovanni Colombo, Pasquale Concas, Salvatore Costantino, Giuseppe Dentice, Felice De Simine, Maurizio Di Bella, Stefano Di Francesco, Lucio Di Iorio, Fabrizio Di Pasquale, Maurizio Diotallevi, Paolo Dori, Anouar Eddahby, Romeo Bogdan Erdei, Vitale Esposito, Salvatore Farina, Pietro Favasuli, Santoro Favasuli, Viola Ferro, Luigi Fontana, Catello Gargiulo, Antonino Gattuso, Francesco Guardo, Antonio Iazzetta, Bashik Khalif, Nik Kodra, Urim Laci, Patrik La Comare, Antonio Lanzano, Jin Jie Lin, Alessandro Lorena, Antonio Maddaluno, Marco Mario Gino Eugenio Marzi, Mbaresim Malaj, Davide Mannarà, Luca Matarazzo, Alessio Mollisi, Ibraimi Musadin, Bustos Tunoo Nay, Arion Nezhaj, Antonio Nocera, Michele Petrizza, Marian Petru Iosif, Mirko Pettinelli, Fernando Poruthoutage, Michele Privitera, Nunzio Proscia, Armando Punzo, Massimiliano Quartarone, Hamadi Rezeg, Andreino Salvadori, Zakaria Safri, Adrian Saracil, Antonio Saracino, Ivan Savic, Domenico Scaramella, Altin Stanescu, Salvatore Stendardo, Giuseppe Terzo, Francesca Tisano, Tommaso Vaja, Fabio Valentino, Stefano Vezzani.
musiche originali e disegno sonoro Andreino Salvadori
scene Alessandro Marzetti, Armando Punzo
costumi Emanuela Dall’Aglio
movimenti Pascale Piscina
disegno luci Andrea Berselli
aiuto regia Laura Cleri
assistenti alla regia Alice Toccacieli, Viola Ferro
collaborazione alle scenografie Luca Dal Pozzo, Luisa Raimondi, Abd Al Monssif Abd Arahman, Karim Abbassamad, Felice Di Simine, Santoro Favasuli, Patrik La Comare, Alessandro Lorena, Antonio Nocera, Mirko Pettinelli, Zakaria Safri, Annalisa Nangano, Federica Ricchio
assistenti ai costumi Ilaria Strozzi, Sara Fazio, Romeo Bogdan Erdei, Nay Bustos Tunnoo, Pasquale Concas, Luigi Fontana, Massimiliano Quartarone, Antonio Saracino, Giuseppe Terzo, Carlotta Bruschi, Eva Dettori, Marta Galbiati, Ludovica Gavioli
collaborazione drammaturgica Elisa Betti, Laura Cleri, Paul Cocian, Viola Ferro, Rossella Menna, Francesca Tisano, Alice Toccacieli
collaborazione artistica Silvia Bertoni, Isabella Brogi, Alessandro Ciampini, Adriana Follieri, Daniela Mangiacavallo, Marco Gino Eugenio Marzi, Eden Tosi, Elena Turchi
direzione tecnica Andrea Berselli
suono Alessio Lombardi
direzione organizzativa generale Cinzia de Felice
Coordinamento attività centro nazionale teatro e carcere Eva Cherici
responsabile amministrativo Elina Pellegrini
responsabile attività formative Marzia Lulleri
segreteria e contabilità Giulia Bigazzi
ufficio stampa pepitapuntoCom, Rossella Gibellini, Anna Maria Manera
foto Stefano Vaja
documentazione video Nico Rossi, Gabriele Ciandri
una produzione Carte Blanche ETS / Compagnia Della Fortezza, Fondazione Teatro della Toscana – Teatro Nazionale
con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, ACRI – Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa, Comune di Volterra, Ministero della Giustizia – Casa di Reclusione di Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Città del Teatro – Fondazione Sipario Toscana onlus
main sponsor Locatelli Saline di Volterra
media partner Vai Oltre, A.S.S.P., fattiditeatro, Funambulo Lab
in collaborazione con Teatro Persio Flacco – Volterra

durata: 1 ora

Visto a Volterra, Fortezza Medicea/Casa di Reclusione di Volterra, il 26 luglio 2025 

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